IBM inaugura il suo primo data center per il cloud in Italia

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A IBM BusinessConnect 2015 l’azienda americana inaugura il suo primo data center per il cloud in Italia. Nicola Ciniero (AD e presidente IBM): “Una realizzazione concreta per porre fine al periodo di anoressia digitale che ha caratterizzato il nostro Paese”.

E’ un doppio taglio di nastro quello con cui IBM, in occasione dell’evento BusinessConnect 2015, inaugura con il collegamento in diretta il suo primo data center SoftLayer per il cloud in Italia. Doppio perché il data center sorge sul terreno al confine di due comuni (Cornaredo e Settimo Milanese), una volta sede di attività Italtel, e l’inaugurazione spetta a entrambi i sindaci. A fare gli onori di casa IBM da Milano è Nicola Ciniero, presidente e amministratore delegato dell’azienda in Italia che, per l’occasione importante e unica, ospita tra gli altri anche il Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni.

La scommessa di IBM Italia

E Ciniero esordisce con orgoglio: “Quello di oggi è un bellissimo esempio del fatto che sì, ce la possiamo fare anche noi, in Italia. Nel luglio del 2013, a livello corporate, IBM ha acquisito SoftLayer e a settembre di quell’anno sui 46 data center pianificati il nostro era all’ultimo posto. E l’avremmo avuto nel 2018. Invece siamo qui a celebrarlo oggi, abbiamo convinto la corporation a investire più di 50 milioni di dollari in Italia”. Dall’ok della corporation all’attivazione del data center sono passati solo 6 mesi partendo da ‘ground zero’. E’ un altro motivo di orgoglio.

Nicola Ciniero, IBM
Nicola Ciniero, Presidente e AD di IBM Italia

Secondo Ciniero il nostro Paese ha ancora “capacità intatta di crescita e sviluppo che deve centuplicare la velocità con cui si fanno le cose” e in questo caso ha dimostrato di poterlo fare. Questo data center, prosegue Ciniero è “fondamentale per togliere gli alibi al nostro Paese”. Il data center di IBM è “fisico, reale, anche se per il cloud, magnetico”, i dati rimangono sempre fisicamente in Italia, non girano per il mondo, è una certezza per tutti i clienti, per le aziende, per la Pubblica Amministrazione. Ciniero che guarda al passato parla di vera e propria “anoressia digitale” che ci costringe oggi a colmare un gap di 25 miliardi di euro in investimenti. In pratica se avessimo realizzato tanto quanto gli altri Paesi, secondo i dati Confindustria Digitale, oggi avremmo un punto e mezzo secco di PIL in più all’anno e “potremmo non preoccuparci più delle pensioni, avendo lo stesso livello di competitività dei migliori Paesi europei”.

Ciniero si spinge oltre: “L’investimento di IBM in Italia è l’ennesimo investimento privato tra i tanti in questi 90 anni in cui IBM ha sempre accompagnato tutti i progressi del Paese; oggi anche grazie al nuovo data center diamo la possibilità di disaccoppiare i mancati investimenti in tecnologia dalle immobilizzazioni di capitale in infrastruttura“. Si paga solo quello che si usa, invece, proprio come con una macchina a noleggio. Se il business va bene si ‘affitta’ capacità di calcolo, altrimenti si rilascia.

Le sfide del Governo

Interviene Carlo Calenda, Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, che delinea ulteriormente lo scenario industriale che può beneficiare di investimenti tecnologici come quello odierno: “L’Italia ha davanti tre sfide che la realizzazione di IBM indirizza in modo corretto. Abbiamo davanti la sfida di un mercato per i nostri prodotti e servizi che va a crescere. Dieci anni fa non era questo lo scenario, si diceva che avremmo perso la manifattura, che chi faceva design, tessile e mobili li avrebbe fatti in Cina. Non è accaduto. Abbiamo 800 milioni di nuovi consumatori potenziali tra il 2015 e il 2030, che vorranno ancora la nostra qualità e i nostri servizi”. I dati dicono che le nostre esportazioni negli ultimi tre anni crescono al 2 percento, quelle tedesche al 2,3 ma le francesi solo allo 0,8 percento. L’Italia inoltre ha il 30 percento di esportazioni rispetto al PIL, i tedeschi il 50.

