Workspace

Parker (Serena Software), chi ‘orchestra’ la gestione delle applicazioni è competitivo

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Mentre cala il costo operativo dei software, grazie alle tecnologie cloud e alla virtualizzazione, resta alto quello di delivering. La gestione del ciclo di vita delle applicazioni come vantaggio strategico per i CIO

Secondo Gartner i costi per colmare il gap per la maintenance delle applicazioni corporate nel 2010 arriveranno a 500 miliardi di dollari e nel 2015 toccherrano i 1.000 miliardi a livello mondiale. Una cifra impressionante associata alla considerazione che i budget IT per innovare crescono molto poco. A crescere rapidamente sono invece i costi di gestione di software e applicazioni. Per farla breve: è un dato di fatto che nell’IT il 69% dei budget è destinato alla spesa corrente e solo il 31% finisce alla voce “investimenti”, che spesso comprende però anche update non rimandabili delle applicazioni Erp, e di quelle legacy,  e il consolidamento e dalla razionalizzazione del portfolio applicativo.

In questo scenario si innesta la proposta di Serena Software con una task force di 300 ingegneri distribuiti in 29 paesi per un mercato, quello ALM (Application Lifecycle Management), che è certamente un mercato di nicchia, ma strategico e che frutta a Serena Software 225 milioni di dollari (revenue per anno). Maturati soprattutto in ambito enterprise, e nella nostra realtà italiana con i gruppi assicurativi e bancari più importanti, oltre che con le telco.

Ce ne parla Kevin Parker, Vice President e Chief Evangelist di Serena software che esordisce così: “Grazie alla virtualizzazione e al cloud computing il costo di ogni operazione applicativa di per sè è diventato sempre più basso, ma quelli di delivering sono invece rimasti immutati per l’elevato livello di complessità e per la necessità di soddisfare i criteri di compliance. I budget sono ‘spremuti e strizzati’ (“squeezed”, come spiega Parker, rende molto meglio l’idea, NdR) e se è sempre possibile demandare in outsourcing lo sviluppo del software, non sempre questa si rivela una strategia adeguata, perché i problemi spostati fuori casa si ripropongono poi quando le applicazioni si innestano nei processi produttivi e manca il collante tra i membri del team dei vari step di sviluppo, e tra questi e chi poi dovrà realmente usare gli applicativi”. Manca   l’orchestrazione, appunto.

Kevin Parker, Vice President e Chief Evangelist