BSA, la corretta gestione delle licenze software è funzionale al business

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BSA fotografa la diffusione e il valore dei software privi di licenza. L’Italia si distingue in negativo, eppure sicurezza dei dati, affidabilità e credibilità delle aziende passano anche da una corretta gestione dell’installato

BSA (Business Software Alliance) è un’associazione no-profit, internazionale. Nata sostanzialmente con l’obiettivo di proteggere la proprietà intellettuale delle aziende che producono software e per la divulgazione dell’innovazione tecnologica, oggi sempre di più concentra la propria attività su questo secondo aspetto con un intenso sforzo a supporto e a sostegno della diffusione delle nuove tecnologie IT, anche tra le piccole e medie imprese, per una maggiore protezione e valorizzazione del business.

In occasione della presentazione del report BSA Global Software Survey, incontriamo l’Associazione, rappresentata per l’occasione da Paolo Valcher, Presidente del Comitato Italiano di BSA, che spiega: “Confermiamo la nostra mission iniziale di valorizzazione e protezione della proprietà intellettuale dei soci, ma ci impegniamo oggi in modo sempre più significativo sullo divulgazione di quelle che per la nostra mission sono innovazioni importanti e strategiche, per esempio il Cloud  [qui si può scaricare lo studio relativo 2018 BSA Global Cloud Computing Scorecard, Ndr], le metodologie di Software Asset Management, l’IoT (anch’essa di aiuto nella protezione della proprietà intellettuale, non necessariamente il software)” .

Lo spunto per le prime riflessioni è dato dai risultati di BSA Global Software Survey. I tassi di pirateria che emergono dal rapporto per il 2017, ancora decisamente elevati in Italia, non possono essere abbattuti solo tramite i controlli e le sanzioni. E allo stesso tempo la crescita nell’utilizzo del cloud anche nel nostro Paese, e lo sviluppo dell’e-commerce, dipendono anche da una gestione armonica degli asset aziendali, di cui il software è sempre di più il principe.

BSA – Percentuale di software installato non correttamente licenziato o non licenziato

Cerchiamo di contestualizzare: in Italia il 43 percento dei software installati sui computer non possiede una licenza adeguata. Si tratta di un calo di due punti percentuali rispetto al precedente studio di BSA, pubblicato nel 2016 (ma riferito al 2015), e di una decrescita purtroppo appena di circa 5 punti percentuali rispetto a circa sei anni fa.

Allo stesso tempo, la percentuale del software “irregolare” è poco meno del doppio rispetto a quella media dei Paesi dell’Europa Occidentale. Questo per un valore complessivo dei software privi di licenza installati nella nostra Penisola di circa un miliardo di euro. Peggio di noi in Europa Occidentale fanno solo Grecia, Cipro e Islanda, il Paese più virtuoso è la Svezia, mentre è il Nord America la zona con il tasso più basso di software irregolare (solo il 16 percento) .

I dati, a livello globale, si basano sulle evidenze di 2300 decision maker IT e sul riscontro di circa 22500 PC di utenti finali e mettono in evidenza un calo percentuale anno su anno di circa 2 punti percentuali per quanto riguarda l’uso di software privi di licenza per un valore commerciale complessivo perduto in diminuzione di circa 8 punti.

Più importante però il dato per cui il 54 percento dei CIO a livello globale considera l’uso di software non licenziato correttamente come effettivo fattore di rischio per la sicurezza in azienda. E ancora sono gli stessi CIO a riferire come la riduzione del 20 percento dell’uso del software senza licenza abbia avuto come conseguenza positiva un aumento del profitto dell’11 percento, con benefici fino a 29 volte superiori rispetto al prezzo della conformità raggiunta.

In Italia, che pur non è un Paese virtuoso, la diminuzione della percentuale di software irregolare è stata influenzata dalla ripresa economica, e di sicuro dall’utilizzo delle soluzioni Saas, come Office 365 per esempio. Il cloud che pure favorisce la regolarità dell’adozione degli applicativa, tuttavia lascia altre possibilità di comportamenti irregolari, per esempio l’utilizzo di licenze educational in ambito professionale.

BSA invece evidenzia bene come l’attenzione proprio delle soluzioni di Software Asset Management, su cui spinge anche l’Alleanza, non solo possano favorire  comportamenti corretti, ma prima di tutto siano funzionali per una corretta gestione e conoscenza dei propri asset, favoriscano l’integrazione e la gestione del ciclo di vita degli asset IT e permettano di ottimizzare le risorse, anche con un indirizzo più corretto degli investimenti.

BSA - I benefici di un approccio che prevede l'utilizzo di servizi SAM
BSA – I benefici di un approccio che prevede l’utilizzo di servizi SAM

Purtroppo non manca qualche criticità, per esempio le nostre piccole aziende avrebbero bisogno di essere affiancate da consulenti in grado non tanto di gestire l’installato hardware e software, quanto piuttosto di far intravvedere le possibilità in questo ambito, con servizi erogati a prezzi accessibili.

L’utilizzo di software non licenziato correttamente in verità espone l’azienda oggi, diversamente che in passato, su una serie di altri fronti: oltre alla perdita delle funzionalità migliori e aggiornate, il mancato aggiornamento del software irregolare, può esporre il patrimonio aziendale, prima di tutto i dati, a una serie di vulnerabilità effettivamente in grado di procurare gravi danni alla reputazione con le relative conseguenze penali.

L’equazione non è diretta, ma possibile, nell’era del GDPR bisogna dimostrare di aver fatto tutto il possibile per proteggere le informazioni e certo non aver licenziato correttamente il software utilizzato per gestire i dati, non è possibile che sia valutato come comportamento virtuoso.

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