VMworld 2016 Europe, passi avanti (e ben distesi) verso il cloud fluido

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

SLIDESHOW – VMware prosegue il percorso di trasformazione da azienda che fa virtualizzazione a realtà che opera a tutto campo al servizio dell’integrazione delle tipologie di cloud con la sua Cross-Cloud Architecture. Arrivano le nuove versioni delle componenti di virtualizzazione vSphere e Virtual SAN 6.5 e Workspace ONE Essentials

E’ la nona edizione di VMworld 2016 in ‘versione’ europea, anche quest’anno si tiene a Barcellona, con circa 10mila partecipanti, una cifra importante. Non è una novità il claim be Tomorrow, ereditato dall’edizione americana, ma ora da declinare su una realtà diversa, la nostra europea.
be Tomorrow qui da noi significa iniziare a preparare la propria azienda a Industry 4.0, cambiare e innovare in velocità – ma senza improvvisare – impegnarsi a costruire un rapporto con i propri clienti, per essere pronti ad aiutarli a sviluppare un modello di business ‘software defined‘, coerente, dall’utilizzo in mobilità, sui device, fino al data center, e al cloud che ora – oltre il data center – arriva a “virtualizzare se stesso“, come spiega Pat Gelsinger, Ceo di VMware. Gelsinger sul palco di VMworld 2016 Europe modella la trasformazione in atto con una frase semplicissima “da una virtualization company, saremo sempre di più una integration company”. Ed è questo il tema portante.

Lo stato del cloud nel 2030
Lo stato del cloud nel 2030

Approdiamo a VMworld 2016 Europe dalla settimana dell’annuncio di VMware Cloud on AWS, che segna un’apertura chiara su Amazon Web Services per chi vuole estendere la propria esperienza di cloud privato targata Vmware su una risorsa pubblica. Se la prossemica ha un senso, quella di Pat Gelsinger nei confronti di Mike Clayville, VP Commercial Sales AWSsul palco esprime più di mille parole. AWS è riferimento sicuro, e quasi obbligato, in uno scenario che apre con decisione al cloud ibrido, e che va indirizzandosi verso un utilizzo di risorse su public cloud (anche diversi) sempre maggiore.

Lo dicono anche le slide di Gelsinger. Nel 2030 il 19 percento delle realtà si muoverà ancora su IT tradizionale, il 29 nel cloud privato e ben il 52 percento su cloud pubblico. Non significa la scomparsa del cloud ibrido, tutt’altro, significa però che del cloud pubblico non se ne potrà fare a meno, ed esso guadagnerà sempre più terreno.

VMware Cross Cloud Architecture
VMware World 2016 – Così lavora l’azienda 4.0

Oggi si parte invece da una realtà che fa ancora riflettere: il 73 percento del business si fa con l’IT tradizionale, il 12 percento in private cloud e il 15 già in public cloud, perché la spinta viene dal basso e il mercato consumer si è mosso ben prima delle aziende.
Parliamo oramai da qualche anno di Digital Transformation. Google Trends fa impennare il grafico a cercare l’accoppiata di parole nel corso dell’anno, e invece appena il 20 percento delle realtà sta cavalcando la trasformazione digitale, tanto per fare capire quanto queste (le parole) precedano i fatti.

Pat Gelsinger Ceo VMware
Pat Gelsinger Ceo VMware

La strada da fare è tantissima, e VMware affila le armi.

Il momento è favorevole: VMware non è più una piccola azienda (cuba 7 miliardi di dollari, può arrivare a 10 nei prossimi anni), non ha forse più l’agilità iniziale ma, nata come realtà esclusivamente software, di virtualizzazione, ora si trasforma (in integration company) e schiera gli strumenti per valorizzare tutte le industries che pensano nei prossimi due anni di cambiare passo. Pare lo facciano anche incrementando la spesa IT.  Nel complesso, spiega Gelsinger, si investirà per circa undici punti percentuali in più, indipendentemente dal settore perché, ed è categorico il CEO di VMware, “la Digital Transformation non aspetta; non necessariamente prevede un’immediata diminuzione di complessità iniziale e porrà sfide importanti soprattutto alla sicurezza”. Assisteremo sì di nuovo all’eterna lotta “Freedom vs Control”, ovvero il dilemma tra la libertà di fare e di ‘usare cloud e risorse’ contro la necessità di mantenerne il controllo. E il software, arbitro della contesa, permetterà di non rinunciare né all’una né all’altro.

