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IDC: bene i wearable, a parte gli smartwatch

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I prodotti fitness vincono per la loro semplicità, gli smartwatch non hanno compiuto il cambio di passo che i produttori speravano

Le rilevazioni IDC per il mercato dei dispositivi wearable, essenzialmente diviso tra fitness tracker e smartwatch, indicano che il comparto è cresciuto del 3 percento circa anno su anno, guardando ai risultati del terzo trimestre e ai suoi 23 milioni di unità vendute. È tutto sommato un risultato confortante perché il settore è composto da un tipo di prodotti già molto noto e che non ha grandissimi modi per rinnovarsi (i fitness tracker) e da un secondo tipo (gli smartwatch) che evidentemente non ha ancora trovato il modo per convincere la massa degli utenti di avere una sua utilità proporzionale al costo mediamente elevato.

Lo sottolinea anche IDC, spiegando che i wearable di base hanno fatto la quasi totalità del mercato (85 perento) con un tasso di crescita a doppia cifra, puntando in particolare sul lancio di nuovi modelli e sulla stagionalità, ma soprattutto su una semplicità e una focalizzazione che sembrano essere fattori molto apprezzati dagli utenti. C’è anche una maggiore attenzione al design, che ha portato allo sviluppo di prodotti meno appariscenti e quindi più indicati per le situazioni meno “sportive”.

Al contrario i wearable “smart”, in primo luogo gli smartwatch, fanno più fatica del previsto ad affermarsi. Avere più funzionalità ed eseguire applicazioni di terze parti è un bene, secondo IDC, ma aggiunge anche complessità. Servono invece interfacce più intuitive, esperienze d’uso più semplici, una vera indipendenza dagli smartphone e – in ambito business – applicazioni che portino incrementi di produttività effettivi.

wearable-idc-3q16Questa situazione è pienamente riflessa nella classifica dei produttori “top 5” per il trimestre, in cui il vendor che punta tutto sugli smartwatch (ossia Apple) è l’unico con il segno meno mentre tutti gli altri registrano crescite anche importanti.

Guida Fitbit grazie a una gamma di prodotti ampia e in rinnovamento, con in prospettiva anche una progressiva espansione verso la parte smartwatch se sarà confermata l’acquisizione di Pebble e delle sue competenze nel campo. Al secondo posto Xiaomi ma con una crescita frenata, per una certa difficoltà a imporsi sui mercati non cinesi. Al terzo posto Garmin, premiata dalla forte focalizzazione fitness ma anche per una gamma prodotti che si sta sempre più ampliando.

Restano in coda Apple e Samsung, nettamente più concentrate sulla parte smartwatch. La flessione anno su anno della casa di Cupertino è forte e dovuta essenzialmente al ritardo nel lancio del Watch 2. Samsung registra una crescita ma per IDC questa non è molto veritiera: una larga parte dei volumi di vendita del trimestre è legata a offerte in bundle con gli smartphone. Più significative le vendite “autonome” del Gear S2.