Calenda
Il Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda

Secondo Calenda “mantenere ampia la percentuale di esportazione è fondamentale, perché la crescita nei prossimi anni verrà da fuori dell’Europa”. Il traguardo è portare le imprese italiane a esportare ancora di più. Sono 210mila quelle attuali ma solo una piccola quota è integrata nella catena globale del valore, e invece va fatta crescere accompagnandola con un sistema pubblico efficiente. Calenda: “La seconda sfida viene dall’industria meccanica che, attraverso la sua capacità di investire tutta la manifattura, ha sviluppato innovazione incrementale sulla catena di montaggio, raffinandola, costruendo competenza. Ora dobbiamo fare il salto verso un’innovazione di tipo diverso, la prossima onda è questa che IBM propone oggi: non la può fare il singolo imprenditore, la manifattura 4.0 si può fare solo attraverso l’accesso strutturato alle tecnologie”. Terza sfida è quella più difficile da vincere, ed è l’attrazione di capitali. Il Governo ha appena approntato “La guida italiana agli investimenti”. Ce l’hanno già tutti i Paesi del mondo, l’Italia ci arriva oggi.

Le ambizioni della Regione Lombardia

La Lombardia di Maroni coglie l’occasione dell’inaugurazione del data center IBM per confermare il sostegno all’innovazione e alla ricerca. Al momento l’investimento è dell’1,6 percento del PIL regionale, ma Maroni conferma di voler arrivare al 3 percento che è la media europea, uno sforzo di 9 miliardi di euro di investimento a disposizione delle imprese. Un impegno che si traduce in misure concrete su due sfide.

Vice Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda
Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia

“La prima è legata ai fondi europei a sostegno delle imprese. Abbiamo avuto 2 miliardi di euro (per il periodo 2015-2020), il 60 percento in più della precedente programmazione, su progetti che hanno convinto l’Europa. Per distribuirle abbiamo bisogno che imprese innovative come IBM, che sanno guidare i processi, siano punti di riferimento per spendere bene i soldi europei e spenderli tutti”. La seconda sfida è l’Eusalp: la macroregione delle alpi europee sarà interlocutore con l’Unione Europea per quanto riguarda fondi, risorse, strutture che servono ai territori e alle imprese e la Lombardia sarà la guida.

Il nuovo data center IBM

E arriviamo finalmente al data center cloud SoftLayer all’origine dell’insieme di riflessioni. Il data center è stato inaugurato dai sindaci di Cornaredo e Settimo Milanese, alla presenza di Sergio Ofeni, presidente di SoftLayer Technology per l’Italia, Maurizio Ragusa direttore per l’italia delle attività cloud di IBM e Mark Quigley VP SoftLayer per l’Europa.

IBM Datacenter
IBM – Datacenter cloud di Cornaredo

Esso è parte integrante del campus milanese di IBM che attualmente è già costituito da 5 data center. Il campus milanese è poi interconnesso con il data center di disaster recovery di Roma. Alta velocità trasmissiva, bassissima latenza, e altissimi livelli di standardizzazione sono caratteristiche del nuovo data center che nell’arco di 12 mesi sarà sfruttato al 70 percento proprio da realtà italiane, insieme all’efficienza dal punto di vista energetico. Il data center per il cloud è stato costruito, come accennato, sull’ex area Italtel (smantellata dieci anni fa), una zona con bassi livelli sismici, fuori da rotte aeree, senza ulteriori insediamenti industriali, immersa nel verde, una serie di fattori che serviranno ad ottenere tutte le certificazioni ambiziose a livello Europeo alle quali IBM sta lavorando (Ansi/Tia-942). ll sito inoltre è molto vicino agli hub internazionali delle connessioni.

IBM Datacenter 7
Vista interna del nuovo data center IBM SoftLayer per il cloud in Italia

Al momento il nuovo data center consuma 4,4 Megawatt, ma ha scalabilità fino a 60 Megawatt. L’architettura è a ridondanza multipla, ogni componente è replicato secondo lo schema 2N+1 per garantire la continuità delle operazioni. Il data center permette interventi di manutenzione in piena sicurezza, con garanzia della continuità di servizio. I guasti possono essere gestiti autonomamente senza alcun impatto sulle operazioni, per quanto riguarda l’affidabilità il data center è in linea con le specifiche standard Tier 4. L’area geografica potrebbe ospitare altri 8 data center gemelli a questo primo. La rete di 46 data center IBM, entro il 2015, significa massima flessibilità in termine di distribuzione dei processi e con le ampie sinergie complessive rappresenta fattore differenziante della proposta IBM.

Chiude Ciniero: “Dobbiamo permetterci di fare e pensare in grande, come gli altri Paesi, non abbiamo proprio nulla da invidiare a nessuno. Non abbiamo messo solo 11mila server a Cornaredo, ma una pietra miliare per il nostro Rinascimento Digitale”.

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