Le sfide
Le sfide

Arriviamo così al nocciolo degli annunci, viatico per il percorso dei clienti nella realizzazione del Software Defined Data Center perfetto. Sarà abilitato da VMware Cloud Foundation, che prevede un unico installer per tutte le componenti di virtualizzazione, con un’unica interfaccia utente. Il cloud computing del futuro, però si spingerà oltre sarà trasparente e fluido e permetterà di gestire e governare risorse private e pubbliche anche eterogenee nel modo più semplice, idealmente riallineando anche il mondo delle architetture a container, ora appannaggio di realtà più giovani.

VMware vSphere e Virtual SAN 6.5, supporto per i container

VMware vSphere e VMware Virtual SAN arrivano quindi alla versione 6.5 e vi si introduce, come su VMware vRealize Automation, proprio il supporto per i container. Ci muoviamo nell’ambito dei pilastri della Cross-Cloud Architecture di VMware, il disegno alla base dell’ideale di un cloud computing fluido che sarà ulteriormente abilitato dall’arrivo nel 2017 dei VMware Cross Cloud Services.

Annunci in continuità con VMworld 2016 USA quindi questi di Barcellona. VMware Cross-Cloud Services, sarà una proposta Saas (ora i servizi sono in tech preview) che indirizza i bisogni del cliente quando utilizza diversi cloud pubblici e si trova con il problema di integrare – con l’esistente – questi cloud garantendo anche ad essi la medesima sicurezza e compliance normativa, ed estendendone la componente di networking con i relativi vantaggi (dalla sicurezza alla gestione dei carichi).

Sia chiaro, Cross Cloud Architecture è già realtà fruibile sfruttando VMware Cloud Foundation, spetterà ai Services abilitare la gestione con i cloud pubblici eterogenei e a vRealize la parte di Cloud Management. Il traguardo è arrivare a offrire modelli di implementazione, policy di sicurezza, visibilità e governance per tutte le applicazioni, in esecuzione on e off premise, a prescindere dal cloud, e anche dall’hypervisor.

Per la parte vSphere 6.5 tra le caratteristiche più rilevanti c’è ora la disponibilità dell’encryption delle macchine virtuali, l’opzione secure-boot (protezione delle immagini che non possono essere utilizzate per il boot se violate), è stata semplificata l’interfaccia Web Client, ora è supportato Html 5 e vCenter nella sua versione appliance è stato reso più scalabile. Il supporto per le architetture a container significherà permettere ai team di sfruttare un’interfaccia compatibile Docker in modo da non dover riprogettare l’infrastruttura già disponibile.

Per quanto riguarda Virtual SAN, con la versione 6.5 arriva il supporto iSCSI, in modo che tutto lo storage Virtual SAN indipendentemente dalla sua natura possa apparire come target iSCSI con i relativi benefici  (per esempio nell’utilizzo con le applicazioni cluster tipo Microsoft SQL), stesso supporto vSphere per gli ambienti a container. E’ possibile inoltre la connessione diretta a due nodi (tipo punto a punto, senza ricorrere a switch tra sistemi vSAN con i siti ROBO), altra novità riguarda l’estensione del supporto per unità disco emulato da 512 byte e unità SSD.

Nella parte di gestione e di cloud management VMware vRealize Automation 7.2 introduce il supporto immediato all’installazione per Microsoft Azure, e nuove funzionalità di gestione dei container.

La prospettiva di cloud pubblico targata VMware (vCloud Air) potrebbe sembrare ridimensionata dai recenti annunci di partnership, ma non è così. Da una parte infatti arriva la beta di VMware Cloud Foundation Service su vCloud Air, per l’allineamento della proposta Cloud Foundation con le altre cloud pubbliche in modo da sfruttare vSphere, Virtual SAN, NSX e SDDC Manager in un’offerta di servizio integrato di VMware, come si può fare con IBM Cloud e AWS e arriva la versione beta di una soluzione per il disaster recovery vCloud Air. Piuttosto sarà da valutare passo a passo la convivenza tra vCloud Air di VMware, la proposta vCloud Air Network (veicolata da oltre 4mila partner) e Dell Technologies Virtustream.

Per quanto riguarda l’ambiente di lavoro accessibile semplicemente tramite un browser e la soluzione per erogare desktop virtualization e app (VMware Horizon), ecco che con Workspace One Essentials si estendono oggi gli ambiti delle possibilità di utilizzo nell’ottica di offrire una postazione di lavoro standard, sicura, accessibile tramite un’unica operazione di login che permetta poi direttamente l’accesso ad altri servizi, da diverse tipologie di device.  Sono arrivate nuove capacità di data loss prevention (DLP) per Office 365 e l’ottimizzazione di Skype for Business in VMware Horizon che sfrutta i canali virtuali endpoint punto a punto, per un minor carico sugli endpoint e più sicurezza sulle conversazioni.

VMWorld 2016

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