Infinidat, l’israeliana dello storage che arriva al break even in Italia

Data storageStorage

Nel terzo trimestre dello scorso anno Infinidat ha iniziato a essere profittevole con il raggiungimento del break even in Italia

Infinidat, azienda attiva nelle soluzioni di enterprise data storage, ha trovato anche in Italia un mercato interessante e, nel 2015, grazie a un venture capital che ha investito su di lei, ha permesso alla società di iniziare un grosso processo di internazionalizzazione.

Infinidat coniuga la gestione dello storage, riducendone la complessità; non produce hardware ma seleziona la tecnologia sul mercto, commodity anche a basso costo e realizza performance alla flash. Daniela Miranda, Regional sales director South Europe, prima matricola dell’azienda, ha spiegato la storia di Infinidat, l’azienda israeliana fondata nel 2009 da Moshe Yanai, personaggio di spicco in ambito storage. “L’azienda ha due headquarters uno a Tel Aviv e Boston con grossi centri di sviluppo. Il software è al centro – spiega Miranda – tranne che per una minima quantità hardware per creare i rack da vendere. E’ uno storage con sette nodi di affidabilità per una tecnologia pensata con logica israeliana: storage pensato, sistemato in bunker e gestito da remoto con performance molto alte”. In Italia l’azienda ha potenziato gli investimenti e raddoppiando il numero di risorse, arricchendo il team con nuove figure europee focalizzate sul sud Europa.

Riccardo Facciotti, Tech Sales Director South Europe e Daniela Miranda, ‎Regional Sales Director South Europe Infinidat
Riccardo Facciotti, Tech Sales Director South Europe e Daniela Miranda, ‎Regional Sales Director South Europe Infinidat

“In occasione dell’ultimo kick off, l’Italia è stata premiata come paese a più veloce crescita del 2016”, commenta Miranda con una nota. “Prima dovevamo convincere i partner a lavorare con noi, oggi veniamo chiamati dai principali reseller storage e Clienti Medium & Enterprise per conoscere meglio l’innovatività delle nostre soluzioni e le ragioni per cui i clienti sono così entusiasti. La nostra crescita si attesta su tassi pari al 300% trimestre su trimestre”.
“La vision dell’azienda è quella di sviluppare una piattaforma storage high end di prossima generazione, il cui cuore tecnologico è uno strato software-defined che assicura scalabilità e ottimizzazione di architetture NAS, SAN iSCSI e Openstack integrate in un unico box – a breve anche oggetti. Stiamo attaccando con grande soddisfazione anche i clienti AS/400 e le grosse installazioni mainframe”, continua Miranda. “Il nostro target primario sono le aziende che hanno un’esigenza di storage superiore ai 100/150 Terabyte, oggi non più appannaggio solo di grandi realtà, ma determinata sempre più dalla tipologia di business, supportato da processi di consolidamento di dati e workload differenti in un unico box”.
Le prestazioni del nostro sistema InfiniBox lo rendono ideale per diversi ambiti, dal supporto di architetture applicative di tipo enterprise (Sap, Oracle Erp, Exchange, ecc.) e ambienti virtuali fino ai progetti di Big Data Analytics, OpenStack e backup”, conclude Miranda.

Al momento tre server Dell che garantiscono l’assenza di point of failure: qualora ci fosse un intoppo, immediatamente tutti gli altri si mettono in movimento per garantire lo stesso livello di funzionamento. Ogni server ha otto ‘cassettoni’ di dischi ed è proprio su questi che si concentra l’attenzione per evitare rotture. “Ogni server indirizza l’attività su 480 dischi gestiti contemporaneamente. Tra i principali clienti ci sono service provider, telco, banche, retail, utilities. Il cliente non è obbligato ad acquistare subito quello che gli serve”, dice Miranda. “Abbiamo un distributore europeo, Avnet e stiamo cercando di trovare nuovi partner storage, che siano smart su tecnologie innovative, che capiscano di innovazione e sappiano mettersi in gioco. Le nostre macchine sono pensate per i grandi e i medi clienti”.

Nel terzo trimestre dello scorso anno la società ha iniziato a profittare con il raggiungimento del break even. “Abbiamo assunto un responsabile del canale europeo, che è italiano e avrà sede in Italia”, afferma Miranda, che svela qualche dettaglio sulle trattative con un cliente. “Per poter vendere la nostra tecnologia abbiamo inizialmente parlato con il cfo dell’azienda e non con il direttore informatico; così è andata con Cedacri”, spiega Miranda e Riccardo Facciotti, Tech sales director south Europe.

Partecipate alla nostra inchiesta: Sicurezza IT, come difendersi?


… per rispondere alle altre tre domande, clicca qui…
 

Read also :
Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore