Red Hat, strategia e business model. Perché l’automazione IT è fattore critico

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Giorgio Galli, Cloud Sales Specialist di Red Hat Italia, innesta Ansible nella strategia e nel business model di Red Hat. L’automazione al centro

Giorgio Galli, Cloud Sales Specialist di Red Hat Italia, segue la parte cloud dell’azienda. Silicon.it lo incontra in occasione del rilascio di una nuova versione di Red Hat Ansible Engine, per mettere a fuoco come si muove Red Hat nell’ambito IT Automation.

L’azienda ha appena compiuto il 25esimo compleanno, ad aprile, e dalla nascita si è sempre mossa nel solco Open Source. Oggi ci sono più di un milione di progetti gestiti, e oltre 15 milioni di persone che lavorano con questo modello. Red Hat seleziona le tecnologie emergenti, partecipa ai progetti, vi contribuisce e li integra nel proprio portafoglio portando le tecnologie da un progetto a un altro, e quindi lavorando anche come acceleratore.

Giorgio Galli, Cloud Sales Specialist di Red Hat Italia
Giorgio Galli, Cloud Sales Specialist di Red Hat Italia

Ultimo, ma non meno importante, l’azienda stabilizza la tecnologia all’interno della community. Significa portare il codice open source al livello enterprise ready, per poi confezionarlo. Infine, Red Hat fornisce integrazione e certificazione con risorse di terze parti per l’utilizzo nei diversi data center e contesti.

Sulla parte infrastrutturale quindi il caposaldo resta Red Hat Enterprise Linux (REL) e la parte di virtualizzazione (con Red Hat Enterprise Virtualization). Per lo storage Gluster e Ceph, Satellite; per il management della piattaforma REL, e RDO per la parte di Private e Public Cloud OpenStack.

La parte più smaccatamente applicativa di management e automation vede invece a catalogo ManageIQ (Red Hat CloudForms), come piattaforma di cloud management (per la gestione della sfera ibrida), JBoss al centro della proposta middleware, ma anche la piattaforma Paas, che in casa Red Hat si chiama OpenShift, e infine la parte mobile.

Red Hat, la strategia su tre pilastri

Quelle citate sono tutte tecnologie a supporto della strategia ripartita su tre pilastri fondamentali.

Red Hat - Il portafoglio
Red Hat – Il portafoglio

Il primo pilastro ovviamente si basa su Red Hat Enterprise Linux (REL), la parte fondativa, con tutta la tecnologia per avere infrastruttura virtuale. L’altro pilastro riguarda le applicazioni – tutto quello che serve a farle funzionare, quindi anche containerizzazione e microservizi – e infine sui primi due pilastri, considerato lo scenario eterogeneo di device e sistemi da gestire on premise e in cloud, si innesta la parte di management e automazione su cui si premono le novità di Ansible. 

Red Hat - I pilastri strategici
Red Hat – I pilastri strategici

 

Le criticità dell’automazione IT, la soluzione Ansible

Una ricerca IDC dice che per l’86 percento delle aziende (CIO) l’automazione –  tanto più in uno scenario dominante ibrido – è mission critical (anche per le difficoltà legate all’adozione di nuovi modelli), e il 79 percento delle organizzazioni avrà bisogno di fare deployment di nuovo software di management e automazione da qui al 2020. Si aggiunge Assintel per cui già nel 2018 la riduzione e il controllo dei costi passa attraverso l’automazione e, soprattutto, l’automazione e l’ottimizzazione dei processi iIT per il 21 percento delle organizzazioni rappresenta già oggi “la” priorità.

In questo ambito Red Hat offre soluzioni di Business Automation (BA) e IT Automation. Quelle di BA si legano all’automatizzazione dei processi, e Red Hat le indirizza con Process Automation Manager e Decision Manager, con la parte di esposizione verso l’end user declinata tramite 3Scale.

La parte di IT Automation riguarda invece le componenti di computing (server, network e storage) per agevolare la fornitura di risorse alle applicazioni e delle applicazioni agli utenti. E’ strategica per gestire i sistemi virtuali e quindi il cloud e fino ad oggi è sempre stata affrontata a silos: impossibile averne benefici nei nuovi scenari.

Red Hat propone allora una visione dell’automazione IT non canonica, basata esclusivamente su script, non impostata esclusivamente sull’automazione di funzioni, ma a disposizione di tutta l’organizzazione, condivisa, ed end to end.

Ansible a colpo d'occhio
Ansible a colpo d’occhio

Lo ha fatto puntando su una tecnologia universale utilizzabile da diverse Business Unit: Red Hat Ansible. Ansible è costituita da un core, un motore Ansible Engine, che permette i eseguire in modo automatico determinati task; e da Ansible Tower che estende le capacità del motore attraverso un’interfaccia utente ma offrendo anche funzionalità supplementari in modo da rendere la tecnologia effettivamente enterprise ready. La parte di interfaccia grafica è disponibile attraverso RestFull API per soddisfare l’interfacciamento con i sistemi già esistenti.

Ansible ha ricevuto per questo approccio un consenso esteso, vanta oltre un milione di nodi, oggi, gestiti da Tower, il contributo sostanziale vitale della community e più di 500mila download mensili, con oltre 1600 moduli (codice pronto per l’utilizzo, di cui poi circa 190 scelti da Red Hat per il supporto diretto) sviluppati per utilizzare la tecnologia in una grande eterogeneità di ambienti.
La parte Engine (da poco arrivata alla versione 2.6) è agentless, non ha bisogno di agenti preinstallati sul nodo, si tratta di un motore semplice, facile da gestire e in grado di abbattere il TCO.

La parte Tower espone a livello organizzativo delle funzionalità per avere sotto controllo quello che sta avvenendo. Le procedure sono condivise – custodite in un repository – e utilizzabili, quindi riproducibili. Spiega molto bene Galli: “E’ come avere un data center non solo sulla carta ma riproducibile (in una perfetta dinamica infrastructure as a code)”. Inoltre è possibile mettere a disposizione processi per automatizzare determinate operazioni anche a persone che non hanno competenze specifiche (parte di Delegation) o non dispongono di determinati accessi. Un sistema utilissimo nei casi in cui il problema è risolvibile secondo una dinamica di tipo “if this… then do this…”. 

L’idea, con Ansible, è quella di riuscire ad affrontare tutti i casi d’uso di orchestrazione di operazioni (creare VM e configurare un DB), di operation management e di deployment applicativo, non solo sui server, ma su tutte le tecnologie (firewall, container, server fisici e virtuali compresi). Il primo beneficio sarà avere meno persone occupate su task ripetitivi e liberare le risorse per progetti di innovazione più interessanti.

Ansible - Le possibilità di integrazione
Ansible – Le possibilità di integrazione

Con Ansible, Red Hat oggi si siede ai tavoli del mondo finance e assicurativo (anche in Italia), nel mercato energy e gas, e delle Telco, con anche 3/4mila nodi gestiti per caso d’uso. E Ansible è utilizzabile anche in ambito DevOps, uno dei casi d’uso potrebbe essere proprio la gestione di pipeline di DevOps.

Sì, Ansible potrebbe avere un ruolo anche in questo scenario di integrazione con determinati strumenti, e di utilizzo per scatenare la procedure di compilazione, creare VM etc. Oppure – nell’esplosione delle Paas che gestiscono le pipeline di DevOps in automatico – vedremo come Ansible si presterà per esempio all’estensione delle capabilities per innescare automazioni all’interno di altri prodotti Red Hat.

Tra le referenze negli utilizzi di Ansible più interessanti e già operative quella con NASA, l’ente spaziale.

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