Dal data center ai centri di dati, l’evoluzione dell’offerta VMware

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La possibilità di avere un’infrastruttura consistente, che sia anche gestita in modo consistente, senza separazione tra le sfere cloud è il punto di approdo dell’offerta VMware. Tutto VMworld 2018 in pillole

VMworld compie vent’anni. Si è già ‘consumata’ la data americana a Las Vegas, si attende quella europea tra il 5 e l’8 novembre. Per la ‘startup con 20 anni di esperienza’ – così definisce VMware Luca Zerminiani, Director Systems Engineering per la sede italiana – è tempo di fare il punto, provare a rideclinare i messaggi di VMworld America in salsa europea, anche considerato il fatto che VMware Europa non sarà per nulla la semplice replica dell’evento oltreoceano. Andiamo per punti.

VMware, scenari e visioni

VMware ha quasi ‘inventato’ l’etichetta Software Defined Data Center (SDDC) nel 2012, ora l’acronimo si è evoluto insieme con le tecnologie e significa Self Driving Data Center, comunque in coerenza con la vision iniziale.

Il tema Bridging Across The Cloud, e il chiasmo dai Data Center ai Centri di Dati, sono più che slogan. Le possibilità di calcolo oggi si stanno spostando dal centro verso le periferie, con il cloud che resta tema portante, ma anche una grande attenzione negli annunci verso l’Edge Computing.

In questi anni dal tema dell’automazione spinta, ci si sta indirizzando verso le potenzialità offerte dalle tecnologie Self Driving (si pensi a questo proposito anche alla strategia di Oracle). E VMware, con il suo portafoglio, si pone come collante strategico tra i silos di innovazione tecnologica (dai server, ai device, alla rete, al cloud, oggi anch’esso con il rischio di rappresentare un silos tra le varie architetture).

Luca Zerminiani, Senior Systems Engineering Manager VMware Italia

La prospettiva di VMware si è quindi rimodellizzata: da una idea distinta di Private e Public Cloud, ora la visione cloud in casa VMware distingue l’Hybrid e il Public. Oltre ai semplici dispositivi di computing, ora l’offerta VMware si è strutturata anche a supportare gli scenari IoT, quindi incontrando il mondo delle Cose e dei Sensori.

L’Hybrid oggi per VMware è assimilabile all’IT del cliente (non solo il private cloud, ma tutto l’IT spalmato in location fisiche – il data center (DC), i servizi presso il Cloud Provider, l’Edge). La possibilità di avere un’infrastruttura consistente, anche gestita in modo consistente, senza separazione tra le sfere cloud è il punto di approdo di VMware.

In uno scenario tecnologico significa avere gli elementi del Software Defined Data Center presenti presso il cloud provider, così come nel Private DC e anche nell’Edge.

VMware Hybrid Cloud
VMware Hybrid Cloud

Per esempio fa parte di questo scenario l’offerta Vmware cloud on AWS. Significa la presenza di rack con infrastruttura VMware all’interno dei DC di Amazon. Significa, a partire da un’infrastruttura VMware on premise, poter pescare nel cloud AWS la stessa infrastruttura, e quindi eliminare qualsiasi criticità. Questo abilita la gestione delle macchine con vMotion (migrazione live delle virtual machine). Su AWS si ritrovano poi anche oltre 80 servizi coerenti nativi VMware.

Passi avanti nell’integrazione VMware Cloud on AWS

Sul tema dell’integrazione VMware/AWS non sono mancati importanti annunci a VMworld 2018. E’ arrivato Hybrid Cloud Extension, un protocollo per trasferimenti live di carichi di lavoro da DC on premise.

Sono state annunciate ottimizzazioni di tuning delle risorse su Amazon (per il corretto calcolo di licenze, cpu, hosting) e integrazione nell’offerta di VMware vSAN cui può essere agganciato lo storage Amazon come repository. Significa per il cliente utilizzare l’interfaccia VMware del proprio DC ma con la scabilità e gli economics dello storage AWS.

VMware Vision 2018
VMware Vision 2018

A livello di rete si sa che i collegamenti da e verso il cloud sfruttano sostanzialmente due percorsi o Direct Connect, oppure Internet. in ambito Direct Connect ora è possibile portare l’integrazione di NSX e quindi l’offerta di SDN estesa verso i DC di Amazon, quindi avere le stesse policy di sicurezza e rete esportate in cloud, senza problemi di reindirizzamenti.

