Il cloud tutto italiano di Netalia

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Infrastruttura, canale di vendita e mercato di riferimento di Netalia sono tutti italiani, per essere più vicini alle esigenze delle medie aziende locali: ne parliamo con il CEO Michele Zunino

Servizi solo in cloud, offerti solo attraverso partner di canale e con un focus solo italiano, dal punto di vista infrastrutturale e dell’utenza di riferimento: Netalia ha connotato in modo preciso il suo modello di business, convinta che il cloud sia un elemento di trasformazione che sta convincendo le imprese italiane. Che nel suo caso sono le medie imprese, orientativamente quelle tra 100 e 500 postazioni: le grandi imprese tendono a fare da sole e ne hanno le capacità, mentre le piccole imprese sono ancora troppo lontane dai temi del cloud.

I servizi cloud di Netalia si dividono in due ambiti principali: quello infrastrutturale dell’offerta Power Cloud e quello collaborativo di Team Cloud. In Power Cloud troviamo una offerta di full outsourcing tramite cui l’azienda utente crea il suo datacenter virtuale, più diversi servizi legati alla sicurezza in senso lato: firewalling, backup, distaster recovery, business continuity. Data la focalizzazione sul canale di Netalia non si tratta di servizi pacchettizzati in toto ma di componenti che il partner di canale può combinare a seconda delle esigenze del suo cliente e “rivestire” con altre componenti di gestione. Come spiega Michele Zunino, CEO di Netalia, il partner più indicato è chi “fa tradizionalmente integrazione di sistemi a partire dell’hardware, i nostri servizi sostituiscono in un certo senso il trasferimento di materiale fisico”.

Michele Zunino, CEO di Netalia
Michele Zunino, CEO di Netalia

Team Cloud è un insieme di “mattoncini” integrabili dedicati alla collaborazione e alla comunicazione. Si può avere una piattaforma tutta cloud (Team Suite) per la gestione della posta elettronica e della collaboration, come anche scegliere un servizio (Mail Archive) per cui il server di posta resta interno e si demandano al cloud funzioni come la continuità del servizio e l’archiviazione legale. Sempre in tema di posta c’è Mail Defense, un servizio in cloud per la protezione dell’email. Altri due servizi di Team Cloud sono dedicati alla condivisione e sincronizzazione dei documenti (Data Box) e alla video-comunicazione (Video Hub).

Oltre a Power Cloud e Team Cloud, Netalia sta portando avanti un terzo filone di servizi più recente – Active Cloud – che per il momento comprende una piattaforma di streaming video erogata in cloud e una soluzione per la gestione del digital signage con integrate funzioni per il marketing di prossimità. Netalia valuta poi possibilità di collaborazione con software house che hanno sviluppato soluzioni mirate e per le quali agisce come abilitatore: tre partnership del genere sono già avviate nei settori dell’asset management, della fatturazione e dell’Internet of Things.

Uno schema generico dell'infrastruttura cloud di Netalia
Uno schema generico dell’infrastruttura cloud di Netalia

Dal punto di vista tecnologico il cloud di Netalia è uniforme: si basa tutto su piattaforme VMware ed è tutto erogato dall’infrastruttura Netalia, basata su due datacenter (uno a Milano e uno a Roma) che ospitano le macchine della società. La scelta di VMware è strategica ma anche tattica, spiega Zunino: poiché è adottata dalla gran parte dei clienti e dei partner potenziali che hanno già avuto a che fare con il cloud, “aver scelto tecnologie nativamente compatibili ci permette di essere riconosciuti e adottati da chi ha già competenze e investimenti in quel campo”.

Rivolgersi al mercato esclusivamente attraverso il canale ha richiesto una prima selezione di partner più o meno vicini al cloud. “Il mondo dei clienti finali – spiega Zunino – conosce già il cloud, meno quello dei partner. Molti hanno un forte senso di ‘protezione del territorio’ che non fa vedere loro con favore il cloud”. Anche per questo la prima selezione di Netalia non è stata troppo restrittiva, ma intende esserlo. Oggi ci sono 25-30 partner contrattualizzati ma a regime, intorno a metà del prossimo anno, se ne prevedono una sessantina, contando di perderne alcuni di quelli già coinvolti appunto perché si privilegeranno gli operatori più tecnicamente preparati. “A tendere – conferma Zuninopreferiamo i system integrator con il gusto della complessità, nel senso che è nei progetti complessi che un partner può mettere più valore nel passaggio del cliente al cloud”.

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