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TEST: Xerox Phaser 8560MFP/AN

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

La scelta di una stampante a inchiostro solido può soddisfare le esigenze delle medie imprese, dove il flusso di lavoro è massiccio e costante. Ottima qualità a un prezzo accettabile

Sono passati circa quindici anni da quando il presidente di Tektronix (prima che la divisione Color e Image Printing passasse a Xerox) si mangiò gli stick di cera delle stampanti a inchiostro solido per dimostrare quanto erano ‘genuine’ le resine e gli olii vegetali di cui erano composti. Noi scartando le confezioni per installare la Xerox Phaser 8560MFP/AN abbiamo avuto lo stesso pensiero (ma l’assaggio non l’abbiamo fatto) più che altro ancora una volta sorpresi dall’assoluta comodità e maneggevolezza dei blocchetti di cera colorati (2x2cm circa) che sembrano, al tatto, quasi plastilina, e che per chiunque abbia sempre utilizzato toner e cartucce di inkjet, rappresentano una gran comodità.

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Xerox Phaser 8560MFP/AN

Il perché è presto detto: prima di tutto non ci sono consumabili da smaltire, quando la cera si consuma si inserisce un altro blocchetto e tutto finisce lì, e poi anche l’inserimento è persino divertente.

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Un’impostazione vecchio stile, quella scelta da Xerox per questa Phaser, ma assolutamente a prova di utente, a ogni pulsante è assegnata una singola funzione e tutto è subito visibile