Oracle: novità ad ampio spettro tra hardware e cloud grazie a Sparc S7

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Il nuovo processore Sparc S7 è una versione “light” del M7 ed è alla base di due server, un sistema integrato e un servizio cloud che mirano a far capire gli utenti che la piattaforma Sparc non è più costosa o complessa dei classici server x86

Quando si parla di cloud e di economie di scala si pensa immediatamente al mondo dei server x86, magari anche “white box”, e alle loro potenzialità di scalabilità orizzontale. È un punto di vista che mette in secondo piano piattaforme diverse, magari più potenti ma anche apparentemente più complesse. Nel caso del mondo Sparc questo scenario ha spinto Oracle ha una evoluzione della propria offerta hardware che ha proprio lo scopo di eliminare, o quantomeno ridurre, la differenza percepita in semplicità d’uso e convenienza economica con i prodotti x86.

Gli annunci, che l’azienda ha dato a OpenWorld Brasile, riguardano in primo luogo il nuovo processore Sparc S7 e alcuni server che lo adottano. Sparc S7 è una versione “light” del processore M7 presentato lo scorso ottobre: l’architettura è molto simile ma il numero di core è un quarto (8 contro 32), c’è una sola frequenza operativa prevista (di 4,27 GHz), alcuni elementi che nel M7 sono separati sono invece integrati nel S7 per contenere i costi.

Restano invece in comune con M7 le funzioni definite di Software in Silicon. Il nuovo processore esegue in hardware alcune funzioni legate tra l’altro alla cifratura e agli analytics, il che ne aumenta l’efficienza. Soprattutto pensando alle applicazioni in cloud e in particolare alla sicurezza: come ci ha evidenziato Marshall Choy, VP Product Management di Oracle, con una base come S7 “non ci sono più ragioni per non avere un cloud cifrato“.

Un esemplare del SuperCluster M7
Un esemplare del SuperCluster M7

Su Sparc S7 sono basati due nuovi server rack siglati S7-2 e S7-2L. Il primo è un server 1U a doppio socket destinato a creare configurazioni ad alta densità, il secondo un server 2U a doppio processore orientato alle applicazioni che richiedono più storage e performance in input/output. Non sono server economici alla white-box (si parte da diecimila dollari circa) ma secondo Choy lo sono abbastanza da “eliminare il fattore costo dal paragone x86/Sparc” per le applicazioni in cloud, soprattutto grazie alla maggiore efficienza portata dalle funzioni eseguite in hardware.

Oracle non ritiene che i nuovi server S7 possano entrare in concorrenza con i fratelli maggiori basati sul processore M7. A questi ultimi restano demandate le applicazioni che richiedono performance molto elevate ma per carichi di lavoro tradizionale come l’ERP o il CRM. I server S7 puntano di più sulla scalabilità orizzontale, per workload “moderni” come la gestione di ambienti Hadoop, Spark o Java.

Insieme ai due server arriva anche un sistema pre-configurato basato su S7, l’Oracle MiniCluster S7-2 Engineered System. È una versione più semplice dell’attuale SuperCluster M7, indirizzata al mercato midrange e compatibile con il SuperCluster per i database e le applicazioni che può eseguire. Anche in questo caso la parte di computing è integrata con lo storage e con la connettività in un unico rack. L’integrazione serve a rendere la gestione del cluster più semplice, tanto che buona parte delle operazioni di setup e amministrazione è automatizzata.

Per ribadire quanto la piattaforma Sparc sia adatta alle applicazioni in cloud, Oracle ha anche lanciato un servizio denominato Oracle Sparc Cloud. Entra a far parte dell’offerta del cloud pubblico dell’azienda e viene proposto allo stesso prezzo dei servizi di computing basati su processori x86, con tra l’altro la stessa interfaccia di gestione. Un buon punto di partenza per chi voglia provare una piattaforma diversa da quella convenzionale.

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