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HPE 2017, la tecnologia supera la tradizione per abbracciare il futuro

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Il percorso di HPE nel 2017. Stefano Venturi (Ceo di HPE Italia) e Mauro Colombo (CTO HPE Italia) delineano strategia e tattica della “technology company” che mette l’innovazione al centro per abilitare i dati a generare business

Incontriamo Stefano Venturi, CEO di HPE Italia e VP Hewlett Packard Enterprise, per fare il bilancio di un anno HPE, quasi a ripercorrere alcuni step chiave del 2017, che ha visto anche le dimissioni del Ceo Meg Whitman, ma anche per evidenziare importanti annunci tecnologici e di partnership, e il continuo sforzo di focalizzazione sul futuro, come viene letto dal vendor. Accompagna Venturi in questo percorso Mauro Colombo, CTO HPE Italia, a marcare ulteriormente il ritorno di HPE al ruolo di “technology company”.

HPE 2017, la strategia

La focalizzazione sul dato, la sua valorizzazione, è il tassello trasversale che da un lato caratterizza e dall’altro accomuna la proposta HPE a quella dei vendor competitor. HPE agisce per aiutare i clienti a “raccogliere” il dato, attraverso l’approccio Intelligent Edge, quindi dalla periferia, in modo sicuro, economicamente sostenibile, perché l’infinito numero dei punti di raccolta non permetterà più metodi di aggregazione tradizionali.
Venturi: “Sì, per fare raccolta di dati in modo intelligente, oggi è fondamentale mettere intelligenza in periferia” sia per la pre-elaborazione, sia per la sicurezza. Solo così il dato portato al centro ed elaborato in modo efficiente potrà essere lavorato. La mole, la quantità di informazioni resta sempre importante e per questo si dovrà agire in modo non tradizionale, “non bastano i supercomputer muscolari” prosegue Venturi “devono essere potenti e intelligenti”.

Da qui il progetto pluriennale The Machine, che vede HPE portare la memoria al centro con tutti i dati (invece della Cpu), stravolgendo l’architettura tradizionale dei grandi server, con le Cpu come periferiche che li elaborano. Un approccio virtuoso proprio quando il problema è l’aggregazione di dati complessi. 

Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia
Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia

Lo scenario entro cui si innesta ogni proposta è per HPE quello dell’Hybrid IT, un credo sostenuto con forza, anche di fronte alle sirene del puro Cloud Pubblico. Venturi: “Siamo stati gli unici a difendere l’ideale del cloud ibrido come più aderente ai bisogni reali delle aziende, ora captiamo dai clienti  il bisogno di lavorare con diverse tipologie di cloud e più provider”. Ecco quindi che HPE con GreenLake ha evoluto l’idea di Flexible Capacity esaltando il concetto dell’infrastruttura stessa pagata a consumo.

HPE installa quindi tutta la capacità di calcolo (anche per i momenti di picco) presso i clienti, ma facendo pagare solo quanto è realmente consumato. Per poterlo fare in modo adeguato bisogna disporre degli strumenti software di controllo- non ultimo l’annuncio di HPE OneSphere – per la gestione delle piattaforme ibride. Una proposta molto gradita soprattutto dalle realtà Manufacturing 4.0 che sentono forte il bisogno di elaborare il dato “vicino a dove viene generato”.  Si andrà sempre di più quindi verso un modello IT leggero e sofisticato per fare tutto in modo facile.

HPE ha deciso di tenere a sé le parti essenziali dei propri servizi mirando ad aiutare i clienti, in collaborazione sempre con i partner – spiega Venturi – per “migrare dal mondo tradizionale al mondo appena descritto in cui cambieranno sempre di più proprio le architetture di computing. Non solo è complesso articolare tecnologicamente questo nuovo mondo, ma è molto complesso anche trasformare e mettere a terra queste soluzioni” .

Quindi una strategia di servizi “diretti” solo nella parte proprio più vicina alla tecnologia. I partner infatti restano assolutamente al centro, e lo sforzo è indirizzato verso quelli a valore aggiunto, fino ai partner di ecosistema (system integrator maggiori) e alle aziende industriali (per esempio ABB).   

HPE 2017, la tattica

Meg Whitman dal primo febbraio non sarà più Ceo aziendale, arriva Antonio Neri, non solo il nome italiano (anche se nato in Argentina), tanti anni in Hewlett Packard, il primo CEO dopo venti anni che è cresciuto in azienda e viene dalla tecnologia e quindi la novità per l’azienda di avere un CEO proiettato su un’azienda che “fa veramente innovazione tecnologica e crea”, afferma orgoglioso Venturi. E’ creazione di HPE 2017 il fingerprint sul firmware. 

La nuova tecnologia e gli annunci di HPE Discover 2017 sono ripercorsi da Colombo, che presenta quindi anche gli strumenti con cui il vendor concretizzerà le scelte strategiche. Li ripercorriamo.

Intelligent Edge

Il 70 percento dei dati viene generato sul “bordo”, dai sensori e dagli essere umani. Nel 2020 si parlerà di Brontobyte, una quantità enorme. Dati che non possono essere portati al centro per l’elaborazione, nemmeno in uno scenario 5G. Intelligent Edge è legato a filo doppio all’acquisizione di Aruba Networks (due anni fa), leader in ambito wired e wireless, che ha portato un’estensione dell’offerta mobile engagement e digital workplace e un offering più ampio in ambito Iot.

