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Digitalizzazione della PA: bene il 2015 ma bisogna accelerare, spiega Assinform

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Secondo Assinform per la spesa ICT della PA nel 2015 l’elemento positivo è l’inversione di tendenza. In assoluto però la crescita è poca e i servizi a cittadini e imprese devono aumentare.

Un miglioramento sì, però “timido in rapporto ai fabbisogni e ai benefici che l’innovazione può apportare nelle città, nei Comuni, nel Sud”. Così Assinform ha giudicato i risultati del suo terzo Osservatorio sull’ICT nella Pubblica Amministrazione che ha condotto con NetConsulting e Osservatorio Netics. Il miglioramento in effetti va visto soprattutto per una inversione di tendenza che ha portato gli investimenti in ICT della PA a crescere nel 2015 (5.571 milioni di euro al netto delle spese per il personale e dell’IVA, +0,5 percento anno su anno) dopo anni di calo continuo e costante.

Esaminando la spesa per settori si nota che trainano Sanità (1.163 milioni, +2,8 percento anno su anno), Scuola e Università (358 milioni, +2,5 percento) e PA centrale (2.625 milioni, +0,2 percento). Non le Regioni (730 milioni esclusa la Sanità, -0,5 percento) e ancora meno le Amministrazioni Locali (695 milioni, -1,9 percento). Da notare che la crescita minima della PA centrale non conforta: è solo una stabilizzazione che secondo Assinform “pone in dubbio la capacità di tenere il passo della trasformazione digitale”.

Per le Regioni si conferma un trend di lieve ma costante calo che si è tradotto anche in un digital divide territoriale: le quattro regioni “top spender” oggi fanno il 46 percento della spesa ICT complessiva regionale. E in generale non è bene nemmeno che buona parte della spesa IT sia spesa corrente, non per investimenti: il 73 percento nelle Regioni, l’86 nella PA locale e il 56 nella Sanità e nella Scuola.

ict-paLa digitalizzazione della PA peraltro procede a macchia di leopardo. Accanto a buoni risultati come la diffusione della fatturazione elettronica alla PA centrale (oltre il 93 percento delle fatture ricevute) ce ne sono altri molto meno buoni soprattutto a livello degli enti locali. I servizi integralmente on line per i cittadini restano ancora minoritari, sottolinea Assinform, con il prevalere di quelli informativi, di download di moduli e di avvio di procedure da completare agli sportelli.

Servono quindi investimenti ulteriori e ora si punta alle infrastrutture (ottimizzazione, ampliamento, messa in sicurezza) per la PA centrale e per le Regioni. La Sanità guarda soprattutto al completamento del FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico), i Comuni al miglioramento dei servizi online a cittadini e imprese.

Il cloud può essere una delle soluzioni e genera comunque interesse: la metà circa degli enti centrali dichiara di adottare già soluzioni cloud ed è più o meno lo stesso nelle Regioni, attraverso società controllate. Situazione più fluida per i Comuni: il 33 percento adotta soluzioni cloud e il 20 prevede di farlo a breve o medio termine guardando soprattutto al versante applicativo e all’opportunità di migrare su piattaforme standardizzate.