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Google risponde ai guai di Buzz: una strada separata da Gmail

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Per Buzz Google non aveva previsto tanti problemi di privacy. La fase di test è stata molto limitata

Mentre le acque continuano ad essere agitate attorno a Buzz di Google  emergono alcuni retroscena del lancio e alcune anticipazioni sugli sviluppi futuri del chiacchierato tentativo di Google di entrare nell’area del social networking attraverso il grimaldello di Gmail.
Bradley Horowitz, di Google, ha dichiarato che la sua società non si attendeva un esito così negativo da parte di una quantità di utenti che pure si sono mostrati estremamente ricettivi . Problemi di privacy a parte , Buzz ,secondo quanto dichiarato da Horowitz, ha avuto decine di milioni di utenti che hanno generato 9 milioni di post e commenti. I post sui cellulari hanno raggiunto i 200 al minuto. Dopo le recenti correzioni , Google è ancora al lavoro per analizzare i feedback degli utenti.
Ma una strada sembra già essere chiara: separare Buzz da Gmail e farne un’applicazione autonoma. Google ha lanciato Buzz lo scorso 9 febbraio per permettere agli utenti di aggiornare il loro status pubblico con link, foto e video all’interno di un’applicazione che fa leva sui contatti già presenti in Gmail con l’idea di creare in pochi istanti una rete sociale pronta p r l’uso.

Horowitz ha negato che Google non ha “ provato “ abbastanza Buzz, ma ha ammesso che Google non aveva previsto al suo interno un così alto livello di insoddisfazione sulle questioni della privacy da parte degli utenti. La separazione dei contatti di Gmail da Buzz per farne un prodotto autonomo è una delle opzioni che Google sta esaminando per rispondere alle esigenze espresse in modo così unanime dai propri utenti.

Intanto Websense ha già lanciato un allarme relativo alla sicurezza di Buzz. Secono Websense la rete sociale di Google è già entrata nel mirino degli spammer a soli due giorni dal suo lancio. Websense prende lo spunto da questo incidente con Buzz per ricordare che in generale il web 2.0 che invita gli utenti a creare i loro contenuti e a diffonderli sulla rete è l’obiettivo principale degli hacker. Come affermato dal vendor di sicurezza It, il 95% dei commenti generati dagli utenti su blog e chat è spam o malware. Inoltre circa l’80% delle email spedite nella seconda metà dello scorso anno conteneva link verso siti pericolosi.