Brexit ha vinto, quali riflessi sull’IT?

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I possibili riflessi di Brexit sulle Tlc e sull’ecosistema IT. Nel breve termine il rischio speculativo, nel medio termine il sistema ha tutte le risorse per adattarsi all’uscita della Gran Bretagna. I provider sono più esposti, per l’effetto dell’ennesimo cambio dei regolamenti

La Gran Bretagna è fuori dall’UE, Brexit ha vinto. Il primo impulso sui riflessi di questa decisione, per quanto riguarda il mondo IT, verrebbe da dire sia semplicemente il fatto che non è stato possibile raggiungere il sito della Borsa (che intanto segna -10 percento), per un paio d’ore, questa mattina, con buona pace della fiducia per il cloud computing, per le tecnologie zero downtime, i sistemi scalabili, gli analytics e l’high performance computing.

In fondo Brexit non è nemmeno un evento eccezionale, potevano vincere i No o i Sì. Ci si poteva preparare e anche bene all’evento, da settimane. Comunque sia ha vinto la volontà di uscire… E di vendere. Tutti si attendevano il crollo di borse e valuta inglese e intanto, esattamente come accadeva agli albori di Internet, il sito della nostra Borsa è rimasto down, o nel migliore dei casi praticamente non navigabile.

Non vogliamo fermarci a questa banale considerazione, che da sola però potrebbe essere sufficiente a togliere una buona dose di fiducia agli ottimisti IT che lo sono sempre, e a tutti i costi.Quindi andiamo oltre.
Solo qualche giorno fa abbiamo considerato su TechWeek il parere delle aziende IT inglesi, in significativa parte favorevoli a rimanere nell’UE.

Oggi pensiamo che il risultato del voto sul breve termine sia del tutto neutrale nei riflessi sul mondo IT. Gli analisti concordano nel considerare come la decisione odierna abbia conseguenze quanto mai diluite, da qui a dieci anni, sull’ecosistema complessivo. Un data center in Gran Bretagna conterrà dati fuori dal territorio UE, vero (ma intanto i più importanti DC europei sono in Irlanda); probabilmente il voto Brexit si rifletterà sull’osmosi di competenze IT da un Paese UE a Londra, non più UE. Vero! E qui i cambiamenti – anche per l’impatto socio-economico – si vedranno già sul breve termine, soprattutto per i giovani, anche nei trattamenti salariali. Giovani che, tra l’altro, sembra abbiano votato nella maggior parte per rimanere nell’Unione. Sarebbe tuttavia sbagliato attribuire a questo voto un significato maggiore rispetto a quello che ha per quanto riguarda lo sviluppo delle tecnologie e il loro scambio.

Net Neutrality
Net Neutrality – L’aspetto delle regolamentazioni delle TLC è tra i più sensibili all’evento Brexit. Si potrebbero accumulare ritardi del passato, con dietro-front nel futuro sulle contrattazioni per ogni tipo di regolamentazione

Per questo i riflessi immediati su Borsa e valuta hanno un gran sapore di speculazione, Padoan – il nostro Ministro dell’Economia e delle Finanze – sostiene che l’uscita del Regno Unito avrà effetti limitati sull’economia reale italiana. Il rischio per il Paese oggi è valutato di circa 1,7 miliardi di euro, diluito in un periodo (circa 7 anni) in cui l’assestamento è comunque ampiamente alla portata di qualsiasi realtà, fino a tornare agli stessi rapporti possibili in modo omogeneo a quelli con Paesi che nell’UE non sono mai stati e tra l’altro con un Paese che non ha mai comunque accettato l’Euro. E’ nell’interesse di ambo le parti (Ue e Uk) continuare a far funzionare ciò che già funziona con il minimo della rinegoziazione possibile.

Tra le nostre società più esposte nel Regno Unito per fatturato ci sono, secondo FTSE MIB, Yoox, Leonardo e Prysmian, Eni è al decimo posto. Sappiamo tuttavia quante e di quali portata siano le relazioni per esempio in ambito telco, tra le realtà italiane e quelle anglosassoni. Si tratta pur sempre di relazioni negoziabili e ri-negoziabili nel tempo. Eppure sembra che proprio il divorzio, così a lungo dilazionato, sia per gli analisti motivo di incertezza e quindi per l’economia di borsa un’incognita e come tale con tutta la carica che serve per affossare le economie.

Telco, ICT e IT, tempo perso a rinegoziare i regolamenti

E’ risaputo come, se c’è una comunità davvero oramai del tutto globalizzata, è proprio quella IT, che vede nella capacità dei sistemi di dialogare tra loro un obiettivo da raggiungere a tutti i costi in ogni ambito tecnologico: Iot, analytics, cloud, intelligenza artificiale, devops, apps. Piuttosto torna la domanda sugli effetti negativi per l’IT dati dall’ennesimo ritorno alla revisione di regolamentazioni pensate tardivamente, entrate in vigore in parte o non ancora, e ora tutte da rinegoziare, come hanno messo in evidenza gli analisti di Strand Consult. In questi anni non si è riusciti a fare vincere l’idea Europa, nelle regolamentazioni, ma si sono piegati i regolamenti a un capannello di interessi sempre diversi. E ora se ne pagheranno di nuovo le conseguenze.

Per quanto riguarda le nostre personali riflessioni, se è vero che l’unione fa la forza, l’Europa che rimane, se restasse unita, dovrebbe essere più forte e assorbire meglio il colpo, rispetto al Paese membro che si separa, altrimenti davvero avrebbe un senso il voto Brexit. Allo stesso tempo ridurre ogni riflessione al computo in sterline, o in euro, è una visione che lascia il tempo che trova, annega gli ideali, riduce le identità a un mero computo economico, mentre le civiltà non sono solo denaro.

Brexit è proprio il risultato fallimentare di chi in tutti questi anni ha voluto ricondurre le politiche dell’Unione al salotto dei finanzieri, senza immaginare un interesse più alto e comune. I politici che in questi giorni arrivano più o meno a capire il messaggio sono però gli stessi che hanno avallato questa idea a seconda del risultato che dovevano raggiungere nel successivo Dpef. Da Prodi – cui non si può perdonare di avere lasciato che il cambio reale di chi va a fare la spesa diventasse in pochi mesi quello di 1000 lire per un euro e non quello stabilito a 1936, 27 lire – in poi. Con pochissime eccezioni.

Brexit per ora ha avuto in Italia un immediato effetto – in parte speculativo – sulla proiezione delle previsioni relative al Pil. Da +1,2 a 0,2-0,7 percento. La scelta più sbagliata sarebbe proprio assecondarle, ridimensionare gli sforzi compiuti per adeguare le infrastrutture TCL nel nostro Paese al passo degli altri, e quindi rinunciare alla possibilità di competere ad armi pari. Effetti indiretti, quindi, ma pericolosi. Se il Regno Unito cede alla tentazione di rinunciare alle sfide globali, a quale tipo di crescita rinuncia?
A quella dei profitti? Può essere, ma prima di tutto rinuncia a un’ideale con i relativi rischi di contagio. Pensiamo che il sistema del referendum adottato in GB sia stato e sia ancora fin troppo facilmente pilotabile come strumento di lotta politica interna, e che il risultato in UK sia stato ampiamente contaminato in questo senso, con riflessi di portata ben superiore al gioco che si voleva giocare. Sta proprio alle economie, sì anche a quella IT, andare oltre e perseguire altro tipo di politiche e di strategie. Ci sono tutti i presupposti per continuare a fare bene.

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