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Apple allenta la morsa sulle applicazioni per App Store

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App Store è ormai un mercato valutato attorno a un miliardo di dollari di fatturato. Ma le software house spingono per una maggiore apertura nei criteri di ammissione allo store online

Apple ha dichiarato di voler allentare le regole che le software house devono seguire per realizzare la applicazioni per iPhone e iPad, cioè per il sistema operativo iOS. E per la prima volta ha rese note in modo dettagliato le linee guida secondo le quali Apple decide quali programmi ammettere e quali no per la vendita su App Store. Si tratta di una concessione alle critiche che da sempre persistono da parte degli sviluppatori su certe opacità del processo di revisione del loro software ai fini della decisione della accettabilità per i consumatori.
La mossa d’altra parte sembra beneficiare in particolar modo Adobe e i suoi tool di sviluppo – sistema software in cui Flash è al centro – e che hanno subito un rude contrasto da parte di Apple. La disputa era arrivata fino a un reclamo ufficiale di Adobe presso gli entri regolatori americani che hanno preso in considerazione un’indagine su questa pratica di Apple. E questa è la seconda ragione per cui la società di Cupertino ha deciso di essere più trasparente verso le software house.
Da un altro punto di vista la mossa va incontro alla possibilità di rendere più agevole agli sviluppatori di realizzare le loro applicazioni è per più piattaforme. Una di queste è Android che vede cresce il suo interesse per le software house. Un caso eclatante è scoppiato negli   Stati Uniti con il rilascio di Google Voice, un servizio telefonico via web di Google, la cui applicazione per iPhone non è permessa su App Store. Sul sito sono presenti più di 250 mila applicazioni per iPhone e iPad. I ricavi delle software house vengono stimati attorno a un miliardo di dollari.