A che punto è Italia 4.0?

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Deloitte fotografa le principali evidenze sullo stato di avanzamento delle tecnologie 4.0 in Italia, secondo i manager del nostro Paese

“Gli executive in Italia si trovano nelle fasi iniziali di un percorso volto a preparare le loro organizzazioni per cogliere appieno il potenziale dell’Industry 4.0. Lungo questo percorso, vi sono molteplici opportunità per rafforzare le relazioni di un ecosistema sempre più vasto di clienti, persone, comunità e società”.
Così Silvia La Fratta, Partner Consulting di Deloitte, commenta i risultati dello studio di Deloitte sullo stato di avanzamento delle tecnologie 4.0 in Italia, evidenziando da un lato il bisogno di saper affrontare nuove sfide in diversi settori (tecnologico, strategico, di gestione dei talenti e di responsabilità sociale), allo stesso tempo anche l’idea di un percorso che è nel nostro Paese solo agli inizi. Lo dicono i numeri.

I top manager italiani (8 su 10) sono ben consapevoli dei cambiamenti dell’Industria 4.0 ma si dichiarano incerti sulle strategie da implementare; per il 32 percento delle imprese italiane investire in tecnologie 4.0 è tuttavia fondamentale (cloud 51 percento, mobile 64 percento e robotica 29 percento sono tra le più utilizzate) e purtroppo solo il 18 percento degli investimenti è destinato alla gestione delle risorse umane contro il 59 percento relativo allo sviluppo dei processi operativi

L'Italia nel mondo Industry 4.0
L’Italia nel mondo Industry 4.0

Si potrebbe parlare di un’evoluzione radicale dei sistemi digitali e fisici che sta trasformando in modo profondo e irreversibile il sistema industriale perché Industria 4.0 è un fenomeno dirompente e ormai esteso su scala globale che sta mettendo in discussione le strategie e i modelli di business delle aziende. E tuttavia non è così scontato che imprese e istituzioni ne siano consapevoli e ancora meno che siano pronte. Entriamo nei dettagli.

Italia 4.0, un mix di fiducia e grande incertezza

La ricerca ha coinvolto più di 100 C-level executive ai vertici delle principali aziende italiane, e mette in luce un quadro ambivalente caratterizzato da un mix di fiducia e incertezza. Da un lato il top management intervistato ha espresso un giudizio favorevole sul grado di preparazione nei confronti delle nuove tecnologie (8 intervistati su 10), dall’altro evidenzia l’assenza di una chiara visione su come trasformare i modelli di business – solo il 32% afferma di possedere un solido business case in grado di supportare lo sviluppo delle nuove soluzioni tecnologiche.

E nonostante gli executive italiani si dimostrano più sensibili alla questione della trasformazione tecnologica, al tempo stesso appaiono anche più confusi e disorientati sulle conseguenze che essa comporta. In particolare, su questo punto emerge un notevole divario rispetto all’estero: solo il 5% dei dirigenti italiani si definisce in grado di prevedere i cambiamenti organizzativi indotti dalle nuove tecnologie, in contrasto con il 22% dei dirigenti internazionali.

Questo elevato livello di incertezza è alimentato dal fatto che le strategie attuali sono principalmente incentrate su attività operative e su una visione di breve periodo. Infatti, sebbene la necessità di una formazione dei talenti che sia aggiornata al contesto tecnologico, solo il 18 percento degli investimenti è destinato alla gestione delle risorse umane a fronte delle risorse destinate alle nuove tecnologie relative ai processi/operations (59 percento), alle attività a supporto ai clienti (54 percento), e alla produzione (38 percento). Questo punto mette in luce un ulteriore contrasto rispetto al dato Global dove il 40 percento degli investimenti è destinato allo sviluppo delle risorse umane.

Impatto sociale e rivoluzione 4.0
Impatto sociale e rivoluzione 4.0

L’impatto dei mutamenti introdotti dall’Industria 4.0 non si limita però soltanto al piano economico ma avrà anche delle ripercussioni sulle risorse umane e sulle strutture organizzative. La stragrande maggioranza dei dirigenti (81 percento) concorda sul fatto che le competenze richieste ai dipendenti si evolveranno molto più rapidamente di quanto avvenuto finora. Tuttavia, soltanto il 49 percento degli intervistati considera questo aspetto tra le proprie priorità strategiche.

Mentre in Italia si avverte la necessità di una riforma profonda del sistema educativo e formativo, a livello internazionale il focus è maggiormente concentrato sule iniziative all’interno delle aziende stesse. Secondo il 79 percento degli intervistati bisognerebbe pensare ad una riforma completa del sistema di istruzione per allinearlo con le nuove esigenze poste dall’Industria 4.0. Già lo fanno bene Germania (73 percento) e Svezia (46 percento).

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