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Arnaboldi (Autodesk), progettiamo con ottimismo per Industry 4.0

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l’evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

La via di Autodesk a supporto delle aziende pronte ad abbracciare Industry 4.0. Emanuel Arnaboldi, country leader Autodesk Italia, racconta perché bisogna essere ottimisti e la strategia della sua azienda

Autodesk ha da pochi giorni chiuso i conti del suo primo trimestre fiscale 2017 con un ritorno agli utili, per circa 129 milioni di dollari, che ha subito innescato un trend in rialzo al Nasdaq (con punte anche del 15 percento). Incontriamo Emanuel Arnaboldi, country leader Autodesk per l’Italia, quindi, in ‘congiuntura del tutto favorevole’ e raccogliamo il suo primo e unico commento sui risultati: “Il trend del nostro business in Italia è paragonabile a quello dell’azienda a livello mondiale. E’ un momento positivo per Autodesk e iniziamo a raccogliere i frutti del passaggio dalle licenze perpetue al modello delle licenze a noleggio”. 

Emanuel Arnaboldi - Country Leader Autodesk Italia
Emanuel Arnaboldi – Country Leader Autodesk Italia

I clienti apprezzano il nuovo modello di business (con le licenze a noleggio) e lo fanno anche gli azionisti, perché in questo modo si genera un flusso di cassa costante e prevedibile nel tempo. L’obiettivo ora è crescere del 20 percento nel numero di licenze e portare tutti i clienti al rinnovo regolare delle stesse (soprattutto eliminando e riducendo i periodi di sospensione). Arnaboldi intanto spiega perché il nuovo modello di licensing nel nostro Paese (come in Spagna) sia risultato gradito:“I mercati Sud Europei sono da sempre molto sensibili al prezzo, e la licenza a noleggio ha un costo all’acquisto molto più basso rispetto alla licenza perpetua (costa il 30 percento di quella perpetua) per un risparmio di circa il 70 percento.

Tra i benefici poi è riconosciuto che il noleggio software in bilancio non va in conto capitale ma è considerato un costo operativo (quindi un Opex, con un trattamento fiscale benefico), ed è possibile fatturare nei costi di un progetto anche l’utilizzo del relativo software.  Autodesk offre la possibilità di rinnovare il noleggio di mese in mese, senza vincolo, ma il vendor vende la maggior parte delle proprie licenze a sottoscrizione annuale, anche tramite finanziamento. La formula piace e Arnaboldi chiosa: “L’Italia è cresciuta in questo senso anche molto più in fretta di altre nazioni” . 

Autodesk, la strategia e lo sviluppo

Ecco allora la ricetta del vendor sul prodotto e sul canale e l’analisi di scenario delle realtà formative e produttive del Paese.

Autodesk si è mossa seguendo due direttrici: la connettività e il cloud computing. Il modo di progettare è cambiato, legato alla possibilità di lavorare in mobilità, di condividere le informazioni in cantiere, da qui lo sviluppo di app anche per i tablet (AutoCAD 360 la più importante), consapevoli che non sia possibile lavorare su questi strumenti come con la workstation, ma che esse rappresentino più che semplici complementi, soprattutto in fase di condivisione in cloud.

Non manca nel portafoglio una collezione di app di congiunzione tra mondo business e consumer (anche per il Printing 3D e la VR). Autodesk offre una serie di servizi di elaborazione in cloud, in modalità Saas, per esempio per il rendering veloce e la simulazione quando la potenza della workstation on premise non è sufficiente per elaborazioni in tempi ragionevoli.

Si utilizzan, questi servizi,  con i crediti cloud a un determinato prezzo a seconda del servizio. AutoCAD, il software completo, non è al momento disponibile e fruibile completamente in cloud. E al riguardo Arnaboldi sintetizza: “La nostra strategia cloud, è la seguente: abbiamo prodotti on premise, altri agganciati a servizi cloud, altri prodotti al cento per cento in cloud, per esempio Fusion LifeCycle e Fusion 360 (sviluppo), su tanti progetti completi la privacy dei dati è fattore cardine, anche per questo, ma non solo, non è ancora disponibile AutoCAD completo utilizzabile in modalità cloud”. 

Autodesk Fusion 360 - Progettazione e cloud e condivisione insieme
Autodesk Fusion 360 – Progettazione e cloud e condivisione insieme

Lo sviluppo dei prodotti continuerà a seguire le richieste dei clienti, basati sui focus group. Allo stesso tempo il mondo di Autodesk tiene in primo piano l’attenzione per il mondo Education. Arnaboldi: “Spesso sottovalutiamo i ragazzi e le potenzialità di questo mondo. Per esempio in questi giorni premiamo i progetti del concorso organizzato da FormaMentisI ragazzi hanno nel DNA le interconnessioni logiche tra cloud, internet, progettazione e tanti dei nostri progetti tengono presenti le realtà educative (in primis la possibilità di licenza gratuita di qualsiasi software). Difficilmente ne usciamo senza una sensazione di positivo stupore”.
Una flessibilità, quella delle nuove generazioni, virtuosa per Autodesk. La community degli studenti è molto numerosa, indirizzata sostanzialmente su due grosse branche: manifatturiero e architettonico. 

