Ricerca Micro Focus: Debito IT, questo sconosciuto

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Non conoscere quanto debito IT abbia l’azienda implica non sapere gestire correttamente il proprio portafoglio di applicazioni. Una ricerca di Micro Focus porta alla ribalta questo problema, che pesa sugli IT manager

Sembra sorprendere. Ma il 46% dei decision maker delle aziende IT non sa quanto debito IT ha in casa. O meglio quando il debito “occulto” gravi sulla impossibilità futura di aggiornare il portafolio di applicazioni aziendali. E non sapere gestire correttamente il proprio APM (Application Portoflio Management) significa limitare lo sviluppo dell’azienda.

E’ un quadro che emerge da una nuova ricerca realizzata da Vanson Bourne e commissionata da Micro Focus sul mondo mainframe (“Mainframe Transformation: the Elephant in the Room”).

Il 44% del panel (fatto da 590 responsabili  IT e Cio da tutto il mondo)  ha dichiarato di non disporre di un processo strutturato per valutare, ma soprattutto per gestire, il debito IT, e ancora più soprendente è che il 45% non prevede di dotarsi di tale strumento in futuro.
“La ricerca indica come le organizzazioni IT procedano per tentativi nella revisione e aggiornamento delle applicazioni, creando una pericolosa passività di bilancio. Dovrebbero invece installare un nuovo motore” ha affermato Stuart McGill, Chief Technology Officer di Micro Focus.

E continua: “Nell’arco di questo decennio, le organizzazioni IT dovranno diventare sempre meno ossessionate dai progetti e sempre più dagli asset, soprattutto se intendono sfruttare nel modo migliore quel 27% del budget IT annuale che, secondo gli intervistati, viene allocato per l’utilizzo, la gestione e il miglioramento dell’integrità delle applicazioni mainframe e dei rispettivi asset”.

Il debito IT, secondo Gartner, raggiungerà  globalmente 1 trilione di dollari nei prossimi cinque anni, per questo la stessa Gartner suggerisce agli IT manager di fare fronte a questa passività al più presto, dotandosi di un programma di gestione del debito. Un programma che non porterà però benifici nel breve periodo (lo stesso McGill è consapevole che “è difficile attribuire una Return of Investiment immediato all’APM”) perché la misurazione deve essere fatta a medio-lungo termine, scontrandosi in questo momento con la mentalità di molte aziende che, in tempi di crisi, vogliono risultati “subito”.
Lo studio può  essere uno strumento interessante per smuovere la “calma” di IT manager indecisi.

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