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Anche Amazon rinuncia alle VPN in Cina

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Dopo Apple, anche il partner di Amazon in Cina chiede agli utenti di smettere di usare le VPN considerate illegali. Il Governo parla di “regolare uno sviluppo ordinato della Rete” ma si tratta di pura censura

Le direttive del Ministero dell’Industria e dell’IT cinese sono state recepite anche da Amazon (dopo il caso delle app scomparso dallo store di Apple) che rinuncia alle VPN (Virtual Private Network) per tutti i suoi clienti della Repubblica Popolare che con il loro utilizzo avrebbero potuto aggirare le limitazioni della censura.

In questo caso è stata la società Beijing Sinnet Technology, partner Amazon sui servizi cloud in Cina,  a chiedere ai clienti l’interruzione dell’utilizzo delle VPN. Più o meno la giustificazione è risultata la stessa dei portavoce di Apple, cioè viene richiamata la necessità di rispettare le leggi locali da parte dei clienti, che quindi non devono utilizzare strumenti tecnologici di sorta non consentiti.

Bejiing Sinnet Technology - Tra i partner commerciali di Amazon in Cina che ha chiesto ai clienti di non utilizzare i servizi VPN illegali
Beijing Sinnet Technology – Tra i partner commerciali di Amazon in Cina che ha chiesto ai clienti di non utilizzare i servizi VPN illegali

Internet in Cina sostanzialmente passa da un accordo tra i tre più importanti operatori. Sono China Unicom, China Telecom e China Mobile, ed è legge della Repubblica Popolare il fatto che dall’anno venturo sarà vietato l’utilizzo di qualsiasi sistema Vpn, non solo di quelle locali, o meglio, che questo utilizzo deve essere preventivamente autorizzato dagli enti governativi locali. infatti il Governo cinese sembra smentire questa versione di “proibizionismo assoluto”.

Il Governo sostiene che l’operazione in corso non è tesa a vietare ma a regolamentare, che quindi sono i media occidentali e distorcere la realtà; Green Vpn però ha già dovuto sospendere il servizio, ed è vero pure – al contrario – che alcuni gruppi stranieri che lavorano in Cina, anche su soluzioni VPN, non avrebbero subito pressioni di sorta.

I dirigenti politici cinesi temono “uno sviluppo disordinato della Rete” (che vorremmo ricordare ha nel proprio DNA proprio il fatto di non avere potenzialmente limitazioni). Mentre sembra che sia stato richiesto anche gli Internet Network Providers che servono le grandi catene alberghiere di smettere di raccomandare l’installazione di VPN e fornire il relativo support. 

Potremmo proprio sfruttare la definizione di VPN per capirne di più. Le VPN in pratica sono reti minori private utilizzate sfruttando tecnologie di trasporto e protocolli di trasmissione pubblici, vere e proprie estensioni sul territorio di reti locali private che per esempio consentono alle aziende dislocate su un territorio, attraverso un indirizzo IP di collegare per esempio siti interni dell’azienda.

Ecco, non pensiamo che il governo cinese possa essere miope al punto di proibire questo utilizzo delle VPN, e a questa tipologia di utilizzo probabilmente si fa riferimento quando si parla di “regolamentare” un utilizzo piuttosto che un altro. L’obiettivo cinese è proprio semplicemente quello di perdere il controllo sui contenuti fruiti dalla popolazione, su quei portali che in Cina notoriamente sono chiusi.