Realtà aumentata e AI, il risultato cambia da BtoC a BtoB

Giornalista professionista dal 2000. Da 15 anni, Stefano si occupa di giornalismo Ict maturando competenze anche nel consumer electronics. Stefano ha iniziato la sua esperienza giornalistica nel 1996 presso la redazione economica di ItaliaOggi.

L’Intelligenza artificiale e la realtà aumentata tra potenzialità e criticità. In un convegno organizzato da The Ruling Companies association si è dibattuto su vantaggi e svantaggi e grado di penetrazione a livello di business

La Realtà aumentata, ha scritto di recente Michael Porter, si sta avviando a rappresentare la nuova interfaccia tra l’uomo e la macchina. Nel pieno della rivoluzione digitale, con la progressiva introduzione di strumenti ampiamente dotati di Intelligenza Artificiale, diventano sempre più utili i dispositivi in grado di aiutare a rendere migliore e più efficiente l’utilizzo delle enormi quantità di dati disponibili per tutte le applicazioni cui sono destinati.

Pur essendo ancora in fase iniziale, la Realtà aumentata è destinata a entrare rapidamente nelle nostre abitudini sia personali sia lavorative: secondo le stime, già nel 2020 si spenderanno 60 miliardi per queste nuove tecnologie.

L’impatto sarà rilevante tanto nel mondo consumer quanto nel mondo aziendale e già sono disponibili sul mercato dispositivi facili da usare e di grande potenza che modificheranno il nostro modo personale di imparare e decidere, trasformando la nostra interazione fisico-digitale; ma anche l’approccio delle imprese al servizio ai clienti, alla formazione dei dipendenti, alla progettazione e creazione di prodotti e alla gestione della catena del valore (in una parola, alla competizione).

Intelligenza artificiale e realtà aumentata
Intelligenza artificiale e realtà aumentata

Ugo Caratti, amministratore delegato di Bosch Rexroth, intervenuto di recente a un convegno organizzato da The Ruling Companies association proprio sul tema in esame, ha spiegato come si sia ancora in una fase di ‘collezione’ di casi. In particolare, Caratti ha citato tra casi che possono calzar su quello che sta succedendo ora parlando di realtà aumentata. In primo luogo device mobili o smart glasses che vedono elementi aggiunti alla realtà che ci circonda, e si può citare l’uso degli smart glasses come controllo di qualità in una fabbrica. “Qualora si verificassero situazioni di non conformità sulla lente degli occhiali partono le istruzioni specifiche per interrompere una produzione intervenire in tempo reale senza che questa situazione possa inceppare il prodotto finito”, spiega Caratti. Ma si può pensare anche a un uso sulle centrali di potenza oleodinamiche.

“Con questo tipo di strumenti in realtà aumentata è possibile mostrare, per esempio ai visitatori di una fiera, cosa succede all’interno di questi enormi complessi oggetti. Terzo esempio è l’ausilio ai tecnici che devono intervenire sul territorio presso i clienti . Con questi oggetti in realtà aumenta sono in grado di identificare velocemente il prodotto da riparare e avere le istruzioni sul da farsi direttamente sulla lente”. Caratti è ottimista, sebbene si sia ancora solo all’inizio per quanto riguarda la realtà aumentata e, in particolare per gli strumenti fisici che compongono la stessa. “Non manca nulla dal punto di vista fisico per far funzionare la realtà aumentata: gli strumenti hardware ci sono, il software per far funzionare questi strumenti c’è, i modelli tridimensionali in gran parte ci sono. Il vero collo di bottiglia – spiega – è solo di natura organizzativa. La risorsa scarsa sono i giovani tecnici che sappiano trasformare gli strumenti che si trovano in commercio e i leader che sappiano fare pressione verso chi di dovere affinchè ci si inizi a confrontare su questi temi. Un aspetto da valutare, quando parliamo di realtà aumentata, è la distinzione tra BtoC e BtoB. Nel caso BtoC è evidente a ttuti che leggere le istruzioni sul percorso in auto su una cartina geografica o su un visore 2D o proiettate sul parabrezza dell’auto fanno la differenza. Ed è evidente come sul consumer ci sia facilità nel comprendere gli utilizzi di realtà aumentata. Ma sul lato BtoB la vicenda non è banale perché dobbiamo considerare il punto della filiera in cui ci si trova”.

Passando a capire e analizzare l’intelligenza artificiale e i suoi risvolti sul mercato, ci viene in aiuto un servizio della rivista Internazionale, a cura di Michael Brooks, New Scientist, che apre un dibattito adducendo che l’idea di Alan Turing di machine che imitano il funzionamento del cervello umano e agiscono come noi, non ha più niente a che fare con l’idea moderna di intelligenza artificiale perché la vera intelligenza artificiale è costituita da programmi che girano in computer “racchiusi in grandi scatole di metallo”.

E ancora “Allo stato attuale l’intelligenza artificiale è essenzialmente un sistema di apprendimento automatico basato sui dati statistici”, sostiene Ross Anderson dell’Università di Cambridge. Questo tipo di intelligenza artificiale elabora le informazioni disponibili cercando di individuare al loro interno schemi regolari e ne valuta la rilevanza per gli obiettivi stabiliti dal suo creatore. E’ corretto parlare di apprendimento automatico per indicare quello che fa l’intelligenza artificiale? Sembrerebbe sbagliato. Gli algoritmi apprendono modificando la loro normale elaborazione dei dati in modo da ottenere i risultati migliori per il loro obiettivo.

Anche in questo ambito, Caratti è categorico nel delineare i due segmenti BtoC e BtoB. “Mentre è sotto gli occhi di tutti l’esperienza consumer, basti pensare all’esperienza su Amazon o su Facebook, l’idea di immaginare l’intelligenza artificiale in ambito BtoB è molto meno banale. Sia il senso dell’uso di applicazioni di Intelligenza artificiale sia la disponibilità di strumenti non è scontata. In questo caso, alla base dell’Intelligenza artificiale c’è la disponibilità dei dati forniti dalla clientela. Il cliente ha dato i dati ai fini della conclusione dell’accordo, ma non è così scontato che il cliente dia i dati al fornitore perché ne è geloso e perché i dati sono monetizzabili. Insomma – spiega Caratti – l’intelligenza artificiale non è poi così completamente intelligente”. Secondo Brooks, gli esseri umani hanno un’intelligenza generale possono applicare le nozioni e le competenze apprese a molte situazioni e in diversi ambienti.