IoE: l’intelligenza nel connettere persone, processi, dati e cose

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Connettere persone, processi, dati e cose con intelligenza. Il secondo Internet of Everything Italian Forum, organizzato da Cisco in collaborazione con Intel, svela non solo uno scenario galoppante ma anche i motivi che frenano oggi l’adozione dell’IoE. La sicurezza in primis

Gli spunti che una giornata come l’Internet of Everything Italian Forum lascia sono molteplici. Non solo la seconda edizione del forum (dal titolo “Crescere Digitaliani – Internet il cambiamento continua) è l’occasione per verificare a distanza di un anno alcuni fenomeni, ma anche il momento per ribadire che nel mondo IoT o IoE  le persone rimangono al centro, con la loro intelligenza e capacità di pensare ai nuovi business, sia in ambito consumer sia professionale.  “Le persone sono uno degli ingredienti dei nuovi processi. Domani è una meta e i grandi risultati non si ottengono pensando in piccolo”.

David Bevilacqua
David Bevilacqua, VP Sud Europa, Cisco Emear

E’ David Bevilacqua, Vice President South Emear e padrone di casa al forum organizzato da Cisco in collaborazione con Intel (e la sponsorizzazione di Schneider Electric, Rockwell Automation e Hitachi) a sottolineare quanto le persone siano il motore dell’evoluzione che accade sotto i nostri occhi, che esplorano idee nuove per connettere persone, processi, dati e cose, per cambiare il volto delle aziende ma anche della società. Con intelligenza.
Non a caso Bevilacqua cita lo scienziato Edoardo Boncinelli: “Una delle possibili definizioni astratte dell’intelligenza è la capacità di trovare connessioni tra cose diverse, talvolta anche molto diverse”.

Molto diverse: è qui che si innescano esempi di casi aziendali che dimostrano come la digitalizzazione spinta abbia dato origine a nuovi business: Amazon.com, Uber, Spotify, Airbnb, Google o Facebook. Ma nello stesso tempo non esclude che questi processi possano avvenire in qualsiasi settore industriale e che prossime aziende a intraprendere cambiamenti pesanti possano essere realtà inattese del manufacturing, sanità, retail, education, professional services…

Secondo Idc, ad oggi, meno dell’1% dei dati disponibili al mondo è analizzato e il 90% dei dati oggi in circolazione è stato generato solo negli ultimi due anni (più dati di quanti raccolti nei precedenti 5.000 anni) ma entro il 2020 il 40% dei dati sarà generato dai sensori messi negli oggetti intelligenti.
ioe ciscoL’accelerata subìta dall’IoE si evince anche da alcuni dati. Più di 300.000 sono stati gli sviluppatori che nel 2014 hanno lavorato su progetti di IoT, raddoppiando il numero del 2013; inoltre i sensori venduti nel 2013 hanno creato un giro d’affari di 23 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al 2012, innescando un processo per cui il fatturato IoT cresce di quattro volte più velocemente rispetto a quello dell’IT. “Una velocità che porta a fare paragoni con il passato – incalza Bevilacqua -: se la telefonia ha impiegato 30 anni ad avere una diffusione di massa, per l’IoT si parla di soli dieci anni, non solo nel mondo consumer ma sempre più nel mondo enterprise, che già oggi vede il 37% dei dispositivi IoT realizzati impiegati in applicazioni industriali. Il valore economico stimato del mondo IoT/IoE è di 19.000 miliardi di dollari e questo pone le aziende difronte alla necessità di innovare per cogliere questa opportunità”.

Frenano l’adozione di IoE gli investimenti necessari per attivare i progetti, la mancanza di visioni e di competenza, ma soprattutto la problematica relativa alla sicurezza. “Il 42% dei chief level cita la sicurezza come la principale preoccupazione maggiore relativa all’Internet of Everything perché, cambiando i modelli di business, evolvono anche gli attacchi alla sicurezza, sempre più complessi. Questo spinge perché ogni azienda diventi anche un’azienda di sicurezza nel suo piccolo, attivando un processo di formazione di professionalità” precisa il manager.

ioe oraMa le competenze mancano: un report di Cisco stima che, a livello monidale, sia necessario 1 milione di figure professionali legate alla sicurezza per i prossimi 5 anni, così come la domanda di Data Scientist per l’analisi dei data è cresciuta del 40% negli ultimi anni, senza essere destinata a rallentare. Il dato diventa prezioso quando viene tradotto in informazione e per questo i dati hanno un ruolo fondamentale nell’accelerata al fenomeno dell’IoE” precisa Bevilacqua.

Se la disoccupazione oggi in Italia secondo l’Istat è del 13,4% con punte del 43% per la disoccupazione giovanile, l’adozione delle nuove tecnologie porterà a ridurre questo gap: circa il 65% delle professioni che le persone svolgeranno tra dieci anni, secondo US Department of Labour, non sono ancora state immaginate oggi. Una situazione di completa discontinuità, alla quale nessuna azienda è esente. “Entro il 2027 il 75% delle attuali aziende nella classifica Fortune 500 sarà sostituita da nuove realtà. Una tendenza già in atto perché nella 2011 solo il 24% era una presenza storica, nella lista da più di 25 anni” spiega Bevilacqua.

Carmine Stragapede, general manager di Intel Italia
Carmine Stragapede, general manager di Intel Italia

Scenari galoppanti, ma mi piace ritornare al punto di partenza: “Il futuro è hitech, ma l’utente rimarrà il solo vero protagonista – sostiene Carmine Stragapede, direttore generale di Intel Italia -. La persona, le sue abitudini e i suoi comportamenti orientano oggi la progettazione di ogni nuovo prodotto e lavoriamo per estendere l’intelligenza del computing a un numero sempre maggiore di oggetti quotidiani per dare vita ad un contesto digitale che possa essere sempre a misura di singolo individuo”. Si parte e si torna allo stesso punto: all’uomo.

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