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Firefox Quantum può davvero essere l’anti-Chrome?

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Firefox Quantum è il nuovo browser Mozilla, vanta nuovi strumenti per gli sviluppatori, motori di rendering più veloci e un’interfaccia sensibilmente migliorata, ma la sfida a Google Chrome si gioca su un altro piano dove Google, al momento, sembra incontrastabile

La data era fissata da tempo, già a settembre si sapeva che il 14 novembre sarebbe avvenuto il debutto del browser “anti-Chrome”, Firefox Quantum. E così è stato. Si tratta della versione di Firefox numero 57, ma la rivoluzione è oggettivamente molto significativa e il progetto avviato oltre un anno fa ora è pronto a dare filo da torcere al browser di Google.

Engine con velocità decisamente migliorate, consumi inferiori di memoria, rendering con Servo (e la collaborazione di Samsung), sono alcune delle caratteristiche di spicco e arriva inoltre una serie di novità sotto il cofano riconducibili al progetto Electrolysis che ha permesso al browser di ottimizzare la potenza messa a disposizione dai sistemi multiprocessori, al punto da consentire in teoria l’apertura di oltre mille tab in pochi secondi, una caratteristica abilitata dalla tecnologia Quantum Flow.

Firefox Quantum - Il nuovo strumento facilitatore per gli screenshot
Firefox Quantum –
Il nuovo strumento facilitatore per gli screenshot

Intendiamoci, l’annoso Gecko non va completamente in pensione, piuttosto saranno integrate nel nuovo progetto sempre più nuove funzionalità del rendering Servo mano a mano che Servo maturerà, eliminando gli inevitabili problemi di “giovinezza”. 

Arriva inoltre il nuovo motore di rendering anche per i CSS (Quantum CSS e Stylo), mentre per quanto riguarda l’interfaccia grafica Photon come deve essere sempre per una major release i cambiamenti sono davvero “epocali” ma non tali da non ritrovarsi: dalla Libreria si accede a Cronologia, Segnalibri e Download. E il browser si governa da un’unica barra ovviamente per digitare l’indirizzo ove si vuole approdare, ma anche per le funzionalità di ricerca.

Firefox Quantum pullula però anche di nuovi strumenti per gli sviluppatori con il sistema di debugging, il monitor di rete e la consolle ora basati su javascript React e Redux. Tuttavia la direzione di sviluppo che conta evidenziare su Quantum è quella di apertura verso i nuovi trend critici del computing, quindi la realtà virtuale, per esempio. Così Firefox Quantum è già compatibile con la nuova generazione di giochi online e integra nativamente il supporto per le tecnologie legate alla VR, con Wasm e WebVR. 

Al di là delle performance di Firefox Quantum, la competizione con Google Chrome è inevitabile si giochi su un altro piano. Mozilla è un’azienda no-profit, Google l’esatto contrario ed è tra le più grandi al mondo posizionata in alcuni comparti strategici al top. Eppure, fermandosi ai browser, la sproporzione tra Davide e Golia non sembrerebbe così marcata. La fionda per Davide in questo caso si lega direttamente al rispetto per la privacy e alla sicurezza, due ambiti cui il pubblico è sensibile, ma a nostro parere non così tanto quando poi Golia offre più servizi e migliori. 

La domanda corretta quindi è un’altra. La cosiddetta guerra dei browser è ancora in verità una guerra in corso? Pensiamo di no. Anche su Chrome, Google con la mole di dati a sua disposizione può lavorare in modo tale e con una velocità di fronte alle quali poco importa se Firefox Quantum sia più veloce o rispetti di più i diritti di riservatezza degli utenti e questo semplicemente perché Chrome è soprattutto un “motore macina dati per l’advertising”, prima ancora di essere un browser. Con i servizi sulla nuvola di Google (a partire da Docs) ottimizzati con estrema attenzione per Chrome, gli smartphone, e anche chi produce contenuti chiamato ad assecondare che tutto “piaccia a Google” si può ben capire quanto la sfida quindi oramai sia su un altro piano.