Si possono idealmente individuare allora alcuni trend. Arnaboldi: “In entrambi i mondi prendono piede in modo netto alcune tendenze. Industry 4.0 è vicina alle nostre realtà, anche alla nostra PMI, più di quanto crediamo. Da sempre abituate a competere a livello globale, le nostre piccole aziende sono più reattive e sfruttano le tecnologie proprio per continuare a competere con gli altri Paesi. Lo sviluppo di IoT, inoltre, è già e sarà ulteriormente legato a filo doppio con il mondo della progettazione. Non ci sono oggetti che nascono per IoT, senza essere stati specificatamente progettati per farlo”.

E non è tutto qui. Per esempio si parla di Additive printing (quindi la produzione anche di oggetti con struttura interna altamente variabile, con qualsiasi materiale, polveri di metallo comprese), e così si parla anche delle esigenze di personalizzare altamente un manufatto grazie all’utilizzo dei robot, nell’ambito del pieno utilizzo delle potenzialità di software che intrinsecamente sono in grado di evidenziare al progettista tutte le varianti possibili e possono poi fornire tutte le istruzioni alle macchine per realizzarle, in un futuro più lontano anche in alti volumi.

Autodesk crede fortemente al Generative Design – dati alcuni parametri, il software genera tutte le possibilità varianti e variabili di un prodotto, anche con la proposta di strutture interne specifiche -. AirBus per esempio ha già utilizzato Autodesk per le sue potenzialità nell’ambito Generative Design, per progettare parti strutturali aeronautiche ugualmente affidabili, ma anche molto più leggere.

Autodesk Generative Design - Dall'idea alla possibilità di progettare e realizzare molto più velocemente gli stessi oggetti con diverse strutture
Autodesk Generative Design – Dall’idea alla possibilità di progettare e realizzare molto più velocemente gli stessi oggetti con diverse strutture

Non manca qualche criticità. Con Arnaboldi arriviamo a toccare il tasto della metodologia di progettazione BIM, conosciuta da tanti, utilizzata da pochi e in Italia spesso solo quando è mandatoria per lo sviluppo del progetto. Spiega Arnaboldi: “BIM è diffuso presso le aziende che partecipano ai bandi internazionali, perché in questi è praticamente obbligatoria la metodologia; effettivamente la sua penetrazione nei nostri studi di architettura è anche dal punto di vista delle reali preoccupazioni del tutto di secondo piano, eppure distinguerà le realtà di serie 4.0 dalle altre. Perché benefici della metodologia, soprattutto in previsione di gestione e amministrazione e manutenzione degli impianti, sono incommensurabili”. 

Autodesk e il canale

Arriviamo all’approccio al cliente e al canale parte integrante della strategia per raggiungere gli obiettivi. Come tutte le aziende software,  anche Autodesk solleva il problema dell’adoption (problema tra l’altro atavico) significa utilizzare il software solo per una parte delle sue potenzialità con l’alto rischio di abbandono perché non si è saputo o non si è imparato a sfruttarlo pienamente, per esempio.
Arnaboldi: “Stiamo lavorando molto su questo come sulla Customer Satisfaction attraverso il progetto Customer Success, noi direttamente come con i partner”. Sono al massimo una decina quelli più importanti una sessantina in tutto. Autodesk registra un consolidamento sempre maggiore sui più grandi. Arnaboldi: “Chiediamo loro di investire nei servizi, che sono richiestissimi. Non si tratta solo di assistenza, formazione, customizzazione e supporto, il trend a livello mondiale secondo IDC è chiaro, per cui i ricavi del software saranno rappresentabili con una curva in discesa, mentre decolleranno i servizi”.

Servizi abbastanza diversificati. Arnaboldi chiede ai rivenditori servizi a valore aggiunto, come per esempio quelli che hanno l’etichetta Business Outcome. Sono quelli legati in modo stretto alle possibilità di ricavo effettivo per il cliente finale che chiede al partner sempre di più di condividere il rischio di azienda pronto a pagare il servizio in modalità “success fee”. Un esempio lo propone Arnaboldi: “Partendo da un progetto 3D il cliente  che magari non ha internamente tutte le competenze sviluppa con il partner una sorta di animazione che visualizza come il progetto prenderebbe vita inserito nel contesto del territorio. A seconda del risultato si condivide poi con il partner una fee fissa o variabile”. Il rivenditore quindi non potrà più essere semplice supplier di licenze ma dovrà essere in grado di fare proprio della fornitura di servizi  il suo core business.

E a proposito di servizi speciali legati al mondo 3D e alla realtà virtuale, Autodesk sta per aprire a Milano una Virtual Reality Room attrezzata come sede dedicata ma anche come postazione mobile con le workstation Fujitsu e i visori Oculus, per consentire ai clienti di navigare all’interno di prodotti Autodesk e di vivere i progetti sviluppati con essi, come per esempio l’esperienza di utilizzare una vettura in modo virtuale. Un’esperienza simile è già possibile nella sede Autodesk di Monaco in Germania, modello anche per la realizzazione di quella italiana.