Il cloud computing secondo Amd

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I risultati di una survey di Amd evidenziano fattori critici e trend nei mercati di Asia, Europa e America per il cloud computing. La lettura di Roberto Dognini, Senior Commercial Account Executive per Amd

Amd ha condotto un’interessante survey sul cloud computing, raccogliendo i pareri di 1.500 professionisti, tra CIO e IT director, sia in ambito pubblico che in ambito enterprise. Il campione, focalizzato sui mercati americano (1.000 questionari), asiatico (circa 250) ed europeo (circa 250), offre uno spaccato che solo nei dettagli del singolo dato sarebbe azzardato avvicinare anche alle prospettive del nostro Paese. Questo perché il trend in atto è comune, e confermato anche da altre ricerche localizzate in Italia. La pubblicazione del report è l’occasione per approfondire la prospettiva di Amd sul cloud computing, insieme a Roberto Dognini, Senior Commercial Account Executive, cercando una chiave di lettura per il panorama italiano.

Esordisce Dognini: “Se al momento circa il 40% delle aziende nel mondo opera in the cloud, è fuori di dubbio che il trend in atto sia più che consolidato, perché a questa percentuale si aggiunge un altro 30% di aziende che hanno in corso progetti di studio. Ed è un percorso in accelerazione, cui ha spianato la via la maturità delle soluzioni di virtualizzazione”. Dai dati emerge che solo il 9% di chi opera nel settore privato e sta considerando le soluzioni cloud pensa a un approccio di public cloud. Anche secondo Dognini “si arriverà al public cloud come step successivo, oppure come soluzione per sostenere picchi di flusso di lavoro, e/o per determinati task aziendali”.

Roberto Dognini, Senior Commercial Account Executive AMD

E’ necessario parlare di imprese con i distinguo per la PA, perché per le pubbliche amministrazioni i tentativi di comprendere e regolamentare tutte le problematiche legate al trattamento dei dati dei cittadini portano a un atteggiamento in sostanza più conservativo, da noi come negli altri Paesi. A livello geografico invece una delle distinzioni più significative  riguarda la “vision” del cloud computing che nel 41% dei casi europei considerati è una necessità per risparmiare, laddove questa molla spinge solo il 14% delle aziende asiatiche e il 28% di quelle americane, che invece considerano rispettivamente il cloud come fattore abilitante per il business nel 42% e nel 37% dei casi. Spiega Dognini: “E’ vero che in Europa si arriva al cloud spinti dalla crisi, ma non è vero che non si cavalcheranno già nel medio periodo i vantaggi offerti dalla tecnologia per abilitare altre possibilità di business, e se è vero che praticamente tutte le prime 20 enterprise italiane si stanno muovendo, è anche vero che, per esempio, la UE ha messo al top delle priorità il cloud proprio come fattore abilitante, basta pensare alla posizione di Neelie Kroes, responsabile della Digital Agenda europea e del gruppo di lavoro cui partecipa anche AMD“.

Il link tra soluzioni per il cloud e il produttore di Cpu come protagonista dei tavoli di lavoro è tutt’altro che scontato. E Dognini lo svela: “E’ vero, noi operiamo nella tecnologia di  base (il silicio), ma all’interno di ogni nostro progetto dobbiamo tenere presenti tutti i trend del mercato. Anche quello del cloud, che ha impatti pratici sulla nostra roadmap. La nostra offerta si declina nelle serie Opteron 6000 e Opteron 4000. La serie Opteron 4000 in particolare nasce proprio per i clienti che stanno pensando a un’infrastruttura cloud partendo da presupposti di budget specifici“. Il messaggio è che anche nel cloud anzi, soprattutto nel cloud, il silicio deve consumare meno, indirizzarsi meno verso prestazioni di picco, ma offrire il massimo nella sinergia dell’infrastruttura complessiva. Non interessa più tanto quanto performa una singola unità, ma il suo costo e il suo consumo nell’infrastruttura, in relazione ad affidabilità e resa . La logica, insomma, è cambiata“fatto tot il budget a disposizione, non interessa più quanti processori riesco a comprare, ma quanto si riesce a ottimizzare le prestazioni in coerenza con il budget”.

Dognini in questi contesti sottolinea le soluzioni con Amd offerte da Hp con Proliant SL335 e DELL PowerEdge C6105 che possono soddisfare sia le esigenze della grande azienda, sia quelle delle PA centrali (Sogei, Consip e Inps, per fare esempi italiani), perché sui grandi numeri “si assottigliano anche le sfaccettature delle richieste tra settore pubblico e privato, mentre per esempio a livello di PA locali e PMI cambiano le prospettive, perché è vero ancora che spesso l’iniziativa è lasciata allo spirito più o meno pioniestico del responsabile IT”. Secondo Dognini, infine, a fronte dell’impegno dei vendor di silicio e hardware si deve affiancare uno sforzo nella proposta software (la cui importanza è sempre maggiore), perché le soluzioni restino ‘open’ e siano in grado di operare sempre più in contesti misti. Insomma, proprio l’interoperabilità sarà un fattore chiave per consentire poi l’adozione di soluzioni ibride e di public cloud.

Chiude Dognini: “E’ solo un esempio, ma una domanda che gli IT director sentono rivolgersi dagli AD è questa: se dovessimo acquisire un’azienda e avessimo bisogno di 2.000 caselle di posta in più per un certo periodo di tempo, quanto dovrei spendere? In che tempi potrebbero essere operative? Mi conviene averle qui sui nostri server o risparmio di più con un servizio esterno?”. Domande molto pratiche, cui si risponde con un foglio Excel e conti precisi.







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