HPE: passi avanti per The Machine

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Al Discover 2016 di Londra è stato mostrato il funzionamento di un prototipo di The Machine: diversi “derivati” del suo sviluppo arriveranno a breve sul mercato

Hewlett Packard Enterprise ha fatto un importante passo avanti sulla strada di evoluzione del suo progetto The Machine. All’evento Discover 2016 di Londra ha presentato un prototipo che ha concretamente mostrato il funzionamento dell’approccio definito di Memory-Driven Computing, in cui al centro della progettazione c’è la memoria e non i processori. Questa evoluzione, che HPE porta avanti da diverso tempo, è necessaria secondo la società per poter gestire le elevate quantità di dati che saranno sempre più generate dalle applicazioni Big Data e IoT.

Il prototipo ha mostrato come funzionano insieme i componenti fondamentali della nuova architettura: nodi di elaborazione che hanno tratto di dati da un pool unificato e condiviso di memorie ad alta velocità collegate con link fotonici/ottici. La parte software comprendeva un sistema operativo ad hoc derivato da Linux, eseguito su un SoC, e alcuni nuovi tool per lo sviluppo software.

Le simulazioni del funzionamento del prototipo eseguite in fase di progettazione indicano che questo approccio potrà incrementare la velocità di elaborazione di diversi ordini di grandezza rispetto alle soluzioni attuali. Applicando i nuovi tool software ai prodotti hardware già esistenti, HPE ha raggiunto miglioramenti nella gestione di diversi workload che hanno raggiunto incrementi anche di ottomila volte. Gli stessi miglioramenti si dovrebbero vedere in The Machine quando HPE potrà incrementare i nodi e la memoria del prototipo.

Il frame HPE Synergy 12000
Il frame HPE Synergy 12000

Una delle ricadute positive e più immediate del progetto è che ha portato allo sviluppo di alcune tecnologie che saranno commercializzate a breve termine sotto forma di nuovi prodotti o estensioni di altri già esistenti. HPE cita ad esempio in questo senso le memorie non volatili e la connettività, in particolare i sistemi fotonici.

Nel campo delle memorie non volatili (NVM) l’obiettivo è sviluppare sistemi che uniscano le prestazioni della memoria DRAM con la persistenza dello storage tradizionale. HPE ha già portato ad alcuni server ProLiant le soluzioni Persistent Memory, nel 2018-2019 prevede la disponibilità di NVM byte-addressable.

In campo fotonica, i sistemi HPE Synergy in arrivo l’anno prossimo potranno integrare alcuni componenti ottici mentre nel 2018-2019 dovrebbero arrivare sul mercato da HPE componenti fotonici anche per altri server e sistemi di storage. In arrivo anche i frutti del Gen-Z Consortium, che lavora sulle tecnologie per connettere le memorie con link ottici.

Autore: Silicon
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