E’ stata estesa inoltre la disponibilità del servizio VMware Cloud on AWS, con la disponibilità anche in Asia Pacific grazie all’apertura del DC di Sidney  – e in futuro a Tokyo – e la proposta di Government Cloud per la PA americana.

La piattaforma di integrazione VMware è ora disponibile per 4200 cloud provider in 120 nazioni, tra cui IBM Cloud, ma anche OVH. Essi basano la propria offerta su VMware Cloud Foundation e possono certificarsi Cloud Verified.

La proposta VMware in ambito Edge Computing

Data center, server, client e device da utilizzare in mobilità, ecco, fino ad oggi i dati digitali venivano prodotti da queste categorie di prodotti.
Lo scenario attuale in verità deve tenere conto dell’esplosione dei dati prodotti dai sensori, dati che devono essere analizzati per sviluppare business, ma anche per abilitare nuovi modelli di algoritmi a miglioramento delle prestazioni delle soluzioni AI. Non tutte le elaborazioni però sono possibili trasferendo i dati dalla periferia al cloud e viceversa in tempi sufficienti per mantenere l’efficacia dello sforzo di computing computo.

In questo ambito VMware ha annunciato a VMworld 2018 Project Dimension.  In pratica si invia alla periferia dell’architettura un’appliance hardware (Dell|Emc o Lenovo) con lo stack SDDC a bordo operato e governato da VMware in un’offerta As A Service dal cloud. E’ come avere micro DC disponibili in poche robe in modalità a consumo. In questo modo la VMware Cloud Foundation può essere presente nel cloud, nel DC on premise, ma anche nell’Edge, è il nuovo Hybrid Cloud.

Per quanto riguarda gli scenari di Public Cloud: con i cloud provider AWS, Azure e Google si sa che la loro architettura non si basa su VMware, ma tante aziende hanno magari implementato delle applicazioni su quel tipo di nuvola.

Accelerare la migrazione in cloud secondo VMware

Anche in questo caso VMware ha annunciato i suoi Cloud Services, che servono a creare template di servizio, che contemplano l’aggregazione di macchine, modalità e applicazioni, a diventare veri e propri ‘stampini’ che vengono proposti in cataloghi di servizi cui è possibile attingere.

Il vantaggio è mantener la governance sia sul servizio sia su dove esso viene attivato, indipendentemente dall’origine. In questa ottica si inserisce l’acquisizione di CloudHealth con le sue soluzioni di controllo dei costi dei servizi attivati in cloud.

In ambito specifico IoT, VMware ha annunciato invece Pulse. Al di là dell’elaborazione dati che in ambito IoT è necessario poter lasciare in periferia, oggi è partita la sfida tra i vendor all’annuncio di piattaforme scalabili che possano gestire tanti sensori e standardizzino i protocolli di comunicazione dei sensori e mettano in sicurezza il trasferimento di questi dati.

Pulse si propone come piattaforma che riesce a integrare i sensori, aggiornarli da remoto e standardizzare il linguaggio tramite interfacce intermedie di comunicazione. La proposta si integra con Project Dimension e quindi l’elaborazione SDDC in periferia, con in più la possibilità di avere anche dove manca una connettività robusta, una connettività forte grazie all’astrazione software.

VMware Virtual Cloud Network
VMware Virtual Cloud Network

Ultima ‘pillola’ da VMworld. Governare la comunicazione dei dati, nell’era Centers of data, implica anche abilitare il dialogo tra applicazioni in parte in cloud (magari su container) e in parte nei DC. E’ il tipico scenario cui ci troviamo di fronte nell’utilizzo per esempio dei servizi di mobile banking, che prevedono un flusso di dati dai container, verso la parte esposta sul Web, poi sui DC e le relative applicazioni per finire come memoria storica sui mainframe.

VMware ha lavorato su tutte queste dimensioni creando l’idea di Virtual Cloud Network per cui resta al centro dell’offerta NSX come prodotto di virtualizzazione del networking (NSXv), ma oggi NSX è disponibile anche per i container, e per il mondo fisico con le stesse caratteristiche. NSXt può quindi oggi agganciare server fisici senza a bordo virtualizzazione come mainframe collegati a switch indirizzati poi da NSX. E’ l’ennesima estensione della fabric di rete.

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