Huawei: ecco il nostro ecosistema per il cloud

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Huawei è pronta a fornire tutto ciò che serve – infrastruttura, software e servizi – per creare ambienti cloud e far crescere il mercato. Ma insieme ai partner, perché nessuno può fare tutto da solo.

Huawei ha scelto il suo Cloud Congress 2015 di Shanghai per descrivere la nuova strategia che ha l’obiettivo di portarla a essere un attore di primo piano nel mercato globale del cloud. La strada scelta è quella di creare un vero e proprio ecosistema cloud, come ha spiegato Eric Xu, Rotating CEO di Huawei: “Ci focalizzeremo sull’infrastruttura IT, sulle piattaforme software e sui servizi cloud enterprise (…) Creeremo un ecosistema del cloud con la collaborazione commerciale al suo centro e le partnership tecnologiche e lo sviluppo di talenti alla sua base“.

Eric Xu, Rotating CEO di Huawei, al Cloud Congress 2015
Eric Xu, Rotating CEO di Huawei, al Cloud Congress 2015

Huawei quindi non intende presentarsi come cloud provider in prima persona, ma piuttosto come fornitore di tecnologia per coloro che intendono diventarlo. Anche William Xu, Chief Strategy Marketing Officer della società, ha enfatizzato che “non lavoreremo sulle applicazioni degli strati superiori e nemmeno toccheremo i dati degli strati più bassi“. Il concetto di fondo è che la concorrenza non si farà sugli specifici prodotti o sulle singole piattaforme ma su tutta una catena del valore del cloud, formata da vari attori che offrono piattaforme per il cloud, software, hardware, servizi di integrazione, servizi di consulenza e applicazioni verticali. Fare bene tutto questo, secondo Huawei, non è possibile per un singolo operatore e la collaborazione è essenziale.

Dal punto di vista dei prodotti il CEO Eric Xu ha spiegato che nei prossimi anni “Huawei svilupperà un sistema operativo cloud all’avanguardia, una piattaforma Big Data e una piattaforma PaaS“. Per il primo non c’è da aspettare: è FusionSphere e c’è già da tempo, allo Huawei Cloud Congress ne è stata presentata la versione 6.0. FusionSphere è un sistema operativo per la realizzazione di ambienti cloud basato su OpenStack di cui supporta tutte le interfacce applicative, quindi le applicazioni sviluppate su OpenStack nativo girano anche su FusionSphere 6.0. La nuova versione del sistema operativo integra in particolare alcune funzioni per il disaster recovery e il backup dei datacenter che ospitano ambienti cloud.

L'architettura di FusionSphere
L’architettura di FusionSphere

In campo disaster recovery Huawei ha anche presentato una soluzione destinata ai datacenter basati genericamente su architettura OpenStack e non solo su FusionSphere. Comprende vari moduli già presenti nell’offerta Huawei – dalla piattaforma di cloud management ManageOne a tutto l’ambiente di replica Disaster Recovery Data Center Solution AAM – ma integrati in un servizio che può essere erogato da Huawei o da terze parti. L’azienda utente può definire autonomamente le procedure di protezione dei datacenter, che saranno messe in pratica dall’infrastruttura del servizio.

Della soluzione dedicata al disaster recovery fa parte anche una novità presentata allo Huawei Cloud Congress: è OceanStor DJ, una piattaforma per la gestione dello storage nei datacenter. La sua peculiarità è che si presenta alle applicazioni come un servizio in grado di allocare le risorse di storage più opportune a seconda dell’applicazione che le richiede, senza che un amministratore di sistema debba configurare nulla.

Joy Huang, Vice President of Huawei IT Product Line, presenta OceanStor DJ al Cloud Congress 2015
Joy Huang, Vice President of Huawei IT Product Line, presenta OceanStor DJ al Cloud Congress 2015

Da qui il richiamo ai disc-jockey, come ha spiegato Fan Ruiqi, President of Huawei Storage Product Line: “OceanStor DJ può programmare le risorse di storage in base alle caratteristiche di un servizio, installare automaticamente le applicazioni per la gestione dei dati e ottimizzare le risorse a seconda dell’andamento del servizio stesso, come un DJ sceglie e suona la musica per intrattenere il pubblico“.

Serve ovviamente un dialogo tra OceanStor DJ e le applicazioni e i servizi che gestiscono le informazioni, ecco perché il lancio del nuovo modulo è accompagnato dalle dichiarazioni di collaborazione di nomi noti del settore come CommVault, SAS, Veritas, MariaDB, MongoDB, Zerto e Qlik.

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