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API, una programmazione che aiuta il business

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Una ricerca realizzata da Coleman Parkers Research e commissionata da CA Technologies indaga la maturità nell’utilizzo delle API in Emea. L’Italia, pur essendo ultima nell’adozione, ha un livello di maturità superiore agli altri paesi.

E’ con Francesco Tragni, Solution Account Director di CA Technologies, che commentiamo uno studio europeo sulla maturità delle aziende nell’adozione delle API (Application Programming Interface) rilasciato oggi. Una maturità che, a sorpresa, premia le organizzazioni italiane come le più mature in Emea nell’utilizzo di queste interfacce di programmazione, anche se il livello di adozione rimane ancora il più basso (75% contro una media del 90%). “Chi adotta questa modalità di programmazione in Italia lo fa cogliendone appieno i benefici e accettandone le sfide” precisa Tragni. Benefici che vanno dalla riduzione dei costi dell’innovazione, alla migliorata velocità del time to market, all’esperienza di partner e clienti, fino a nuove fonti di fatturato.  “La sfida delle API è quella di creare un ciclo di vita dei prodotti  sicuro che riesca a fare interfacciare il mondo legacy con i sistemi di nuova generazione, puntando sul valore dei dati. Una piattaforma che libera i dati dall’interno dell’azienda verso l’esterno” sintetizza Tragni. Ma andiamo per gradi.

La maturità nell'utilizzo delle API
La maturità nell’utilizzo delle API

La ricerca APIs: Building a Connected Business in the App Economy –  commissionata da CA Technologies e condotta nel 2016 da Coleman Parkers Research  su un campione di 1.770 aziende di cui 695 in Emea –  mette in evidenza come l’Application Economy debba  molto della sua crescita all’adozione delle API, che consentono alle diverse componenti software di comunicare fra di loro, offrendo velocità e vantaggi al business aziendale. “C’è una correlazione stretta tra API e APP Economy, ma non in tutti i mercati – precisa Tragni –. C’è una distonia tra quello che succede in Europa e quello che accade in Italia” commenta, analizzando i dati della ricerca che per misurare la maturità ha indagato il livello di implementazione di strumenti, tecnologie, sistemi, processi e funzionalità di gestione dell’intero ciclo di vita delle API.

Francesco Tragni, Solution Account Director di CA Technologies
Francesco Tragni, Solution Account Director di CA Technologies

Complessivamente a livello Emea il 90% degli intervistati utilizza API nelle aziende enterprise, ma se si guardano i dettagli si vede che mentre in vetta alla classifica dei virtuosi c’è la Francia (con il 92% del campione) in coda c’è l’Italia dove solo il 76% delle realtà adotta le API, il 13%  le sta però pianificando, mentre l’11% non ne vuole sapere. “L’utilizzo più basso è confinato ad alcune realtà del campione tenendo presente che la ricerca ha coperto aziende di dieci  settori verticali, tra cui automotive, banking, media, trasporti e logistica – argomenta Tragni -. Bene in generale va il mondo del finance,  il primo che ha avuto l’esigenza di aprire le proprie informazioni alle applicazioni Internet grazie al mobile banking, spinto anche dall’aspetto normativo  europeo che obbliga gli enti bancari a mettere a disposizione i dati degli utenti in totale sicurezza e che obbligherà le banche a  dotarsi di API per rendere accessibili i dati. Oltre al finance, anche l’automotive è un settore trainante in cui le connected car genereranno ambiti in cui le Api potranno accedere alle informazioni delle auto e dare servizi aggiuntivi all’utente. Aree in cui l’ecosistema dei partner potrà dare vita a nuovi servizi”.

API e impatto sul Business
API e impatto sul Business

Tra chi adotta le API,  il 55% delle aziende italiane (è la percentuale più alta in Europa contro una media del 42%) ritiene di avere raggiunto un livello elevato di maturità elevato. Grazie alle API il 61% è infatti convinto di essersi differenziato dalla concorrenza (contro il 48% in Emea), il 72% di avere migliorato la customer experience ( del 40% se si guarda ai clienti, e del 37% se si considerano i partner), il 69% di avere ottenuto migliori risultati nella copertura digitale, il 62% una maggiore agilità nel rispondere alla domanda con una offerta adeguata. “Il 55% delle aziende italiane ha colto i pregi di questo approccio e filtra tutte le informazioni in modo da porgerle poi in modo aggregato, anche attraverso microservizi, a chi ne fa richiesta” precisa Tragni. Importanti rimangono anche i benefici ottenuti grazie all’adozione delle API, tra i quali una riduzione del 32% dei costi associati all’IT e una diminuzione del 35% nel mancato superamento degli audit di conformità.
“In Italia il 31% del campione afferma che utilizza le API per sviluppare portali self service o marketplace  e il 24% per integrare i sistemi di back end con i dati – precisa Tragni -. In Italia una spinta sarà data sicuramente dallo Spid, l’Identità Unica Digitale, ma anche dal mondo delle smart city, oggi in ritardo, sul quale si devono ancora buttare le grandi città”.

Ostacoli all'adozione delle API in Emea
Ostacoli all’adozione delle API in Emea

Tra le barriere all’adozione che impediscono l’utilizzo delle API in modo pervasivo, circa un terzo delle aziende Emea evidenza la mancanza di risorse adeguate (34%), di tempo per lo sviluppo (32%), di abilità nello scalare le performance (31%) fino alla mancanza di partner e di budget dedicato (25%).  “E’  fondamentale capire che l’apertura al mondo delle API permette di interagire con l’intero ecosistema di partner – precisa il manager -. In Italia tra gli ostacoli maggiori indicati c’è la mancanza di competenze (35%) e questo è un approccio miope da parte delle aziende che non investono in risorse”.

In questo scenario diventa importante definire una roadmap per adottare una metodologia sofisticata per la gestione del ciclo di vita delle API. “Le raccomandazioni partono sempre dall’avere sott’occhio l’intero business, che permette poi di lavorare sull’infrastruttura e sullo sviluppo” puntualiza Tragni. Lo studio definisce una roadmap in sette passaggi per le aziende: definire una strategia chiara in termini di business, misurare cos’è più importante, investire nelle professionalità giuste, offrire un’infrastruttura adeguata, promuovere e fare crescere gli sviluppatori delle app, attuare una sicurezza affidabile, pianificare in un’ottica di scalabilità e performance. “Lo spaccato Emea e italiano che emerge dallo studio mostra come negli ultimi anni le aziende abbiano accelerato sulla programmazione Api, che si è rivelata fondamentale per l’agilità aziendale, poiché consente alle organizzazioni di introdurre miglioramenti rapidi e continui, solo però seguendo una precisa metodologia per la gestione dell’intero ciclo di vita delle API stesse”. 

La roadmap verso le API
La roadmap verso le API