Erp e CrmSoftware

SAP Forum 2016, Iot entra nei processi di business

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

A SAP Forum 2016 è protagonista Internet of Things. Le soluzioni SAP come sistema abilitante per il business nell’era dell’IoT industriale grazie all’acquisizione di Plat.One

Due miliardi di investimenti in cinque anni in ambito IoT, sei IoT labs sparsi per il mondo, da sfruttare per collaborare con clienti, partner e startup e per sviluppare nuove applicazioni Iot, l’acquisizione di Plat.One, e poi ancora Industry 4.0 Solution Package, ecco, si riparte da qui, dagli annunci di fine settembre, per capire il percorso di SAP che ha iniziato a innestare Digital Trasformation nel proprio DNA con la rivoluzione Hana, fino a cavalcare il percorso per abilitare clienti e industries a crescere con IoT e presto con i Big Data. Un percorso che ha portato persino SAP a parlare a più riprese di ‘apertura‘ di ‘piattaforme aperte‘ concetti che possiamo dire non sono stati sempre un cavallo di battaglia dell’azienda. Tant’è, sul fatto che la Digital Transformation non possa che poggiare su architetture aperte concordano oramai tutti, altrimenti niente IoT.

Luisa Arienti, AD di SAP Italia
Luisa Arienti, AD di SAP Italia

La trasformazione digitale non consente chiusure. Anche perché le startup potenzialmente brillanti (ma spesso in difficoltà) il vantaggio dell’apertura lo mantengono rispetto a tanti settori tradizionali che invece sono chiamati a trasformarsi. Ecco allora come “il ruolo dei responsabili dei sistemi informativi oggi è proprio quello di offrire un contributo distillato dall’esperienza ai propri CEO per andare oltre i paradigmi tradizionali”, come dice Luisa Arienti, Ceo di Sap Italia.

I dati IDC dicono che oltre l’85 percento delle aziende sta pensando il proprio percorso per ‘reimmaginarsi‘, ma solo il 17 percento lo ha già intrapreso e sono ancora meno quelle che sperimentano di essersi mosse nella giusta direzione.

Lo ha fatto per esempio Bauli, che conosciuta per i dolci delle feste ha investito successivamente, per espandare il proprio portafoglio prodotti, in meccanica, elettronica e robotica, ora ha aperto in India e sta sviluppando un percorso per la granulare gestione informativa. E’ forse ancora più avanti Ideal Standard di cui ci racconta le sfide per il futuro Eugenio Cecchin, amministratore delegato per l’Italia. Un caso interessante proprio perché legato a un business consolidato.

Come si trasforma un business tradizionale

Ideal Standard è un’azienda multibrand (per esempio sono suoi i marchi Porcher, Dolomite etc.), con 9500 dipendenti per un fatturato di circa 800 milioni di euro, con 18 stabilimenti produttivi in Europa. E nel nostro Paese è un brand considerato di casa, perché arriva in Italia nel 1909, con i radiatori, apre a Brescia il primo stabilimento di ceramica nel 1929, e nel 1948 vede la fusione di Standard Ceramic con la parte termoidraulica. Per Cecchin ci sono elementi irrinunciabili per poter reimmaginare il proprio business: “Non si può fare a meno di lavorare sulla qualità, è necessario esaltare la propria expertise, e la capacità di innovare. Da qui la collaborazione con AlteVie Technologies e SAP”.

Eugenio Cecchin - AD Ideal Standard Italia
Eugenio Cecchin – AD Ideal Standard Italia

L’innovazione per Ideal Standard deve sempre essere funzionale a un cambio di passo effettivo: lo hanno rappresentato l’invenzione del miscelatore e AquaBlade come sistema di scarico innovativo nell’ambito dei prodotti ceramici. Non solo, nei confronti del cliente (lo è la distribuzione, per Ideal Standard) l’innovazione è poter integrare la catena del valore tra Ideal Standard e il grossista. Per esempio con lo stock condiviso con il distributore, in modo da generare una rete integrata che crea valore sia per il produttore sia per il distributore come parte integrante della catena del valore.

