Google Cloud Summit 2018, piace il cloud di Big G con machine learning e AI

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La proposta cloud di Big G protagonista a Google Cloud Summit 2018: una piattaforma sicura e pronta per le sfide GDPR, permeata di AI e ML, per trasformare il modo di lavorare con i dati e facilitare gli sviluppatori. La nostra analisi

Google Cloud Summit è l’evento annuale di Google dedicato alle aziende come alla PA e alle amministrazioni del nostro Paese. L’edizione di quest’anno porta non poche sorprese sia in termini qualitativi, sia in termini quantitativi.

Solo nel 2015 l’evento contava 250 iscritti, sono diventati 780 nel 2016, 1400 nel 2017 oggi Google ha dichiarato oltre 5mila registrati, e noi in sala possiamo garantire di averne contati almeno 3500. Non è un caso se anche Fabio Fregi, country manager di Google Cloud Italia, parte proprio dalle cifre, per spiegare l’onda crescente e montante di attenzione alle tematiche del Summit.

Google Cloud Summit 2018 al MiCo di Milano

Vi aggiungiamo la nostra osservazione per cui il pubblico di Google Cloud Summit è sembrato costituito da iscritti giovani, più giovani rispetto quello solitamente presente ai summit degli attori IT più importanti, e Google è anagraficamente più giovane di tanti di essi.

Fregi snocciola le cifre con soddisfazione: “Contiamo 4 milioni di utenti nel mondo attivi sulle nostre soluzioni di collaboration (G Suite); per quanto riguarda l’adesione alla nostra proposta infrastrutturale, più di 4 miliardi di nuovi container sono lanciati ogni giorno sulla piattaforma Google. Porta frutto anche la collaborazione strategica con SAP, Cisco e Salesforce, partner a livello mondiale, compagni ideali per il viaggio in cloud rispettivamente per quanto riguarda il software enterprise, la proposta di cloud ibrido, il CRM”.
Il business complessivo di Google Cloud vale un miliardo di dollari a trimestre, con un raddoppio anno su anno del volume di archiviazione dati, e oltre 13mila partner che contribuiscono alla riuscita dei progetti (oltre ai tre partner strategici).

Fabio Fregi, Ceo Google Cloud Italia

Google è di fatto il primo provider nel mondo, affermatosi in ambito consumer, sta ora portando la propria visione alle aziende con importanti investimenti infrastrutturali.

Parliamo di 10 miliardi di dollari all’anno, e di un nuovo data center aperto ogni mese, con la prossima apertura di cinque nuove region tra cui quella in Svizzera a Zurigo e in Finlandia. Soprattutto,  oggi  sottoscrivono la proposta cloud di Google aziende di tutte le dimensioni e in ogni ambito tecnologico.

Quattro i temi delle sessioni parallele della giornata: per la comprensione dei dati al fine di estrarre valore, su come deve essere modernizzata l’infrastruttura per la Digital Transformation, come sviluppare applicazioni più efficaci in modo più veloce, e come trasformare la propria realtà sfruttando i benefici dei dati in cloud nei quattro verticali (finance, retail, media, e PA).

Un pilastro, quest’ultimo, chiave. Sia per le industry non regolate, ma soprattutto per quelle regolate, che oggi possono cogliere l’opportunità di un cloud anche pubblico sicuro e votato alla compliance con il GDPR, obiettivo dichiarato da Google con il management convinto che oggi “un cloud pubblico, proprio perché pubblico potenzialmente può essere molto più sicuro”.

Google Cloud, un’offerta semplice e alla portata di tutte le aziende

I temi delle sessioni parallele si intrecciano a doppio filo con i pilastri strategici dell’offerta Google in cloud, su cui insistono Greg de Michillie, Director of Product Management Cloud e Office at the  CTO Google Cloud e Alison Wagonfeld, CMO Google Cloud. I pilastri sono: l’offerta di una piattaforma sicura, che sia permeata di AI e ML dalle fondamenta, abilitante per trasformare effettivamente il modo di lavorare, e in grado di offrire più agilità a dipendenti e sviluppatori.

Alison Wagonfeld, CMO Google Cloud

Un approccio decisamente pragmatico ma a nostro avviso efficace, quello di Google Cloud, per un percorso sostenibile attraverso alcuni passaggi fondamentali. Li declina de Michillie: “Divest, Invest, Innovate”, con il primo termine che sta ad indicare la necessità ancora cogente per tante aziende di riuscire a risparmiare sui costi complessivi di computing e di storage, e con l’ultimo, che indica la priorità, per il 74 percento delle realtà che vogliono cambiare, di farlo preferendo l’utilizzo di applicazioni native in cloud per incrementare la propria agilità. Sì, è vero iGoogle Cloud resta un cloud più facile per chi è “nativo in cloud”, e per questo Google ha scelto le tre partnership chiave in modo strategico.

