Red Hat Storage, una proposta su misura per le strategie ibride enterprise

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Red Hat indirizza le esigenze storage software defined enterprise in tutti gli scenari (File System, Blocchi, Oggetti). Con Alberto Fidanza, Storage Sales Leader Red Hat, fotografiamo l’offerta a seconda delle specifiche esigenze

Quando si parla di storage si immaginano facilmente dischi e ferro, da gestire con il software sì, ma sostanzialmente la “materia” – memorie e appliance – hanno sempre contato di più. Non è più così, anzi per Red Hat non è affatto così tanto che oggi l’azienda può assolutamente qualificarsi come protagonista anche nello storage, e proprio nelle aree più innovative, pur senza vendere nemmeno un disco.

Ne parliamo con Alberto Fidanza, Storage Sales Leader per Red Hat Italia (ma non solo), con cui fotografiamo il core della proposta di Red Hat per quanto riguarda la strategia Containers, cloud e…Dintorni.

Alberto Fidanza Storage Sales Leader per Red Hat Italia
Alberto Fidanza Storage Sales Leader per Red Hat Italia

Intanto quando si parla di storage si parla di una fetta di mercato che vale oltre 18 miliardi di dollari rispetto ai 71 mld che rappresentano la spesa IT complessiva globale. Ed è questa la voce che pesa di più appena dietro quella che riguarda i sistemi operativi. Possiamo però entrare ancora di più nel dettaglio.

Fidanza infatti ha raccolto i dati più rilevanti dalle diverse fonti analitiche. Essi raccontano – a parte la crescita esponenziale delle informazioni da gestire anno su anno –  che entro il 2020 il prezzo degli array Solid State dovrebbe scendere fino al 60 percento per Terabyte, con gli HDD in via di estinzione, e soprattutto racconta che già nel 2021 lo storage installato che risponde a logiche Software Defined sarà intorno al 30 percento rispetto al totale (oggi siamo appena al 10 percento), mentre assisteremo a un significativo consolidamento dei vendor.

Nel cloud ibrido lo storage è il tallone d’Achille

La direzione è marcata quindi, ma emerge un ulteriore elemento interessante. Al momento non tutti riescono a valutare quanto lo storage possa rappresentare l’anello debole della catena in una strategia hybrid cloud.

Un conto è avere tutto lo storage presso un provider di cloud pubblico, un altro conto gestirlo disseminato tra più provider e dover movimentare dati, con il 62 percento dei workload che operano in cloud e il 92 percento dei dati generati appena negli ultimi due anni.

Al di là del trend hardware che vede viaggiare lo storage deciso verso il flash, Red Hat si posiziona però con un’offerta diversa a seconda di dove, come, in quale contesto sono gestite le informazioni. Quindi hyperconverged systems, analytics, software defined, IoT, sono ambiti in cui la strategia classica basata sui file system non può soddisfare in modo esclusivo, e in cui bisogna saper proporre sempre soluzioni ‘aperte’ (l’apertura resta il mantra del Cappello Rosso), per gli scenari di storage a blocchi e oggetti, e le architetture a container.

Red Hat in questo scenario (File Systems distribuiti e storage ad oggetti) nel quadrante Gartner si posiziona appena sotto Dell EMC.

Red Hat, in un approccio software defined, vede naturalmente del tutto scorporata la parte hardware (che non ha) dalla parte software, e per questo la seconda è del tutto adattabile a qualsiasi soluzione di scelta eterogenea rispetto alla prima, annullando qualsiasi rischio di vendor lock-in.

Red Hat - Il portafoglio
Red Hat – Il portafoglio

Infatti le soluzioni Red Hat richiedono semplicemente un’infrastruttura x86 standard. In una rapida comparazione si tratta quindi di poter beneficiare di hardware a scaffale (non proprietario) e un’architettura scale out, quindi facilissima scalabilità o aumentando la potenza elaborativa dei server, o aumentando la capacità dello storage.

Red Hat caso per caso stima il valore iniziale della proposta sulla base dell’esistente presso il cliente, per un basso costo in entrata, con le capacità crescenti che costeranno meno una volta che si imposta il corretto accordo quadro lato hardware.E proprio così sarà possibile anche valutare facilmente i vantaggi di una strategia NAS rispetto a quella SDS.

