Accenture, l’innovazione dirompente va gestita

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Con il Disruption Index Accenture intende misurare e prevedere il cambiamento per permettere alle aziende di attrezzarsi per la trasformazione

Uno studio Accenture evidenzia come l’Innovazione non solo stia assumendo aspetti dirompenti ma stia cambiando interi settori industriali. Come è emerso anche in occasione del recente convegno IDC, un tratto saliente della trasformazione digitale è quello di un percorso senza termine, ma che deve comunque essere anticipato, ben individuato – tappa dopo tappa – e quindi compreso.

Lo studio Accenture analizza 3.600 aziende, con un fatturato annuo di almeno 100 milioni di dollari, in 82 Paesi, sulla base di due parametri: livello attuale e suscettibilità futura alla disruption. Emerge un primo dato importante e per certi aspetti confortante: il cambiamento è divenuto parte integrante della quotidianità delle imprese: il 63 percento affronta già ora livelli elevati di disruption e il 44 percento lo farà a breve.

Accenture Disruption – Dove siamo

Ecco quali sarebbero gli elementi chiave per individuare una “disruption”. Essi sono, la presenza e la penetrazione nel mercato di aziende che innovano, le performance finanziarie, l’efficienza operativa, la vocazione all’innovazione nelle società “tradizionali” e le relative strategie di sicurezza. Con l’indice si vorranno analizzare e capire i diversi settori industriali per permettere di individuare rischi e opportunità per elaborare la migliore strategia.

Accenture propone una modellizzazione su quattro livelli di disruption, e in questi livelli o stati ha collocato le aziende che appartengono complessivamente a 20 settori industriali diversi.

Il primo livello è quello della Durabilità. Vi si legge una disruption evidente, senza mettere a rischio la sopravvivenza dell’azienda; in questo ambito i player tradizionali godono ancora di vantaggi strutturali e ottengono risultati rilevanti. Appartiene a questo livello circa un quinto delle aziende intervistate.Esse tipicamente appartengono al settore della vendita e fornitura di parti in ambito automobilistico, a quello delle bevande alcoliche e al chimico. L’atteggiamento da assumere è reinventare le proprie attività tradizionali piuttosto che impegnarsi per preservarle. Ciò significa adottare provvedimenti per mantenere la leadership di costo all’interno del core business, per esempio rendendo le offerte non solo più economiche, ma anche migliori per i clienti.

Lo stato di Vulnerabilità vede un livello attuale di disruption moderato. Tuttavia in questo livello aziende ora dominanti sono sensibili alla disruption futura a causa di sfide strutturali di produttività rappresentate, per esempio, dall’elevato costo del lavoro. Anche in questo stadio vi è circa un quinto delle aziende, tra cui quelle operanti nel settore assicurativo, sanitario e dei discount. L’atteggiamento da assumere è rendere più produttive le proprie attività tradizionali e predisporsi a sfruttare le innovazioni future (proprie o dei concorrenti). Queste aziende per esempio dovrebbero ridurre la dipendenza dalle immobilizzazioni e monetizzare le risorse sottoutilizzate.

Terzo stato, quello della Volatilità. Qui la disruption è violenta e improvvisa. Vi fanno parte comparti industriali in cui quelli che un tempo erano punti di forza ora sono debolezze. Circa un quarto delle realtà rientra in questo stadio.

Sono le aziende che operano nel comparto della tecnologia di consumo, come pure in vari settori di servizi: quello bancario, della pubblicità e dei trasporti. In questo caso bisogna cambiare lo status quo in modo deciso, ma saggio. Le aziende tradizionali devo trasformare radicalmente il proprio core business e al contempo sperimentare nuove attività, facendo attenzione a trovare il giusto equilibrio: se infatti una svolta troppo repentina potrebbe rendere la situazione economicamente insostenibile, con un cambiamento troppo lento le aziende rischierebbero di diventare obsolete.

Quarto livello, quello della Vitalità. Qui la disruption è costante, significa che i fattori di vantaggio competitivo possono sempre cambiare. Appartiene a questo stadio circa il 37 percento delle aziende. Sono fornitori di software e piattaforme, telecomunicazioni, media e high-tech, nonché le case automobilistiche. Chi si trova in questo livello deve mantenersi in uno stato costante di innovazione. Deve aumentare la penetrazione di prodotti e servizi innovativi per i clienti esistenti e espandersi aggredendo mercati adiacenti o ancora inesplorati, forti di un core business rivitalizzato e basato sull’innovazione.
Massimo Morielli, Managing Director, responsabile di Accenture Digital in Italia,  spiega cosa fare: “Alle aziende non resta che capire dove si colloca la propria azienda nel panorama della disruption e calcolare a quale ritmo è probabile che avvenga il cambiamento. Quanto più sarà chiara la consapevolezza dei mutamenti, tanto meglio riusciranno a prevedere e individuare le opportunità, creare valore a partire dall’innovazione e in ultima analisi, orientarsi verso il nuovo”