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Il cloud computing è già realtà e Oracle si candida a guidarne lo sviluppo

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Dall’“hype” alla concretezza, il percorso evolutivo dell’It pare destinato a passare per la visione a “nuvola”, a cominciare dall’organizzazione interna alle aziende. Oracle ha dedicato una giornata di riflessione al tema, provando da qui a lanciare i primi segnali di integrazione con Sun.

Sul cloud computing sono schierati in prima fila tutti i big del settore It e Oracle non vuole essere da meno. L’offerta su questo fronte è già ben delineata  e fa leva su alcuni concetti-chiave, come il “platform-as-a-service”, ritenuto centrale per la costruzione di una cloud privata aziendale.

A Milano se n’è parlato per una giornata intera e la casa di Larry Ellison ha voluto prima di tutto demistificare alcune convinzioni che si sono diffuse sul cloud computing. “Non si tratta di attuare rivoluzioni rispetto ai modelli noti nei sistemi informativi – ha spiegato Andrew Sutherland, senior vice president middleware dell’area Emea – bensì di un’evoluzione delle pratiche di condivisione di tempi e risorse”.

Oracle vuole essere presente su tutta la linea di sviluppo che caratterizza il cloud computing. L’elemento più noto del puzzle è il software-as-a-service(Saas), ossia la possibilità di fruire di applicazioni via Internet, in modalità pay-per-use e qui il vendor si è mosso per tempo, ad esempio nel Crm, dove la proposta OnDemand rappresenta oggi l’85% del totale di vendite in questo ambito. Dove invece va recuperato terreno è sul fronte infrastrutturale della materia, quando si inizia a parlare di platform o infrastructure-as-a-service(Paas e Iaas) e sono quindi gli strumenti di sviluppo o l’intero insieme delle risorse elaborative a essere erogate e fruite come servizio, nell’ambito di cloud pubbliche o private. Qui si è concentrata, dunque, l’attenzione di Oracle, nel tentativo di spiegare come la propria strategia (e la conseguente offerta) possa coprire sia il lato pubblico che quello privato del cloud computing, nel primo caso con le applicazioni on demand e le tecnologie verticali e nel secondo con le proprie Applications e soprattutto gli strumenti di platform-as-a-service, pensati soprattutto per gli sviluppi privati (cioè gestiti e controllati nell’ambito chiuso dell’azienda), giudicati ideali per le esigenze di sicurezza, compliance e controllo di qualità.

Dal 2005 a oggi, Oracle ha effettuato circa sessanta acquisizioni, seguendo sempre la logica dell’integrazione di componenti innovative nella propria offerta: “È per questo – ha sottolineato Sergio Rossi, amministratore delegato della filiale italiana – che oggi siamo pronti ad affrontare le sfide del cloud computing con una gamma di soluzioni che fanno leva su un ampio spettro tecnologico, comprendente server, storage, middleware, database, applicazioni e strumenti di virtualizzazione”. La parte hardware dell’infrastructure-as-a-service è quella che arriva dalla recente acquisizione di Sun, anche se il Cto Giuseppe Russo ha tenuto a evidenziare come l’azienda dalla quale proviene porta in dote “un sistema operativo come Solaris, di fatto pensato in ottica cloud nelle fondamenta, oltre ad alcune tecnologie ad hoc, come Zfs”.

Si potrebbe notare come il messaggio di completezza trasmesso da Oracle ai propri utenti strida con alcune delle considerazioni fornite da Massimo Pezzini, vicepresidente e partner fellow di Gartner. In particolare, l’analista, pur sottoscrivendo la visione a “strati” del cloud computing (Saas, Paas e Iaas) e notando come cloud e on premise siano due logiche destinate a convivere, ha anche evidenziato come tra i fattori di freno alla diffusione nelle aziende ci siano non solo la sicurezza o i problemi legislativi, ma anche il timore del lock-in con singoli vendor: “Il cloud, oggi, brilla per mancanza di standard e per la presenza di soluzioni monolitiche, dove un fornitore si occupa di tutto e al massimo lascia spazio alla creazione di applicazioni, ma all’interno della propria piattaforma. L’inevitabile standardizzazione poterà con sé un approccio di maggior integrazione di vendor di nicchia o verticali”.

Pezzini, tuttavia, ritiene che il tempo sia maturo almeno per le sperimentazioni, praticabili anche per il basso costo che comportano e utili anche per fare un inventario dei servizi in essere: “In prospettiva, poi, occorrerà sviluppare una strategia cloud organica  e integrata con quella It tradizionale”, ha concluso l’analista.