In casa Red Hat, Ceph è la parte di “intelligenza software” per la parte ad oggetti, mentre Gluster è quella per la parte di file sharing. Vediamo quindi, ambito per ambito, i vantaggi della proposta tenendo presente proprio come sia proprio lo storage la parte integrante e critica di una visione ibrida, con i clienti che possono ben percepire quanto l’interconnessione dei container con lo storage rappresenti per loro una sinergia virtuosa.

Red Hat, cinque modelli per indirizzare le esigenze storage enterprise

I clienti con la scelta di una soluzione containerizzata ricevono da Red Hat la fornitura dello storage software defined con i relativi vantaggi ridondati.

Una scelta Red Hat Paas, identificata con OpenShift, con dall’altra parte il private cloud di OpenStack (Iaas), e al livello sottostante la proposta storage di Red Hat ovviamente potrà produrre il maggiore dei benefici, ma non è vincolante agganciare lo storage RedHat a Paas o private cloud Red Hat. Appena più avanti analizzeremo nel dettaglio le diverse proposte (vedi i casi a,b,c,d,e)

Il portafoglio storage di Red Hat gestisce qualsiasi tipologia di approccio (File, Blocchi, Oggetti) abbiamo detto, per questo non si incontra il cliente piazzando appliance, piuttosto comprendendo le applicazioni utilizzate, il linguaggio e quindi studiando con esso quale sia la proposta Software Defined più adeguata.

In una visione più granulare (a), una volta identificata Openshift come la soluzione per containerizzare le applicazioni Openshift Container Storage sarà la proposta per applicazioni persistenti, del tutto integrata, in grado di muoversi in sinergia con le versioni Openshift e quindi seguirne gli update in parallelo ma con un unico punto di interlocuzione per la richiesta di risorse, un aspetto assolutamente gradito per esempio dagli sviluppatori quando hanno bisogno di maggiori risorse per un’applicazione.

In uno scenario di Private Cloud (b) le aziende che hanno adottato OpenStack come soluzione di NFV (Network Function Virtualization) beneficiano dello storage Red Hat integrato. La cosa piace. L’adozione di OpenStack con Ceph infatti è sposata nel 65 percento dei casi (enterprise), e il primo competitor ha appena il 12 percento (sono dati neutri della Virtual OpenStack Organization).

Si apprezzano soprattutto le doti di scalabilità: gestire richieste superiori ai PB con una semplice appliance sarebbe praticamente impossibile, e Ceph come soluzione di storage backend in questi casi diventa praticamente imprescindibile, soprattutto quando il costo è una variabile di particolare peso.

In uno scenario data lake (c) la proposta Red Hat è Shared Ceph Data Lake. E’ nata su particolare sollecitazione dei clienti. Mentre fino a pochi anni fa parlare di data lake significava parlare esclusivamente di Hadoop, oggi si sta variegando lo scenario di soluzioni, tra chi per esempio fa data ingestion (video), chi offre soluzioni di machine learning, etc.etc.

Ogni dipartimento in questi scenari ha creato il proprio data lake, e con la loro proliferazione è aumentata la quantità di dati da gestire. Tra chi ha scelto di creare un unico grande cluster e chi ha preferito spezzettarli con dati ridondati, si è inserita Red Hat con la sua soluzione di condivisione dati appunto Shared Data Lake, in Italia in verità ancora non percepita.

Arriviamo agli ultimi due scenari quello iperconvergente  (d) e il modello di storage per il repository dei media (e). Red Hat in questi casi indirizza i bisogni con lo stack completo di virtualizzazione Red Hat Enterprise Virtualization e la soluzione di file sharing Gluster, una piattaforma di storage software-defined per file, in grado di gestire attività con richieste elevate in termini di capacità come il backup e l’archiviazione ma anche i task ad alte prestazioni come l’analisi e la virtualizzazione, ideale per un’architettura a container.

I clienti Red Hat Storage oggi in Italia sono oltre cinquanta.Vi fanno parte praticamente tutte le telco nostrane, le prime due energy company, i primi cinque istituti finanziari e la nostra Pubblica Amministrazione centrale (ministero). Un indizio che svela un trend che possiamo considerare assolutamente di apertura: il 2018 ha visto in casa Red Hat di una viva attenzione per i progetti di object storage mentre il comparto storage complessivo in Italia è cresciuto a tre cifre.

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