Faccenda (OVH): Academy, cloud ibrido, Vmware, tutto nella nuova sede

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Dionigi Faccenda, Sales Manager South West Europe, NA e Latam di OVH, spiega le novità previste nella nuova sede, l’evoluzione del rapporto con Vmware e l’approccio al cloud da parte di piccole e grandi imprese

Una sede giovane, fresca, grandi open space e salette riservate per riunioni. Molto legno e colori rassicuranti e vista a 360 gradi sulla città. Così si presenta la nuova sede milanese di OVH, al sesto piano all’interno di uno dei palazzi che costituiscono il complesso del Maciachini Center. Dionigi Faccenda, Sales Manager South West Europe, NA e Latam, spiega la crescita numerica in termini di personale che necessitava di un luogo più grande rispetto alla vecchia sede in zona piazzale Dateo a Milano. “Abbiamo scelto una sede che potesse essere la location ideale per fare formazione sia per i partner sia per i clienti. Una formazione senza mai dimenticare il partner principale in ambito cloud che è Vmware e anche l’arredamento è studiato apposta per ospitare clienti e partner e realizzare breakfast, meeting e le nostre Academy”. Era il 2015 quando si iniziò a parlare di questa collaborazione con Vmware e la nascita dell’Academy, un programma di formazione organizzato con i propri partner tecnologici che permette ai clienti di perfezionare le proprie competenze e l’utilizzo degli strumenti tecnici.

vCloud air in casa OVH

Con Vmware si parla di cloud erogato dalla piattaforma con infrastruttura per accesso singolo e privato e ogni partecipante viene guidato attraverso personale Vmware nell’esecuzione dei test. “Con Vmware siamo su un’infrastruttura basata su Openstack di nostra proprietà – spiega Faccenda – e negli anni abbiamo acquisito il ramo d’azienda di Vmware vCloud air, un servizio che aiuta nell’integrazione tra public e private cloud. Abbiamo relazioni anche con Intel e Cisco, per i router marginalmente con Microsoft. Siamo nati come hosting provider ed e-commerce, abbiamo messo a catalogo anche Office 365 ma la partnership con Microsoft si ferma qui perché ci troveremmo in concorrenza con Azure”.

Dionigi Faccenda

E’ necessario, a questo punto, non trascurare Aws che, secondo Faccenda “In Italia si sta posizionando bene ma si posiziona sul mercato Enterprise e stessa cosa la fanno Microsoft con Azure e Google con il cloud platform e vanno a toccare una grossa fetta del mercato italiano che un tempo era in mano a Ibm, Oracle e Sap. Di recente abbiamo vinto una gara contro Amazon solo perché il cliente ci aveva già testato e abbiamo capito che facciamo breccia tra i clienti tradizionali e le Pmi che ci premiano”.

Faccenda spiega che OVH, di casa madre francese, non è legata a vincoli di stile patriottico che sono tali in aziende di casa madre americana. “Abbiamo fatto investimenti in America ma abbiamo dovuto creare una società separata e con un board differente da quello francese”, spiega. “In Europa abbiamo investito molto per la conoscenza del cloud dato che siamo partiti quasi contemporaneamente ad Amazon”. Forte sulle piccole imprese, ma anche sulle grandi con soluzioni certificate Vmware, OVH fa leva sulle certificazioni, importanti e sulle quali le aziende devono restare. “Noi siamo responsabili sulla qualità del dato che resti tale e non possa essere hackerato. Abbiamo sistemi di anti denial of service e 15 terabyte di banda nei nostri datacenter. Le nostre certificazioni vengono rilasciate a livello centrale perché sono molto costosi che non facciamo in filiale. Al momento abbiamo certificazioni che riguardino la possibilità di ospitare i dati sanitari. Oggi è di rilevo il fenomeno della sicurezza sui dati sensibili, specie quelli sanitari e i nostri data center in Francia sono certificati ai fini di questa ospitalità”, spiega Faccenda.

La nuova sede milanese di OVH

Le Pmi o le grandi? Chi la spunta?

Sul cloud e sull’approccio da parte delle diverse tipologie di imprese, le Pmi rispetto alle grandi imprese sono più flessibili ed elastiche sul ‘mettere in cloud’ le loro infrastrutture. “Le grandi dichiarano il cloud, hanno Crm ma hanno ancora molto legacy e molte aziende hanno ancora i propri data center. Io sono per una versione ibrida del cloud, che penso sia il futuro, non tutto si può portare sul cloud, pensiamo a un’azienda che ha sviluppato software da anni con sistemisti che lavorano con linguaggi di programmazione da Cobol a Visual basic: sarebbe complicato per questa azienda portare in cloud parte della supply chain, le paghe…La migrazione in questo caso sarebbe costosa. Viceversa potrebbe iniziare a migrare servizi di posta, world, Excel, riducendo il numero di terminali e aumentando le stazioni flessibili”.

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