Sicurezza

Il manifesto del Partito dei Pirati

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Il Partito dei Pirati ha redatto il manifesto per le elezioni inglesi. Fari puntati su: privacy, riforma della legge d’autore e libertà d’espressione

Anche alle elezioni inglesi potrà esserci il Pirate Party Uk, un partito che in Svezia ha vinto un seggio all’Europarlamento alle ultime elezioni europee e che in Germania, pur non entrando al Budestag) ha raggiunto il 2,1% dei consensi (si chiama Piratenpartei). Il Partito dei Pirati britannico ha tirato fuori dal cilindro il Manifesto 2010.

Il Partito dei Pirati a livello europeo si batte per la riforma del copyright, la tutela della privacy e per la libertà di espressione: i tre capisaldi dei cyber-navigatori, come è emerso anche all’italiana Festa dei Pirati (a Roma sabato scorso) e all’incontro con Lawrence Lessig a Montecitorio.

Il Partito dei Pirati inglese non vuole connotazioni né di destra né di sinistra, ma portare avanti le istanze della Rete, dei cyber-diritti e della lotta alla censura e ai bavagli online.

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Il Manifesto del Partito dei Pirati Uk

Il manifesto afferma che sono illegali la contraffazione e fare profitti diretti sui materiali coperti da copyright (senza pagare i detentori dei diritti). In tema di privacy, il partito dei pirati vuole limitare l’uso del digital rights management (DRM) e delle tecnologie embedded per prevenire la copia di file.

Un ricerca di Tera ha calcolato i costi sociali della pirateria digitale: l’industria musicale, televisiva e informatica, nel 2008 aveva un giro d’affari complessivo di 860 miliardi di euro e offriva lavoro a 14,4 milioni di persone. Per 10 miliardi di euro persi corrispondono circa 186.000 posti di lavoro in meno a causa della pirateria. Almeno questi sono i numeri relativi al 2008.

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