Papini (Acronis): l’on premise non si tocca, ma il cloud raggiunge il 30% del fatturato

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Mauro Papini, south Europe MED & Me country director di Acronis, spiega la strategia sempre più calata nell’automation e nel cloud con il quale ha raggiunto in poco tempo il 30% del fatturato. Tuttavia con l’on premise si crescerà ancora

Acronis, partendo da zero in fatto di cloud, è arrivata a sfiorare il 30 per cento di fatturato in pochi anni; ha creato un canale ad hoc con partner dedicati al cloud che dovrebbe convergere ed essere in sinergia con il canale tradizionale, ma è una situazione che al momento è ancora agli albori. Mauro Papini è south Europe MED & Me country director della società di sicurezza e backup che ha 25 uffici nel mondo, non è quotata in Borsa, ha oltre 1000 dipendenti con canale con oltre 250 partner per nazione. “Lavoriamo a più livelli, con la maggior parte dei brand e serviamo quasi tutti i verticali”, dice. Lasciato alle spalle il consumer, con il quale era nata, oggi Acronis si è spostata sul corporate automation, sull’automotive che sono settori di mercato in cui l’azienda sta andando meglio, grazie al fatto che stanno migliorando i processi produttivi e trainando anche il mondo It. Papini, infatti, ne nota la tendenza: da ambienti marginali per il mondo It, stanno diventando ambienti It a tutti gli effetti.

cloud

E il cloud? Tornando a quanto si diceva all’inizio, Papini spiega: “il concetto sta nel modello di business che ci sta dietro: genera revenue ricorrenti che crescono in base all’utilizzo di queste soluzioni e si rivelano vincenti; il canale percepisce il cambiamento e ne trae i benefici e il cloud è una delle poche situazioni in cui si vede ancora una crescita generale sul canale e sul vendor e dove il prezzo non è più una variabile determinante”. Come ha fatto Acronis? “Ai fini della transizione verso il cloud abbiamo fatto una cosa rischiosa: abbiamo riscritto completamente i prodotti, codice dopo codice, per offrire, in ottica cloud, gli stesi prodotti e che dessero gli stessi risultati. Offriamo back up, disaster recovery, sincronizzazione dati, protezione ransomware, un insieme di servizi che gestiamo attraverso la nostra rete di data center che supportiamo e implementiamo gestendo le soluzioni con il cloud Acronis fino ad arrivare a situazioni in cui l’intero stack cloud lo mettiamo nei data center del cliente che deve a sua volta gestire migliaia di postazioni e posiamo offrire soluzioni che prima non erano praticabili. La gestione di questo aspetto complesso – spiega – ci arriva grazie al nostro passato consumer”.

Sui prodotti Acronis, Papini spiega che l’azienda è forte in automation perché i prodotti sono gestiti indipendentemente offrendo servizi di disaster recovey di primo livello. I servizi premium li portiamo alla massa in modo trasparente per ripartire su un cloud immediatamente anche in caso di difficoltà. Grazie al cloud, l’erogazione cambia tutto. “Attraverso la console posso entrare nell’infrastruttura del cliente e gestirla come se fossi fisicamente sul posto. Un rivenditore, un service provider, per esempio, possono proporre backup di sedi fisiche”. Un cenno anche alla blockchain una tecnologia che potrebbe rientrare in uno dei servizi Acronis dedicato all’autenticazione e alla certificazione dei file e dei dati. Si pensi alla mole di questi in capo a uno studio commercialista o uno studio legale!

Disaster recovery

Nel 2019, Acronis vuole crescere sia nella modalità di erogazione di servizio on premise sia nel cloud. “Siamo nella fase di accelerazione esponenziale e la sfida è fare tutto questo guadagnando market share, anche in ambito on premise. Il cloud è formidabile! Sono tutti interessati e vogliamo rinforzarci come provider per ottenere visibilità che ora non abbiamo. Vogliamo fare in modo che il mercato ci percepisca attraverso attività di marketing strutturate, eventi e la possibilità, sfruttando l’approccio alle competenze che ci venivano riconosciute da clienti, di creare una sorta di verticale che ci dia visibilità”, chiude Papini.

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