La Platform di Google oggi secondo de Michillie rappresenta per quanto riguarda la sicurezza una garanzia ancora in più, riconosciuta da Gartner e Forrester, e per questo può costituire un approdo sicuro anche per la PA, perché si parla di sicurezza Built In (intrinseca) e non Bolted On (sarebbe imbullonata ma preferiamo aggiunta), distribuita su tutti i livelli, dal software alla rete ai servizi, con crittografia di default, la protezione offerta dagli stessi strumenti in cloud, e i log real time su tutti i processi al servizio dei clienti. Per questo Google può parlare di Defense In Depth Layered Security.

Greg de Michillie, Director of Product Management Cloud e Office at the  CTO Google Cloud

I benefici di AI e Machine Learning applicati a tutto lo stack applicativo rappresentano oggi il vero punto di forza, il plus in più della proposta di Google, un tassello differenziante e più facilmente percepibile con l’uso rispetto alla proposta Microsoft nell’ambito dei tool di collaboration e di Amazon, non presente nella raccolta massiva di informazioni a partire proprio dalle app sui device e da quelle “office” sui client. Alla base sta il framework open source TensorFlow. Con hardware che sfrutta le tecnologie specifiche di accelerazione  Tensor Processing Units. Alla base dell’offerta in ambito machine learning in casa Google offrono Cloud ML Engine, e una serie di APi specifiche Cloud Vision, Text to Speech, Cloud Translation API, Cloud Video Intelligence API, con i dati che vanno ad alimentare CloudAuto ML. 

Cloud AutoML è una suite di prodotti che permette agli sviluppatori con competenze limitate in questo ambito di formare modelli di alta qualità sfruttando l’apprendimento di trasferimento all’avanguardia di Google e le tecnologia di ricerca dell’architettura neurale.

Google è riuscita effettivamente a fare del machine learning un elemento differenziante e conta oltre 10mila clienti coinvolti in progetti innovativi, è riuscito a farlo con una proposta “as is” anche facilmente applicabile, come dimostrato nella demo real time, decisamente adeguata a spiegare ai partecipanti, concretamente, la semplicità architetturale persino nella fase di traning della rete neurale come in quella successiva dell’esposizione del modello con Cloud ML Engine o con Python, oppure ancora, con performance nel complesso meno soddisfacenti, con Query Vision API. Stesso approccio “semplificato” anche per le applicazioni in ambito IoT, con la proposta Google IoT Core.

Istio – Il framework Google per la sicurezza dei servizi di comunicazione delle app sviluppate con i container

Ripercorrendo passo a passo i pilastri strategici con le proposte concrete si arriva agli strumenti di collaborazione e di sviluppo applicativo. G Suite e l’intuizione vincente di Google per lo sviluppo e la manutenzione del software con App Engine e Kubernetes. L’approccio a container nello sviluppo applicativo, è in cloud decisamente migliorativo rispetto ai sistemi di virtualizzazione classici e soprattutto in grado di soddisfare il bisogno che de Michillie definisce di “consistenza“, come bisogno primario dell’era multicloud.
Inoltre viene proposto un framework dedicato a mettere in sicurezza i servizi di comunicazione, che Google identifica in Istio. Si tratta di una rete di servizi open source per offrire un modo uniforme per connettere, monitorare e proteggere i servizi, un bisogno specifico nell’ambito dei microservizi e della containerizzazione.

Le esperienze sul campo con la proposta Google

Google ha scelto di presentare la propria vision con tre ospiti principali: Enel, WindTre, Azienda Zero per Regione Veneto, a documentare con esempi sul campo applicazioni importanti nelle diverse proposizioni. Fabio Veronese, Head of ICT Architectures and Technologies di Enel, racconta come l’azienda ha introdotto AI nella gestione dei dati, nella gestione delle interazioni, nella gestione dell’ecosistema.

Lo ha fatto per esempio sfruttando il Deep Learning di TensorFlow applicato a un chatbot in ambito commerciale, e sfruttando le potenzialità di Digital Image Recognition per la manutenzione dell’infrastruttura fisica sul territorio.

Fabio Veronese, Head of ICT Architectures and Technologies di Enel

Molto interessante, nell’ambito dell’offerta di collaboration di G Suite, – soprattutto perché si tratta di un’esperienza in un ambito regolamentato – è il caso di Azienda Zero per la Regione Veneto, che ha sposato G Suite. Lorenzo Gubian, il Cio di Azienda Zero spiega le esigenze di una realtà che con le sue strutture deve servire le esigenze delle aziende sanitarie sul territorio che coprono 5 mln di abitanti (con il relativo volume di dati da gestire, per esempio 40 milioni di prescrizioni farmaceutiche). Azienda Zero ha fatto la gara per la fornitura del servizio di posta a 85 mila account, seguita nell’idea da oltre 15 aziende locali diverse.

G Suite ha vinto la gara ed è stata adottata non solo per i servizi email, con i relativi benefici di un’offerta puramente Saas, senza alcuna attività di operations richiesta per la piena focalizzazione sui processi, e con un relativo beneficio anche sugli economics. Il punto chiave dell’offerta G Suite è, a nostro avviso dato dal fatto di essere nata sostanzialmente come proposta cloud, e di beneficiare integralmente per costituzione di tutti i miglioramenti in ambito AI e ML in modo nativo.

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