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DXC Technology, nasce la nuova azienda di servizi enterprise, erede di HPE ES e CSC

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Focus sulla digital transformation delle aziende: questo l’ambito che la nuova DXC Technology, quotata al NYSE, vorrà presidiare. La stima è raggiungere un fatturato di 25 miliardi di dollari nel primo anno

E’ il nuovo player di riferimento per il mercato dei servizi enterprise, di cui si attendeva la nascita dal maggio 2016, quando vennero annunciati lo scorporo della divisione dei servizi professionali (Enterprise Services) da HPE e la successiva  fusione con CSC,  anticipando la nascita di una nuova azienda, in grado di muoversi nel mercato dei servizi enterprise a 360 gradi su tutte le tecnologie disponibili.

L'entrata in borsa di DCX Technology al NYSE
L’entrata in borsa di DXC Technology al NYSE

Ristrutturate e alleggerite nel tempo le due anime che compongono oggi la nuova DXC Technology – semplicemente DXC in borsa, quotata al New York Stock Exchange  il 3 aprile – si apprestano oggi ad operare come un’unica azienda. Ma c’è ancora da fare.

Guidata da Mike Lawrie, Ceo e presidente (già nello stesso ruolo in CSC), DXC Technology si presenta come il  terzo colosso nel mondo dei servizi con una  previsione di fatturato per il primo anno pari a 24,5 miliardi di dollari, con 165.000 dipendenti a livello mondiale, un portafoglio clienti di 5.900 grandi aziende, pubbliche e private in 70 paesi. Le stime parlano di un margine operativo tra l’11 e 12% quest’anno, in salita verso il 14-15% nei prossimi tre anni. Un colosso presente anche in Italia che insieme ad altri sei paesi (Belgio, Francia, Lussemburgo, Malta, Portogallo e Spagna) fa parte della Southern Region.

DXC si concentrerà sull’offerta di servizi trasversali su ogni piattaforma tecnologica, forte delle partnership strategiche con vendor quali Amazon Web Services, AT&T, Dell Emc, Hpe, HP, Ibm, Lenovo, Micro Focus, Microsoft, Oracle, PwC, Sap e ServiceNow. Accanto a queste un network  di 250 partner in grado di portare competenze su un’ampia gamma di servizi: cloud, mobility, sicurezza, analytics, consulting, software, declinati nei vari settori verticali (finance, sanità, trasporti, utility, difesa, automotive, media, retail, energia) .

Mike Lawrie, Ceo e presidente di DXC Technology
Mike Lawrie, Ceo e presidente di DXC Technology

“Il nuovo brand avrà a fondamenta la fiducia nella nostra capacità di guidare i progetti di trasformazione digitale delle aziende e delle amministrazioni, aiutando i clienti a trarre profitto dal cambiamento – ha dichiarato Mike Lawrie  in una nota ufficiale diramata in occasione della quotazione -. DXC Technology sarà riconosciuta a livello mondiale come un player in grado di aiutare i clienti a cogliere le giuste opportunità legate ai rapidi cambiamenti del mercato”. 
“Nei decenni passati CSC e HPE ES avevano guidato processi in molte aziende sia pubbliche sia private e oggi come DXC Technology, grazie anche all’ecosistema di partner e alla capacità di gestire progetti su qualsiasi tecnologia, saremo in grado di guadagnarci ancora la fiducia dei clienti” .

Tre pilastri al 2020

Il management ha reso nota la strategia al 2020, che girerà attorno a tre priorità: focus sulla digital transformation combinando l’offerta di DXC con quella dei partner; focus su una nuova generazione di talenti, sia interni che esterni, e sulle loro competenze per gestire progetti di trasformazione digitale; infine, focus sulla crescita del fatturato, con un tasso dall’1 al 4%  fino al 2020, con margini sostenibili per permettere nuovi investimenti, in grado di garantire nei prossimi tre anni un ritorno per gli shareholder nell’ordine del 30%, grazie a un mercato digitale potenziale indirizzabile di 90 miliardi di dollari.

Il lavoro sulle competenze richiederà anche un ripensamento della forza lavoro attuale: oggi il 75% dei profili  è preparato su tecnologie tradizionali, mentre solo un 25% ha competenze sulle tecnologie di prossima generazione, con profili di solution architect, agile product manager o ingegneri specializzati in metodologia DevOps. Entro il 2020 metà dei dipendenti dovrà avere queste competenze e si prevede un forte investimento sulla formazione di data scientist.

Il nuovo logo messo a punto dalla società Siegel+Gate
Il nuovo logo messo a punto dalla società Siegel+Gate

“Il merge creerà inizialmente alcune dissinergie – ha commentato Lawrie – ma un piano per snellire la struttura organizzativa,  consolidare ruoli ridondanti e aumentare la produttività attraverso l’automazione di processi è già pianificato” con anche maggiore attenzione ai fornitori (dimezzando i 15.000 fornitori entro il 2020), ai risparmi legati alla supply chain (300 milioni di dollari nel primo anno, fino  750 entro il 2020) o ai data center. Questi verranno ottimizzati (per un risparmio di 100 milioni nel primo anno) riducendo da 17 a 8 il numero di centri ubicati in aree low-cost, a favore di data center realizzati negli Stati Uniti per i quali il management  ha già iniziato il processo di negoziazione con alcuni stati, in una logica che preferisce data center in centri strategici.
Secondo il management, complessivamente, si potrà risparmiare fino a 1 miliardo di dollari nel primo anno, di cui proprio  il 70% grazie all’ottimizzazione della forza lavoro e all’efficientamento dei siti e della catena di fornitori. Il primo anno non sarà facile.