Vmware, multi-cloud a misura di cliente

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Richard Munro, global cloud strategy director di VMware, ribadisce la strategia multi-cloud per spingere i clienti verso una trasformazione digitale che preservi le loro scelte. AWS e Microsoft due partnership che vanno in questa direzione

A Milano per incontrare i grandi clienti, all’interno dell’evento privato Executive Exchange che fa il punto sulle strategie di Vmware, Richard Munro – global cloud strategy director di VMware – batte il tasto sulla necessità di partire dal cliente per capire il percorso che quest’ultimo deve impostare per modernizzare la propria infrastruttura IT.
Una sfida, quella della modernizzazione dell’IT,  che si snoda per passi e che a seconda dell’azienda da modernizzare fa emergere criticità via via diverse, soprattutto laddove il cliente non ha specifiche competenze in casa. “I feedback che raccogliamo dai clienti sono fondamentali per la nostra Ricerca e Sviluppo, sono quelli che ci hanno spinto ad elaborare un approccio multi-cloud, strategico per guidare il viaggio verso il cloud anche delle aziende più restie, tenendo presente che sicuramente nei prossimi anni tutti i Cio saranno messi sotto pressione da problematiche di costi, sicurezza, compliance alle normative e saranno loro stessi il grimaldello per guidare l’innovazione al 2020”.

Richard Munro è global cloud strategy director di VMware
Richard Munro è global cloud strategy director di VMware

In questi anni Munro, prima come CTO europeo ora con responsabilità cloud a livello mondiale, ha constatato che tutti i clienti utilizzano servizi IT di natura diversa, ma nello stesso tempo hanno la consapevolezza che i servizi cloud possano portare loro più benefici: un dilemma, che vede una IT bimodale andare a velocità diverse e nonostante molti clienti si dicano entusiasti dall’idea di utilizzare servizi cloud e nuove applicazioni su piattaforme as a service, hanno un patrimonio IT composto da applicazioni tradizionali che viaggiano su hardware vecchiotto. “E’ perciò realistico pensare che questi clienti nei prossimi due-tre anni debbano fare combaciare l’esistente con il nuovo, e fronteggiare essenzialmente tre sfide: ridurre i costi  della infrastruttura esistente, gestire le esigenze delle diverse linee di business che hanno diversa capacità IT  e che devono risolvere questioni crescenti legate a rischi, resilienza e compliance alle normative, e infine garantire l’allineamento tra IT e business”.

Le richieste più comuni che Munro ha raccolto nel suo viaggiare a livello globale riguardano proprio il fare convivere i servizi tradizionali con i nuovi servizi cloud e come fare fronte alle sfide imposte dalla sicurezza, dove la domanda ricorrente da parte dei clienti è come proteggersi in un mondo multicloud. Anche in vista della normativa Gdpr, che fissa in modo inderogabile la scadenza per la messa a norma delle aziende europee al prossimo 25 maggio.

Partire dal cliente

Munro scherza sulle priorità della sua divisione: creare servizi che sposino le esigenze dei clienti da una parte, modellare Vmware stessa per favorire la relazione con i clienti dall’altra, relazione dalla quale poi scaturiscono le esigenze da soddisfare…  un circolo virtuoso che si autoalimenta. “Partire dal cliente è la nostra regola per innovare noi stessi, da azienda che si occupa di virtualizzare l’infrastruttura del cliente, ad azienda in grado di gestire milioni di workload nel cloud, che oggi sta vivendo esperienze rilevanti nel mondo dell’IoT, delle metodologie DevOps, dei container, tutti nuovi campi che contribuiscono alla trasformazione digitale nostra e dei clienti. Spendere tempo con il cliente ci permette di raccogliere feedback sui desiderata che poi trasferiamo nei nuovi prodotti . La nostra strategia è un approccio multi-cloud con servizi cloud agili ma pienamente compatibili con servizi e applicazioni esistenti”.

VMware Cloud on AWS
VMware Cloud on AWS

I clienti che generalmente adottano cloud ibrido vogliono che il loro cloud sia consistente, interoperabile e completamente portabile, con workload onpremise e altri sul cloud pubblico, come quelli di AWS o Azure, che hanno portato alle partnership con Microsoft e AWS per aiutare i clienti a gestire queste priorità. “I clienti hanno diversi approcci – esemplifica Munro –  AWS, Azure, onpremises, cloud, container…  e noi cerchiamo di aiutare i dipartimenti IT a integrare le diverse proposte sia a livello di piattaforma sia a livello infrastrutturale” precisa spingendo l’idea che il cloud debba essere gestito.

