Cloud28+ si presenta in versione “due punto zero”

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Da semplice catalogo di servizi a un vero e proprio “store” di applicazioni cloud attivabili immediatamente: è il nuovo volto di Cloud28+

Circa 225 membri tra Internet provider e software house, un migliaio di servizi “catalogati” in tutta Europa e più o meno 1.500 utenti: i numeri di Cloud28+ non sono affatto male per un progetto avviato in fondo non molto tempo fa e che si pone un obiettivo complesso come integrare un’offerta paneuropea di servizi cloud. Ma da quando il progetto è partito sotto l’egida di HPE il mercato è cambiato e anche le tecnologie, quindi è nata la necessità di dargli un nuovo impulso per renderlo davvero interessante a chi opera nel mondo cloud e soprattutto per i clienti potenziali.

Il mondo cloud punta decisamente verso uno scenario ibrido, le aziende vogliono usare app in cloud tratte da diversi provider come anche on premise. Per questo bisogna dare agli sviluppatori che creano app la possibilità di diffonderle ovunque, ma d’altro canto serve anche una community che guidi l’approccio a questa workload portability altrimenti lo farà qualcun altro”, spiega Xavier Poisson, vice president for hybrid IT EMEA di HPE. La preoccupazione è che questa portabilità delle app in cloud e dei dati relativi resti il più possibile standard e magari open source, motivo per cui Cloud28+ ha subito puntato su OpenStack come piattaforma di base. Ma ora è tempo di ampliare questa visione.

L’approccio di OperStack era buono ma forse un po’ teorico. Se si punta al multicloud bisogna considerare che le aziende utenti e gli stessi provider e sviluppatori hanno adottato anche altre piattaforme. Ecco perché il Cloud28+ “versione due” si apre anche alla virtualizzazione attraverso altri approcci come KVM, Hyper-V e il mondo VMware. E soprattutto Docker, perché se l’espansione ad altri modelli di virtualizzazione cambia il raggio d’azione di Cloud28+ ma non ne muta la concezione di base, comprendere anche la containerizzazione è la vera rivoluzione.

La nuova impostazione di Cloud28+
La nuova impostazione di Cloud28+

È infatti grazie a Docker che Cloud28+ si trasforma da semplice elenco di servizi cloud e “as a Sevice” disponibili per gli utenti UE (una parte che comunque resta in essere) a un vero e proprio mercato di app (l’App Center) che le aziende possono attivare velocemente per usufruirne in cloud ma anche on-premise per la logica del cloud ibrido. Per le software house il vantaggio è evidente: chi abbia sviluppato una soluzione può renderla velocemente disponibile a tutte le aziende della UE.

Nel processo cosiddetto di onboarding di una nuova applicazione questa viene “containerizzata” via Docker e resa disponibile a tutti i service provider che fanno parte di Cloud28+, i quali possono decidere di veicolarla attraverso le proprie infrastrutture. Questo permette alla piattaforma di ampliare i suoi contenuti con anche soluzioni mirate di piccoli ISV e non solo, come al solito, dei più noti.

Per ora abbiamo lavorato soprattutto alla containerizzazione delle applicazioni – spiega Poisson – ma abbiamo già considerato altre opzioni come testare preventivamente il codice delle app o la loro capacità di scalare. In questo senso abbiamo iniziato a lavorare con aziende di certificazione, è una direzione possibile”. Il primo passo è far debuttare ufficialmente la nuova versione di Cloud28+, cosa che avverrà il prossimo 7 giugno.

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