Il percorso innovativo di Ideal Standard con SAP e Altevie
Il percorso innovativo di Ideal Standard con SAP e Altevie

Ideal Standard sfrutta SAP Fiori e Hana come elementi cardine di leva per il cliente, una piattaforma di condivisione del lavoro tra backoffice interno, stabilimento, progettisti esterni e il venditore Ideal Standard, vero mezzo per fare integrazione di value chain tra un fornitore di sanitari e il cliente finale con i processi articolati che lo caratterizzano.
Sap Hana, per Ideal Standard, è invece strategico per raggiungere la scalabilità dei processi al servizio delle dinamiche aziendali, così come non necessita di un fermo produzione per aggiornare le proprie funzionalità al futuro. Con Hana inoltre si apre la possibilità di sviluppare applicativi senza aspettare l’azione di SAP, così per esempio sta arrivando un’app Showroom che serve per il controllo della qualità espositiva degli showroom in modo da consentire al personale di verificare che gli ambienti corrispondano ai dettami del marketing. Un’app che nasce da Hana ma non sviluppata da SAP.

Plat.One, l’Iot al servizio del business

Tutto quello che va oltre le trasformazioni già oggi possibili per le aziende con SAP Hana – e le aiuterà a introdurre il loro business nell’era IoT – sarà in qualche modo significativamente legato alle potenzialità di Plat.One acquisita di recente da SAP.

Filippo Murroni - fondatore di Plat.One
Filippo Murroni – fondatore di Plat.One

Filippo Murroni, fondatore e CTO di Plat.One (nata alla fine del 2014), offre uno sguardo su cosa l’azienda aggiungerà alla strategia SAP.
Plat.One ha esordito con il concepimento di una piattaforma per connettere device ad applicazioni ed è poi evoluta per diventare un intero sistema di servizi (Full IT Stack) che va dalla connettività del device sul campo fino al consumo delle informazioni che arrivano alle applicazioni.

Per Plat.One l’Iot non è esclusivamente un insieme di tecnologie, una rivoluzione tecnologica; si parte sì dalla connessione delle sorgenti di dati alle applicazioni, ma si arriva all’ottimizzazione dei processi – su cui SAP è attore principale – e all’effettivo utilizzo dei dati.

Plat.ONE
L’IoT che abilita il business

I driver del business quindi sono prima di tutto dati migliori (qualitativamente migliori), una buona raccolta, l’aggregazione adeguata, la capacità di elevare a processo il senso delle misure. Ecco allora che Plat.one colletta sensori e attuatori con software adeguato, per rendere smart l’oggetto fisico, fino a utilizzare il software in modo adeguato. In una sorta di modello perfetto di Edge Computing.

Plat.One - L'architettura
Plat.One – L’architettura

Secondo Murroni le relazioni degli attori nei diversi processi variano i tempi risposta destinati ad abbattersi, fino a determinare un necessario cambiamento dei modelli di business. Infatti, con l’estensione del ciclo di vita di gestione del prodotto, il rapporto tra cliente utilizzatore di prodotto e venditore continua anche per periodi molto lunghi, sfruttando per esempio tutti gli strumenti di manutenzione predittiva.

Un esempio sul campo è legato a Cimbali (macchine per il caffè) che ha chiesto a Plat.One come portare valore ai processi una volta collegate le macchine ai sistemi informativi. In questo specifico caso, si sarebbe trattato di mettere a valorele oltre 120 misurazioni (lavaggi, temperature, numero di caffè, capsule utilizzate, etc.) per generare un modello virtuoso.
L’incontro tra Plat.One e SAP si è rivelata ricetta funzionale alla soddisfazione proprio di questa esigenza, un incontro quindi determinato dalla necessità di utilizzare l’Iot con una piattaforma che supportasse diverse aree industriali scalando velocemente, facendo deployment non solo nella fornitura del prodotto, ma nella fornitura di prodotti ritagliati sulle necessità di business finali, per consentire poi di ricalibrare i processi.