Red Hat definisce lo storage per un cloud computing ibrido e aperto

Data storage

Gerald Sternagl , Business Unit Storage di Red Hat , ha tenuto a battesimo l’inizio delle attività italiane della società per una piattaforma storage software-defined

Gerald Sternagl , responsabile Emea della Business Unit Storage di Red Hat , ha tenuto a battesimo l’inizio delle attività italiane della società sulla piattaforma storage che è alla base insieme con la distribuzione Linux e con l’ampliato middleware di Jboss della sua offerta alle imprese . Come ha ammesso al termine di una appassionata difesa delle scelte di cloud ibrido e aperto di Red Hat ,” Siamo relativamente nuovi nello storage. Siamo partiti nel 2012. Ora per il periodo 2013-2014 abbiamo una piattaforma adattata ai requisiti voluti dai nostri clienti. Siamo partiti dai paesi tier 1 per poi scendere anche vero mercati come l’Italia . E stiamo partendo da scelte che hanno al centro la crescita di un ecosistema”.

Le prospettive sono buone anche per “ l’imminente arrivo di nuovi server da parte di HP, Dell e SuperMicro che saranno più adatti a supportare la roadmap di crescita da noi stabilita per lo storage di Red Hat”. Come conferma anche Gianni Anguilletti, country manager Italia della società, “ stiamo lavorando anche nel nostro paese con aziende che hanno necessità di affiancare a storage di tipo mission critical orientato in modo specifico alle transazioni, altre attività basate sulla gestione di dati non strutturati”. Infatti la roadmap di sviluppo del software defined storage di Red Hat che si alimenta dalla comunità attorno a guster.org, piattaforma che Red Hat ha acquisito per lo sviluppo , prevede un panorama di convergenza tra applicazioni e storage in linea con i trend più moderni riguardanti i big data, gli analytics, i data base distribuiti e il load balancing: “ E gli sviluppi saranno verso i dati non strutturati e non quelli transazionali su database classico”.

Anche in quest’area il core della strategia sarà sempre il kernel di RHEL utilizzato in questo segmento soprattutto per il controllo delle risorse. Anche alle origini di Red Hat Storage sta l’innovazione community driven tipica della società. Per Sternagl il problema del momento vissuto dallo storage aziendale è ancora la suddivisione in silo che porta a costi accresciuti e a complessità di gestione. E in più non aiuta la clientela una situazione in cui gli altri vendor da un lato difendono le soluzioni prioritarie e dall’altro non pensano all’interoperabilità. Ma c’è di più lo storage non riesce a reggere il passo con i nuovi workload come i big data, il cloud computing e la mobilità con relativi problemi riguardanti i livelli di servizio. Con i dati in crescita tumultuosa e anche se i costi dell’hardware sono in riduzione, i minori costi dell’hardware non sono in grado di bilanciare questa crescita dei dati e la loro gestione: “ Red Hat Storage è una piattaforma per data center definita da software con attributi aperti : accesso con ogni protocollo, scalabilità , applicabilità su risorse fisiche, virtuali o cloud. Strati come Hadoop o OpenStack sono la chiave per la sua estensione. In particolare OpenStack porta con sé un approccio di convergenza tra storage e rete”.

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Autore: Silicon
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