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LibreOffice 5.3 vs Office 365, c’è ancora partita?

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

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LibreOffice arriva alla versione 5.3 disponibile per Linux, Mac OS X e Windows. Alcune considerazioni nell’eterna disputa tra la scelta di software libero/proprietario nella PA e nelle scuole

E’ di questi giorni la notizia della disponibilità di LibreOffice nell’ultima release 5.3 per Linux, MacOS X e Windows. Questa versione dispone finalmente, e per la prima volta, anche del codice per il cloud privato. Con HarfBuzz si è raggiunto l’obiettivo di un layout coerente per le diverse piattaforme e arriva la possibilità online di fare editing collaborativo, anche tra OS eterogenei; inoltre sono stati migliorati i filtri per importare ed esportare i file Office, e non mancano nuove possibilità e ulteriori scelte di stile per Writer, Calc, Impress (presentazioni), soprattutto per estenderne la compatibilità poi con altre suite e formati. Rimandiamo direttamente al riferimento ufficiale per chi volesse approfondire nello specifico in cosa cambiano i singoli programmi, si parla di miglioramenti, il codice per l’utilizzo in cloud privato resta per noi il più importante .

Tuttavia non possiamo evitare di vedere come, almeno in Italia, su LibreOffice si sia persa un’occasione. Da un lato le leggi indicano nel software libero la scelta da preferire, però nel tempo le stesse leggi hanno aperto ampiamente (per quanto riguarda scuola, PA e quindi uffici pubblici), al criterio valutativo che ha consentito alle pubbliche amministrazioni che acquisiscono programmi informatici di procedere a una comparazione di tipo tecnico ed economico tra le soluzioni disponibili sul mercato, con la specifica per cui solo quando la valutazione dimostra l’impossibilità di accedere a soluzioni open source è consentita l’acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario, mentre spetta all’Agenzia per l’Italia Digitale definire i criteri e le modalità per una corretta comparazione (Circolare del 2013).

LibreOffice 5.3 . Una schermata da Writer
LibreOffice 5.3 . Una schermata da Writer con i nuovi stili

Sta di fatto però che mentre la suite di Microsoft si è diffusa e dimostrata valida dalla notte dei tempi, e in pratica ha raggiunto prima di altre soluzioni la massa critica consolidata, rimanendo il punto di confronto, le varie versioni di office open source hanno sempre faticato a tenere il passo, e ad affermarsi sulla base di migliori caratteristiche. Chi parla di foglio elettronico, di pagina bianca su cui scrivere e software di presentazione (per non parlare della posta elettronica) non ha in testa se non le parole Excel, Word e Power Point, e su questo punto non ce la si può pretendere proprio con nessuno, quante sono le persone che per farsi capire chiedono un file Calc? Microsoft non è solo arrivata ‘prima’ in ordine cronologico, e poiché da sempre la sua suite ha primeggiato ed è rimasta il termine di paragone anche per chi ha prodotto ‘software compatibile con…’, pur essendo a pagamento, evidentemente c’è qualche motivo in più da considerare rispetto alla mera ‘forza di Redmond’.  

Certo, Microsoft, anche grazie alle risorse economiche che può mettere in campo, ha svolto un lavoro non indifferente per non perdere terreno nella scuola e nella PA, ma è anche vero che Office 365 è figlio suo, non c’è nulla di paragonabile in ambito Open, e sarebbe difficile sostenere che non sia stato svolto un lavoro importante per la fruibilità ovunque in cloud, mentre dall’altra parte si è sempre proceduto all’inseguimento. Per non parlare poi della posta elettronica. Quali sarebbero i client all’altezza di Exchange/Outlook, disponibili con gli stessi livelli di servizio e ugualmente compatibili in ambito open? Difficile rispondere.

Ecco invece che resta importante e fondamentale affrontare un altro punto: va benissimo che dove serve e quando serve si scelga la suite di riferimento di Microsoft, ma resta snodo fondamentale il fatto che deve essere dato accesso a tutti alle stesse possibilità. Chi non può usare per qualsiasi motivo Office 365, deve potere sentirsi del tutto allineato con il resto del mondo semplicemente con il software che ha a disposizione e quindi deve essere preoccupazione assoluta fare in modo che qualsiasi materiale scolastico sia fruibile in un formato comune e uguale per tutti, e a costo zero per le famiglie.

Ci è difficile pensare che soprattutto nella scuola (e nella condizione in cui è) ci siano tratti della suite di Microsoft necessari che invece mancano a LibreOffice, o ad altre suite più o meno aperte. Il punto è proprio che la contrapposizione meramente ideologica tra software open o proprietario, quando il software stesso non è un fine ma uno strumento, lasci oggi il tempo che trova, molto più che anni fa.