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L’intelligenza artificiale al servizio della selezione delle risorse umane

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Hays crede nell’intelligenza artificiale nell’ambito della ricerca e della gestione delle risorse umane. Gli ambiti e i vantaggi dell’AI ora e nel prossimo futuro

Hays è una società specializzata nel recruitment presente in 33 Paesi nel mondo con una ventina di divisioni specializzate nelle diverse aree di mercato, per le diverse industries (Finanza, IT, Retail, Sales e Marketing tra le altre), e circa 6200 professionisti in team. E’ presente anche in Italia, a Roma, Milano, Bologna, Torino.

Propone già oggi l’utilizzo delle tecnologie di AI per elaborare e semplificare la gestione delle notevoli quantità di dati in relazione al focus del proprio business, evidenziandone le potenzialità nel contesto del mercato del lavoro. 

Spiega il CEO Alistair Cox: “L’Intelligenza artificiale è uno strumento da non temere al contrario, sono da valutare i molteplici vantaggi che il suo utilizzo nel settore recruitment, può apportare su differenti livelli, rendendo più veloci e vincenti le scelte dei selezionatori”. 

In particolare Hays vuole evidenziare una serie di specifici vantaggi. Il primo e più semplice è ovviamente legato alla selezione del personale, alla fase di screening. Si pensi a quando viene pubblicato un annuncio di lavoro. In poco tempo vengono raccolte anche decine di migliaia di curricula, e non sempre in forma standard o già digitalizzati, segue tutta la fase di omologazione dei dati, così come quella proprio legata alla comunicazione con i clienti e i professionisti.

Alistair Cox -
Alistair Cox – CEO di Hays

Hays si è mossa con un partner esterno, per sfruttare le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, e l’obiettivo resta ovviamente quello di sfruttarla per evitare quella che sembra la causa maggiore di insuccesso nel recruiting, ovvero i gap culturale tra dipendente e azienda: si può fare per esempio con bacheche online altamente personalizzabili per attirare l’attenzione dei recruiter solo sui profili più adatti, riducendo il rumore relativo, e in un prossimo futuro fino ad analizzare le capacità di adattamento di un candidato all’azienda che lo sceglie, fatto salvo indubbiamente il fattore umano della scelta, indispensabile.

Hays però evidenzia un punto ulteriore che consideriamo decisamente sfidante e per certi aspetti anche un poco sorprendente nell’ambito della motivazione delle risorse umane. Con l’Intelligenza Artificiale sarà possibile anche cogliere indicatori in grado di segnalare il malumore dei membri, dando così la possibilità al datore di lavoro di reagire prontamente, anche eventualmente nei casi in cui venga evidenziato come la mole di lavoro all’interno di un comparto è essa stessa la causa di malcontento. Una sensibilità squisitamente umana sulla quale si faranno passi avanti, ma sarà effettivamente difficile da sostituire.