L’alleanza con AWS, dello scorso ottobre, si concretizza in Vmware Cloud on AWS , un servizio che offre ai clienti Vmware la possibilità di utilizzare il proprio software sul public cloud di Amazon. VMware Cloud on AWS si basa su Vmware Cloud Foundation, la piattaforma software-defined data center unificata, che integra il mondo di Vmware con quello di AWS, rendendo semplice la gestione di un cloud ibrido senza che i clienti che hanno già virtualizzato con Vmware debbano riscrivere le proprie applicazioni. In questo modo gli ambienti on-premises girano con semplicità in AWS utilizzando gli strumenti di Vmware.
La partnership con Azure Platform, invece, si è allargata lo scorso maggio con l’approdo di Vmware Horizon Cloud su Microsoft Azure, altro esempio della strategia cross-cloud di Vmware anche a livello desktop.  “L’obiettivo è per noi chiaro – precisa Munro -: vogliamo sia il nostro cliente a decidere dove allocare i propri workload, spostando il workload giusto al momento giusto, consapevole che nel cloud i suoi workload possono essere gestiti  con semplicità, attraverso un’unica applicazione.  Le nostre partnership con AWS o con Azure danno ai clienti la possibilità di scegliere di utilizzare le capacità di Vmware dove loro vogliono”.

Mini Spier, vice president, IoT, VMware
Mini Spier, vice president, IoT, VMware

Le partnership si allargano anche al mondo IoT. Lo scorso maggio, nel corso di Dell Emc World 2017, il lancio di Vmware Pulse IoT Center (che sfrutta la tecnologie di AirWatch per la gestione dei dispositivi e di Vmware vRealize Operations per il monitoraggio e il troubeshooting dell’infrastruttura) ha presentato di fatto la prima soluzione IoT di Vmware che consente ai clienti di scalare e proteggere i propri progetti IoT dall’edge al cloud, in grado di semplificare la gestione dell’infrastruttura IoT fino ai singoli oggetti. “Anche il mondo IoT è in una fase di grande interesse per i progetti multi-cloudcontinua Munro –  una fase in cui le persone sperimentano nuove idee e applicazioni, innescando la problematica dell’Internet of Security Things , che pone la questione di come mettere in sicurezza i dati fino all’end point, con la capacità di orchestrare l’intero ecosistema”.  Rientra in questo scenario la partnership con Samsung per i clienti industriali ed enterprise , che combina la piattaforma Samsung Artik Smart IoT e Vmware Pulse IoT Center per espandere i rispettivi mercati.   

Occhio all’Italia

A livello mondialle le priorità per il 2017  – conclude Murno – sono  ingaggiare clienti che devono iniziare un percorso di digital transformation ma che necessitano di tecnologia e competenze, potenziare il Partner Network per dare ai partner gli strumenti per gestire l’intero ecosistema dei clienti, gestire in sicurezza un mondo multicloud e l’incontro tra servizi tradizionali e innovativi, creare servizi cross cloud spingendo le nostre capacità nella modernizzazione della infrastruttura IT anche laddove i clienti non hanno competenza specifiche”.  

Murno, in base all’esperienza maturata in Europa e Stati Uniti, sostiene che le aziende non cambino per avere maggiori benefici, ma per non avere “problemi”. Sono venuto 4-5 volte in Italia perché il mercato, così diverso dagli Stati Uniti, lo richiede e sono molte le aziende che hanno voglia di sperimentare e utilizzare qualche servizio IT innovativo – spiega -.  L’IT bimodale, che va a due velocità, è ancora presente nelle aziende italiane, ma sta crescendo l’attenzione verso problemi di sicurezza e sviluppo, che porta ad affiancare agli sviluppatori tradizionali un nuovo modo di fare software, più flessibile, che abbia in mente la realizzazione di microservizi. Credo che in Italia si possa fare bene: uscire, incontrare clienti, cercare di fare capire loro come migliorare il business è il nostro lavoro principale anche qui”.

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