VMware Cloud Foundation entra in IBM Cloud

CloudCloud management

Tra le eredità di VMworld 2016 la partnership tra VMware e IBM che porta VMware Cloud Foundation erogabile come servizio nel portafoglio IBM Cloud. Il primo beneficio è la possibilità di smettere di costruire IT per consumare meglio più IT

Non è nuova la partnership tra VMware e IBM. Già a febbraio 2016 era stata annunciata la possibilità per gli utilizzatori di piattaforme VMware di “estendere” il proprio datacenter nel cloud pubblico di IBM direttamente con i tool in uso e in modo automatico.
Questa partnership tuttavia acquista un nuovo significato alla luce degli annunci di VMworld 2016 conclusosi alla fine di agosto relativi a VMware Cloud Foundation disponibile come servizio nel portafoglio IBM Cloud.

Luca Zerminiani
Zerminiani, Senior Systems Engineering manager di Vmware

Proviamo a ripercorrere gli annunci declinati per l’Italia da Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering manager di Vmware. Possiamo raggruppare le novità in due ambiti: il primo relativo alla modernizzazione della postazione di lavoro degli utenti finali, il secondo legato al Software Defined Data Center. Il primo ambito quindi si declina con la proposta di un Digital Workspace Unificato e “l’aggancio” di applicazioni legacy alle applicazioni native mobile o erogate come Saas (Salesforce per esempio), così come a quelle che girano sui server. Digital Workspace rappresenta un portale digitale visualizzabile in modo sicuro su una serie di device, certo anche in mobilità, con la gestione dell’ id utente che sostituisce il concetto di autenticazione per postazione.

Nel complesso le novità in questo ambito riguardano gli sviluppi nella parte tecnologica relativa a VMware Horizon, e in Workspace ONE. A questa parte si affianca quella relativa ai container e ai microservizi, con vSphere che ora supporta oltre alle macchine virtuali, anche le architetture a container, con gli stessi livelli di servizio. Chi invece sfrutta la componente open per standardizzare la propria infrastruttura in ambito Openstack, dopo il rilascio della prima distribuzione Vmware di Openstack circa due anni fa, ora può utilizzare la versione di aggiornamento, presentata proprio in occasione di VMworld 2016.

Vmware, la visione infrastrutturale
Vmware, la visione infrastrutturale

L’altro ambito di novità VMworld 2016 invece riguarda l’architettura Software Defined Data Centre (SDDC) e l’approccio al cloud ibrido, tipico di Vmware. In questa direzione le novità VMworld 2016 si sono orientate sulla possibilità di rendere le scelte di cloud ibrido realmente seamless, in pratica senza soluzione di continuità, trasparenti.

Con VMware Cloud Foundation si è compiuto un passo in avanti nel concetto di SDDC: non solo componenti virtualizzate (la parte di computing – vSphere, di storage con vSAN e di networking con VNX) e non solo uno strato di gestione vRealize a completare il quadro, ma la proposta delle stesse componenti pre-integrate con un installer unico, che è in grado di generare il SDDC unificato, e quindi un’unica base attraverso cui sfruttare e partizionare e assegnare le risorse del SDDC, attraverso SDDC Manager, la componente nuova e a valore di VMware Cloud Foundation. La roadmap per quest’anno prevede in ambito Cloud Foundation, la possibilità di agganciare i flussi di automazione dei servizi IT con i parametri che descrivono il servizio. Al momento non è questa una funzione prevista da SDDC Manager, ma in questa direzione vanno gli sforzi di sviluppo.

Oltre a VMware Cloud Foundation, già disponibile e pronta, l’altra novità è rappesentata dai Cross Cloud Services. Vmware vuole proporre ai provider che non sfruttano già un’infrastruttura VMware – ma soluzioni proprietarie (per esempio i protagonisti dell’offerta di public cloud) – una parte di integrazione con le risorse dei data center Vmware, per il momento in tech preview. In questo caso, per esempio è previsto di poter installare la componente NSX sulla soluzione di cloud pubblico (per esempio quella di Amazon), come estensione della rete e delle relative policy di sicurezza.

Come si implementa VMware Cloud Foundation

Si può arrivare all’obiettivo SDDC su architettura VMware con Cloud Foundation in tre modalità: a partire dai server vSAN ReadyNode, oppure con una soluzione in box pronti e configurati con Cloud Foundation – generalmente soluzioni iperconvergenti – oppure, e si arriva al centro dell’annuncio di partnership, con IBM, proprio come primo e unico provider attuale ad avere nel proprio listino la proposta VMware Cloud Foundation. Le aziende che non desiderano caricarsi dei costi infrastrutturali diretti possono andare sul portale cloud di IBM e richiedere VMware Cloud Foundation come servizio.
Il livello di integrazione in questo caso è completo e non ristretto esclusivamente allo strato di networking.
Le componenti della Cloud Foundation infatti sono vSphere, vSAN e NSX. Il valore è dato dalle componenti integrate con a monte SDDC Manager che automatizza deployment e lifecycle, mascherando una serie di complessità, senza necessità di tuning manuale delle macchine. Il data center virtualizzato è così fruibile in modo più semplice.

Vmware Cloud Foundation
Vmware Cloud Foundation

A livello formalizzato i clienti possono avere e sfruttare sulle proprie risorse cloud on premise l’implementazione di VMware Cloud Foundation con i vari componenti che incontrano la Foundation di VMware sull’infrastruttura IBM, e le relative risorse come effettiva estensione del proprio SDDC, per avere la modularità dei carichi di lavoro attraverso i due cloud, la gestione garantita sui carichi da VMware vSphere Web Client, e NSX che garantisce lo stretch networking cioè la gestione dei due data center come appartenenti allo stesso segmento di rete. Stessi vantaggi per quanto riguarda la sicurezza perché è medesima la possibilità di microsegmentare gli ambienti e stabilire con quali regole possano dialogare.

I casi di utilizzo più classici di queste tecnologie sono legati ai bisogni di espansione per picchi temporanei di prestazioni.
IBM al momento è l’unico cloud providere, ma l’accordo non è in esclusiva nel tempo, a mettere a disposizione VMware Cloud Foundation sui 48 data center IBM SoftLayer interconnessi tra di loro e oltre 4mila professionisti per aiutare i clienti a un approccio ragionato al cloud computing. A questo proposito, Maurizio Ragusa Director Cloud, cita come già ben avviati e avanti nel percorso di trasformazione con una scelta di cloud ibrido aziende del calibro di Enel, Octo e FinCantieri. Il modello, spiega Ragusa, non si deve basare sull’idea di “costruire IT, ma di consumare IT con il cloud computing che funziona quando è ‘liquido’, immediatamente fruibile e smart”.

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