Google secondo Sundar Pichai, tra tradizione e AI

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Il CEO Sundar Pichai conferma che la visione iniziale di Google è ancora valida, mentre si va verso un futuro basato su mobile, cloud e machine learning

Dove va Google a un anno circa dalla creazione di Alphabet? Cosa cambia per l’azienda simbolo della democratizzazione di Internet che ora è però anche solo una parte, seppure fondamentale, di un ecosistema che spazia dalla realtà virtuale ai veicoli a guida autonoma? Di solito sono i fondatori Larry Page e Sergey Brin a fare il punto della situazione, ogni anno, ma stavolta hanno lasciato il compito al CEO di Google, Sundar Pichai. Che non ha dato dettagli specifici sul futuro di Big G ma ha guardato un po’ indietro, riconfermando i valori “storici” dell’azienda, e un po’ avanti sottolineando il ruolo chiave che avranno le tecnologie legate al mobile, al machine learning e al cloud.

Il concetto di fondo dell’analisi di Sundar Pichai è che il ruolo principale di Google – organizzare le informazioni e renderle accessibili – è ancora importante come lo era alla fondazione, quasi vent’anni fa. Sono cambiati invece il numero delle persone online e soprattutto il modo in cui di solito accedono alle informazioni: non più con un PC ma con uno smartphone. Questo impatta sul “cuore stesso dell’azienda” che è Search, il motore di ricerca: la gran parte delle interrogazioni a Search arrivano da mobile e sempre più via voce, non digitando testo. E le ricerche si fanno più complesse perché “le persone vogliono informazioni più locali e più contestualizzate”, quindi ecco Google proporre non solo link ma grafici, informazioni visuali e dati di sintesi già nella pagina di ricerca. E con Google Now l’obiettivo è rispondere alle domande prima ancora che vengano poste.

Sundar Pichai, CEO di Google
Sundar Pichai, CEO di Google

Ma tutto questo è solo l’inizio”, spiega Pichai. L’obiettivo è permettere agli utenti di passare da un servizio Google all’altro in maniera trasparente, fornendo informazioni e assistenza in maniera diversa a seconda del contesto e della situazione. “Un genitore ha esigenze diverse da quelle di uno studente, allo stesso modo un utente vuole un aiuto diverso se è in automobile piuttosto che in casa”. Adattarsi a queste condizioni è la “smart assistance”, che secondo il CEO di Google dovrebbe “capire tutto questo ed essere di aiuto al momento giusto e nel modo giusto”.

Dietro le funzioni smart ci sono gli investimenti di Google nel machine learning e nell’intelligenza artificiale. “È quello che ci ha permesso di realizzare prodotti che migliorano nel tempo, rendendoli più utili e di aiuto. Da anni mettiamo insieme i migliori tool e il miglior team per l’AI, alcuni successi recenti ci permetteranno di fare ancor di più”. Il riferimento è alla vittoria di AlphaGo su Lee Sedol, ma le implicazioni sono molto più ampie sino a toccare “sfide più grandi come il cambiamento climatico e le diagnosi delle malattie tumorali”.

Dato il ruolo chiave dei device mobili nella distribuzione di contenuti è ovvio che c’è da lavorare per il web mobile: “Durante lo scorso anno Google ha collaborato da vicino con editori, sviluppatori e altri membri dell’ecosistema per rendere il web mbile un’esperienza più fluida e gradevole”, ha spiegato Sundar Pichai. Con progetti specifici come ad esempio Accelerated Mobile Pages ma anche continuando a “migliorare Chrome su mobile: nei quattro anni dal lancio ha superato il miliardo di utenti mensili attivi da mobile”.

La sede Google a Mountain View
La sede Google a Mountain View

Il “pubblico” di Google è evidentemente in primo luogo la grande massa degli utenti Internet e Pichai ha sottolineato molto il concetto che uno dei compiti principali di Google è dare accesso a Internet “a più persone possibile” anche attraverso gli smartphone Android a basso costo o i Chromebook: è il modo per far condividere conoscenze e in questo senso “la tecnologia è una forza democratica, che dà potere alle persone attraverso le informazioni”.

Ma ci sono anche le aziende e gli investimenti in infrastrutture, cloud e AI hanno sempre più risvolti professionali. “Se guardiamo ai nostri investimenti a lungo termine nei tool di produttività supportati da quanto abbiamo fatto nel machine learning e nell’intelligenza artificiale, vediamo enormi opportunità per migliorare drasticamente il modo in cui si lavora”, secondo Sundar Pichai. Qui giocano il loro ruolo la Google Cloud Platform (GCP), le Google Apps, i Chromebook, Android e le molte altre funzioni sfruttabili in cloud, perché la nuvola “è più sicura, più conveniente e dà la possibilità di sfruttare facilmente le più recenti evoluzioni tecnologiche”.

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