Dell Technologies Forum: generazioni a confronto accomunate dalla sostenibilità

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Dell Technologies Forum 2018 – Marco Fanizzi e Filippo Ligresti, Vice President & General Manager di Dell EMC Italia, si sono confrontati sul tema della sostenibilità e dato una chiave di evoluzione dell’economia sui punti strategici del momento

Dell Technologies Forum 2018 ha portato a Milano sia un concetto di sostenibilità sia di responsabilità sociale verso ciò che ci circonda e verso le generazioni più giovani. L’evento, che si è svolto a Milano nei giorni scorsi, ha messo a confronto due generazioni: i due Vice President & General Manager di Dell EMC Italia, Marco Fanizzi (Enterprise Sales) e Filippo Ligresti (Commercial Sales) e due neoassunti in casa Dell EMC Italia che si sono confrontati proprio su questi temi e su come si possa rendere reale la trasformazione digitale nelle aziende. Se da un lato Fanizzi ha sottolineato come le nuove generazioni, così come i clienti, possono essere influencer verso nuovi clienti, dall’altra si cerca di affiancare il valore dei giovani a un nuovo modo di fare azienda, per trovare un punto di valorizzazione. “Tre iniziative che caratterizzano la missione italiana dell’azienda in ambito responsabile sono:la valorizzazione della donna in azienda, i giovani e la disabilità”, spiega Fanizzi. “I giovani sono il fondamento di vita ma gli anziani devono lanciare un piano di re-skilling per evitare le emarginazioni che il digitale può portare”, spiega Ligresti, che su questo tema era stato chiaro anche nel Ritratto 4.0.

Fanizzi ricorda poi l’hackaton lanciato su un progetto sostenibile, mentre Ligresti punta l’attenzione sul concetto di smart city (sicurezza e sensori intelligenti). “Ma cosa stanno studiando, ora, le aziende a livello di intelligenza artificiale affinché tra 15 anni ci possa essere qualcosa di nuovo?”, si chiede Fanizzi. “Non solo It transformation ma una business disruption sul modo di accedere ai servizi. Se mettessi al centro la tecnologia e la dovessi abbinare a singoli settori di mercato, oggi, mi focalizzerei su turismo, moda e food”.

L’approccio sartoriale al cliente

Entrambi i vertici di Dell EMC parlano dell’informatica come a un processo di miglioramento dei processi produttivi e a come avere un approccio di tipo sartoriale al cliente. A questo proposito il Digital Transformation Index di Dell Technologies, lo studio sviluppato in collaborazione con Intel basato su dati quantitativi di Vanson Bourne, traccia lo stato dell’arte della trasformazione digitale nelle medie e grandi aziende e le aspettative dei manager.“Lo studio mostra chiaramente come le aziende italiane stiano continuando a portare avanti il proprio percorso di digitalizzazione”, ha detto Fanizzi. “IoT, Intelligenza Artificiale, robotica e automazione avranno un impatto sempre più determinante nel mondo del lavoro e porteranno cambiamenti favorevoli per il nostro Paese a forte vocazione artigianale, capacità creativa e manifattura di alta qualità”.

Marco Fanizzi

Fanizzi vede due grosse aree di investimento in Italia: una relativa all’Iot e una alla cybersecurity. “La digitalizzazione, oggi, non è più solo un tema legato all’It – dice Fanizzi analizzando lo studio – ma permea diverse linee di business e anche gli attori coinvolti spaziano, non più solo dal cio ma coinvolgono anche il cfo e, soprattutto, il ceo. Di certo, il cammino non è breve ma si sta lavorando per trovare un linguaggio comune. Un altro punto in esplosione è – secondo Fanizzi – l’Edge computing che, grazie anche al 5G sarà più facile seguirne l’andamento. In questo senso, è molto positiva la notizia dell’assegnazione della gara per il 5G indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico. La maggior ampiezza di banda portata dalla tecnologia 5G sarà un vero e proprio volano per tutte le tecnologie legate alla trasformazione digitale”.

Intelligenza Artificiale: l’Italia ci pensa e inizia a fare

Tornando allo studio, tra i fattori più curiosi relativi all’Italia emerge che il 52% delle aziende medio-grandi ha in programma di investire sull’Intelligenza Artificiale nel corso dei prossimi 3 anni. Una tendenza che migliora rispetto all’edizione 2016 dello studio, dove il dato fece registrare un 24,5%. Una percentuale che diventa del 71%, se si guarda agli investimenti legati alla cybersecurity, sempre più irrinunciabili nell’attuale scenario digitale per erigere solide barriere contro gli attacchi informatici e le minacce esterne.

Seppure in Italia, solo il 10% delle aziende medio-grandi può essere inserito all’interno della categoria “leader digitale”, si registra ottimismo per il futuro: solo il 17% delle aziende italiane pensa che non riuscirà a soddisfare la domanda di clienti sempre più evoluti da qui a 5 anni, mentre il 18% dei manager intervistati crede che la propria azienda rimarrà indietro a causa dell’avanzare della trasformazione digitale.Tuttavia, persistono ancora diverse barriere alla piena attuazione della trasformazione digitale delle medie-grandi aziende italiane. Ostacoli come la mancanza di collaborazione e di cultura digitale all’interno forza-lavoro (28%), l’assenza di una strategia e di una visione digitale coerente (13%), un ambiente informatico frammentato (13%).

Dallo studio, però, emerge una chiara volontà di porre rimedio a questi impedimenti. In Italia, infatti, il 50% delle aziende sta implementando azioni per ridurre il gap di competenze dei propri dipendenti sul tema della digitalizzazione.

Filippo Ligresti

“Ci sono segnali positivi sullo stato dell’arte della trasformazione digitale in Italia, se si analizza la comparazione tra le edizioni del 2016 e del 2018 del Digital Transformation Index: due anni fa, molte meno imprese italiane si erano classificate come ‘leader digitali’ e sono raddoppiate le aziende che hanno intenzione di puntare sull’Intelligenza artificiale”, ha commentato Ligresti. “Adesso è necessario continuare a concentrarsi su alcuni aspetti chiave, quali le risorse per costruire le nuove infrastrutture essenziali di base, come reti adeguate, neutrali, 5G, che possano supportare il traffico, infinitamente superiore, prodotto dalle macchine collegate tra loro, dal cosiddetto Internet delle Cose. Non si può rinunciare agli investimenti sui nostri giovani, nella creazione delle competenze necessarie: serve un grande investimento nel supportare l’adeguamento ‘accelerato’, un piano di re-skilling, dei lavoratori di oggi, che indirizzi il significativo gap di competenze tecnologiche che abbiamo nella forza lavoro. E qui è lo Stato che si deve fare parte attiva di questo processo”.

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