Sicurezza

La sicurezza è trasversale e non accessoria, riguarda l’Edge, il Core e il Cloud. Enfasi quindi sulle soluzioni ProLiant Gen 10 (ottobre 2017) con i processori Intel Skylake, la firmware security e la sicurezza sul BIOS. Ma anche la sicurezza di accesso. Il prodotto tradizionale ClearPass (controllo degli accessi a livello di identità ma anche temporale e locale) è stato potenziato con la componente di AI e machine learning, e sei mesi fa con l’acquisizione di Niara HPE ha generato Introspect con capacità di analisi dei comportamenti sulla rete e possibilità di lavorare con i sensori.

Mauro Colombo - CTO HPE Italia
Mauro Colombo – CTO HPE Italia

HPC

 La capacità computazionale per elaborare i dati è essenziale. Tre gli annunci in questo ambito. Il primo riguarda il completamento dell’acquisizione di SGI che stende la leadership HPE nell’ambito dell’High Performance Computing. Il secondo riguarda SuperDome Flex, che introduce la prima (al momento unica) macchina X86 in grado di scalare fino a 48 TB (con otto moduli da 6 TB). Il terzo annuncio riguarda il progetto The Machine, volto a rivoluzionare le architetture di ingegnerizzazione dei server. Si è accesa la prima board, ora HPE è in beta program con un progetto di ricerca spaziale, uno di ricerca sull’Alzheimer e altri in corso. The Machine è l’avanposto della ricerca HPE i cui frutti sono portati poi sulla produzione di serie, per esempio arriverà la fotonica all’interno dei Synergy. 

Intelligenza Artificiale 

Sposa tutta la filiera, dall’edge al core. HPE vuole realizzare un datacenter autonomo in grado di autoripararsi ed autoadattarsi alle situazioni. Ci riuscirà grazie all’acquisizione di Nimble, avvenuta nel corso dell’anno. Il valore del software HPE Infosyte abilita la predictive maintanance e la capacità di adattarsi alle diverse esigenze applicative tramite la sensoristica. Gli apparati Nimble distribuiti mandano informazioni a un centro di raccolta, e Infosyte analizza i dati e permette di prevedere eventuali fault. I failure classici risolti generalmente dal supporto di primo e secondo livello vengono scalati direttamente al terzo livello consentendo ai clienti quindi di risolvere a un livello di competenza più elevato i problemi.

SD MultiCloud

Il credo Hybrid IT passa da uno scenario multi cloud. Il più importante annuncio di HPE in questo ambito è OneSphere. Si tratta di un software che permette il monitoraggio tramite dashboard e quindi di capire “dove è il proprio IT” (on premise, public cloud), è anche una piattaforma di provisioning multicloud in grado di presentare un catalogo dinamico dell’offerta di public cloud (Amazon, AzureStack…), OneSphere inoltre permette il controllo finanziario sulla spesa delle risorse su cloud pubblico. Funzionalità abilitata dall’acquisizione di Cloud Cruiser integrato nel prodotto.

Tecnologie Ecosystem e Partnership

Se si vogliono realizzare soluzioni messe a terra è necessario integrare soluzioni di altri vendor. L’innovazione è uno sport di squadra. Ecco quindi la declinazione tramite Global Technology Partner (Microsoft con AzureStack e SAP con Hana, tra gli altri) che arrivano da Corporate. HPE nell’ultimo anno e mezzo ha avviato la sua business unite che si occupa di Venture Capital e si chiama PathFinder. Investe capitale sulle startup promettenti, dopo il primo step di avvio del progetto delle startup. PathFinder entra a metà percorso della startup, con un fee di ingresso più alto, ma meno rischio. 

Le partnership locali, di territorio, non sono invece declinate a livello Corporate ma per Paese, qui si inserisce la tematica degli InnoLab per portare innovazione vicino al cliente finale.

E infine la partnership con ABB, sulla scorta di un’alleanza di lungo termine, con ABB OEM di Hp/HPE dal 1989. L’obiettivo ora è fare da ponte il più possibile tra le soluzioni OT e IT. L’edge sarà il punto di contatto tra HPE e ABB, per portare soluzioni congiunte ai clienti lavorando con ricerca e sviluppo unificate e con un programma di finanziamento per i clienti che vogliono introdurre tecnologie comuni. 

I servizi, Pointnext

Due gli annunci più importanti. Il primo relativo a Flex Consumption, Public Consumption Model. Per prima HPE ha lanciato i Flexible Capacity Services, oltre il meccanismo di locazione finanziaria. Il concetto presente sul mercato IT dagli anni ’80 è stato superato. Il meccanismo finanziario ora è stato adattato alle nuove esigenze dei clienti che vogliono il public cloud on premise, la stessa flessibilità, e la sicurezza on premise.

Con HPE GreenLake si standardizza un’offerta Flexible capacity, non solo quindi un vestito cucito su misura che richiede più tempo per essere reso disponibile, ma soluzioni pacchettizzate su quattro blocchi –  Big Data Hadoop, DB machine, Backup as a service e Compute. Arriveranno due nuove package per Microsoft AzureStack e Docker. I servizi PointNext, riguardo invece la Capabilities, sono suddivisi in tre macroaree: Advisor e Transformation Services (aiutano a definire il percorso, Professional Services (implementazione) e Operational Services (mantenimento dell’efficienza dell’ambiente).