Red Hat Gluster Storage 3.2, l’evoluzione Software Defined Storage

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Nell’ambito della trasformazione SDS, Red Hat Gluster Storage 3.2 migliora l’integrazione con OpenShift Container Platform

Red Hat Gluster Storage 3.2 è l’ultima versione della soluzione Software Defined Storage, open, di Red Hat. I suoi punti di forza sono già riconosciuti per esempio relativamente alla flessibilità di implementazione su macchine virtuali, container e public cloud rispetto alle tradizionali appliance storage monolitiche.

Le note più importanti dell’aggiornamento riguardano due ambiti principali: (a) l’integrazione con Red Hat openShift Container Platform, nella parte più critica che è quella che riguarda i registri – il cuore della piattaforma container – strategica per le applicazioni che vi risiedono, e (b) la possibilità di indirizzare in modo migliore le sfide in ambito NAS con i file di pochi Megabyte sulle operazioni intensive di scaling dei metadata.
Il primo vantaggio è una maggiore integrità dei dati, a un costo contenuto con un miglioramento delle attività metadata-intensive fino a 8 volte (secondo dati interni). 

Red Hat Gluster Storage 3.2
Red Hat Gluster Storage

Più nel dettaglio la versione 3.2 aggiunge supporto nativo per gli avanzati servizi storage come la geo-replica, e la cifratura al volo per le applicazioni implementate nei container. I miglioramenti sono integrati nell’immagine docker container disponibile con l’ultima release del prodotto e permette di arrivare a triplicare i volumi persistenti per ogni cluster.

Ne consegue un minore impatto hardware tramite arbiter volume, così che senza rinunciare all’integrità dei dati sia comunque sia possibile la riduzione dei costi infrastrutturali. Se si registra un disallineamento dei dati i volumi sono in grado di risolvere i conflitti tra i nodi senza bisogno di confronto con una terza copia.

E quindi chi utilizza i NAS per il backup o il ripristino può godere dell’integrità dei dati tipica di una replica a tre vie ma senza i relativi costi hardware on premise o nei datacenter.  Un altro vantaggio è relativo all’auto-riparazione rapida nei casi di volumi erasure coded, con un impegno di risorse minore in minor tempo per esempio per chi ha utilizzato Red Hat Gluster Storage con Red Hat Virtualization e quindi dispone di archivi di macchine virtuali.

 
Gluster Storage 3.2 prevede anche nuove capacità di monitoring abilitate tramite notifiche native e asincrone che facilitano la gestione giorno per giorno dello storage, oltre alla possibilità di estensione degli strumenti di monitoring tramite framework open source Nagios.