Anguilletti (Red Hat), i valori fondanti della squadra resteranno la guida per il futuro

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Red Hat Open Source Day 2018 chiama a raccolta oltre 1600 tra clienti, partner e sviluppatori pochi giorni dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte di IBM. La strategia di sviluppo tecnologico poggia sull’indipendenza operativa. La capacità di valorizzare le intuizioni deve rimanere un asset intoccabile

Cinque presentazioni in sessione plenaria, 48 sessioni parallele nel corso della giornata, e la possibilità di interagire con 47 partner… Per Red Hat Open Source Day l’edizione 2018 è da record e lo è anche per il numero dei partecipanti –  oltre 1600 di cui tantissimi i giovani –  e per la fremente attesa riguardo eventuali ‘commenti’ e ‘rumors’ relativi all’acquisizione da parte di IBM.

In una sala in cui di ‘blu’ non c’è  – ancora – nemmeno uno spillo e il rosso campeggia, ci pensa Gianni Anguilletti, Regional Director Italia, Turchia, Israele e Grecia di Red Hat, a togliere la brace dal fuoco: “Quasi dimenticavo… Poche ore fa si è conclusa la più grande transazione nella storia dell’IT per quanto riguarda il software. IBM ha infatti raggiunto un accordo con Red Hat per la sua acquisizione per un valore di 34 miliardi di dollari – in pratica una manovra finanziaria italiana – l’intenzione è quella di creare un polo nel quale Red Hat manterrà comunque la propria autonomia operativa, come divisione distinta del gruppo IBM. Ancora più importante degli aspetti organizzativi è che l’intenzione di questo binomio è di mettere al centro del proprio operare il cliente. Nelle scorse ore, per cercare di esprimere il valore che questa operazione può rappresentare, ho trovata adatta la seguente analogia. E’ come se voi clienti e partner ‘tifosi’ poteste godere delle performance di una squadra di calcio che è sempre stata solida, di ricca esperienza, abile nel gioco ad alti livelli e su più fronti, alla quale è stata innestato il supporto di giovani talenti ambiziosi, creativi – magari un po’ incoscienti – che possano dare vita ad un’amalgama con il giusto bilanciamento di creatività, innovazione e solidità per offrire le migliori garanzie di successo alle iniziative di digital transformation e innovazione tecnologica dei clienti”.

Gianni Anguilletti in occasione di Red hat Open Source Day 2018

La storia di Red Hat è una storia di indipendenza che, per noi stessi osservatori esterni, rappresenta essa stessa parte del reale valore aziendale, differenziante, e sarebbe un vero delitto andasse compromeso. Quanto compiuto dell’azienda, e dell’azienda in Italia, ci può dare ragione… Speriamo anche il futuro.

Anguilletti ripercorre le tre direttrici strategiche caratterizzanti lo sviluppo tecnologico: (1)la copertura funzionale (affinché i clienti trovino nel portfolio di soluzioni e servizi tutto il necessario per costruire architetture e piattaforme informatiche altamente scalabili e sostenibili); (2)l’apertura – per fare in modo che i clienti siano sempre liberi di scegliere lo stack infrastrutturale proposto da Red Hat nella sua interezza, oppure solo alcuni dei componenti, senza penalizzazioni, magari avvicinandosi allo stack in modo graduale, o per salvaguardare investimenti pregressi.

Red Hat Open Source Day 2018
Red Hat Open Source Day 2018

La terza direttrice strategica (3) è quindi la flessibilità declinabile anche con il mantra di sempre Open Hybrid Cloud e la relativa compatibilità binaria che contraddistingue lo stack a marchio Red Hat e consente di creare container, muoverli a piacere nel loro ciclo di vita senza essere costretti a rivisitare pesantemente il codice.

Dal punto di vista organizzativo Red Hat ha continuato ad investire nelle persone e nelle loro competenze, questo anche secondo un approccio segmentato per specializzazioni, in grado di offrire gli interlocutori migliori ai clienti, a seconda degli ambiti operativi e con l’intenzione di continuare a sviluppare le proprie radici che il mercato indubbiamente riconosce.

Oggi in Italia Red Hat conta 150 dipendenti di cui un terzo sono ingegneri sviluppatori.
Anguilletti chiude con un messaggio quasi programmatico: “Andando oltre i propri limiti ci si può recare in luoghi immaginari, reali e digitali, dove poter rendere possibile ciò che non sembra esserlo e questo per i valori fondanti dell’azienda: libertà, coraggio, impegno e responsabilità. Impegni da tenere in equilibrio tra loro ma assolutamente tutti indispensabili”. 

Michel Isnard – VP Sales Emea Red hat

Michel Isnard, Vice President Sales Red Hat Emea, sembra raccogliere il testimone di Anguilletti riguardo la valorizzazione del lavoro di squadra, ma soprattutto nel suo intervento pone alcune questioni fondamentali di “approccio” e di “cultura di processo”. La prima sollecitazione di Isnard riguarda la capacità di discernere come “non ci sia digital transformation senza open organization”. Un’accoppiata sentita da CIO e CDO che riconoscono quanto il cambiamento in corso oggi sia profondo (il 90 percento, fonte MIT) e riguardi la natura stessa del lavoro di trasformazione e quanto poco si sia preparati (solo il 16 percento, fonte MIT). Isnard: “Dietro le tante sfaccettature della parola disruptive/disrupted, si svela la chiamata a studiare nuovi business model, ma anche la capacità di discernere ‘come, e quando’ siano da declinare alla ‘squadra’ per coinvolgerla” .

Red Hat, nata nel 1993, si è ritrovata disruptive dal decennio successivo; ha accumulato una certa esperienza in questo ambito grazie all’approccio open source, dal 2003, nell’era in cui IBM, SUN, HP e Digital ragionavano ancora a silos.

Isnard ripropone il modello che è risultato efficace in tre step: la capacità di configurare tecnologia e architetture per il futuro (con il confronto tra clienti e partner e il modello open source come prima sorgente di innovazione), di abilitarla all’operatività attraverso processi agile (che sono rigorosamente propri di ogni organizzazione e non universali), fino alla capacità di ingaggio tipica del modello open source per quanto riguarda la cultura collaborativa funzionale all’agilità con il modello dell’Open Organization.

Il modello motivazionale per la realizzazione di un progetto è fondamentale nelle fasi di cambiamento molto più di quello che vede come obiettivo primario non una ‘realizzazione di innovazione’ ma un obiettivo di guadagno. Sarà importante mantenere questa prospettiva anche in IBM.

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