Software

Una visione flessibile e indipendente per le Soa di Progress

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Di fronte alla pressione dei big, lo specialista americano risponde con uno sviluppo fatto di componenti autonome e integrabili in ogni ambiente

La svolta di Progress Software risale, più o meno, al 2002. Allora uscì Sonic Esb, primo esempio di Enterprise Service Bus indipendente e segno di un’evoluzione verso le Soa che da allora contraddistingue la strategia della società. Oggi, siamo prossimi alla release 8.0 di Sonic Esb, che il vendor ha promesso per la fine dell’anno e che dovrebbe spingere l’architettura event-driven nel mainstream enterprise. Nel frattempo, è attesa l’uscita della versione 7.6 e che contempla migliorie sul fronte dell’usabilità e capacità di integrazione.

Proprio la parola “integrazione” è una delle chiavi con le quali leggere il percorso evolutivo di Progress e un andamento positivo anche dal punto di vista economico, visto che l’ultimo trimestre fiscale si è chiuso con un’ascesa del 6% nel fatturato (121,6 milioni di dollari) e del 47% nell’utile netto (12,8 milioni di dollari). Secondo il chief technology officer, Hub Vandervoort, il portafoglio “copre oggi ogni aspetto delle architetture orientate ai servizi, ma è soprattutto strutturato modularmene e in modo indipendente, per integrarsi nelle esistenti infrastrutture delle aziende o nelle offerte degli Oem”.

Ogni pezzo della proposta è pensato per poter lavorare anche singolarmente e adattarsi a quello che eventualmente già è implementato: “I principali vendor del settore – riprende Vandervoort – hanno costruito le proprie offerte sul concetto di ‘stack’, ossia blocchi inseparabili l’uno dall’altro, in modo tale da costringere il cliente a legarsi a un unico fornitore per costruire la propria architettura. E non mi riferisco solo ai big, ma anche agli specialisti indipendenti”.

Oltre ai data services, la strategia di Progress fa molta leva sul concetto di event processing, molto dibattuto negli ultimi anni, ma fin qui poco applicato anche per la relativa mancanze di tecnologia robusta. L’azienda lo spinge da diverso tempo, perfettamente integrato nella proposta Sonic, ma, come ammette Vandervoort, “il mondo fin qui non era pronto”. In un’architettura event-driven, le applicazioni rispondono automaticamente alle condizioni che trovano e non sono chiuse in sequenze di azioni predefinite. Questo dovrebbe fare in modo che l’infrastruttura It sia in grado di poter rispondere anche ai cambiamenti più sottili che avvengono nel panorama del business. Secondo Idc, questo concetto si fonda su cinque tecnologie-chiave, ovvero un middleware message-oriented, motori per l’elaborazione di eventi complessi, integrazione attiva dei dati, adattatori asincroni e data cache. L’analista ritiene che solo Oracle e Progress abbiano prodotti maturi in tutte e cinque queste aree.

Per finire, nel futuro di Progress c’è anche un potenziamento dell’offerta software-as-a-service, destinata a caratterizzare l’evoluzione anche delle architetture orientate ai servizi. “È una strada che abbiamo adottato, ad esempio, con OpenEdge, la nostra piattaforma per lo sviluppo applicativo, ma il rapido sviluppo e i conseguenti mutamenti del business stanno spingendo verso un’estensione più ampia del concetto”, conclude Vandervoort.