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I trend tecnologici 2016 e la realtà dei fatti

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Il 2016 è l’anno della digital disruption, trend sempre presente nelle previsioni dei vendor di soluzioni IT. Uno sguardo di insieme per un approccio corretto al tema

Nel flusso comunicativo aziendale i primi giorni dell’anno sono di frequente occupati dalle previsioni su quanto riserverà il futuro, quali saranno le minacce per la sicurezza, quali i trend tecnologici. Al di là delle posizioni dei diversi vendor e del loro management (solo per citarne alcuni noi ci siamo documentati con i riferimenti di EMC, Verizon e Fujitsu) è interessante notare come a “n” input positivi di ottimismo, o comunque di presentazione di reali progressi, corrispondano poi, e seguano, le ricerche sulle relative criticità per arrivare agli obiettivi.

In questo senso, anche solo la ricerca di Fujitsu è risultata illuminante sullo scollamento tra i ‘desiderata’ e la realtà dei fatti. Proprio a partire da quella Digital Disruption, tanto agognata quanto difficile da realizzare. Sfida, tra le tante, in cima alla lista, non solo per le aziende, ma anche per tutti gli enti governativi e la PA, dove il ‘pregresso’ rappresenta esso stesso il patrimonio attuale nel senso più completo del termine, e dove silos, barriere tecnologiche, pigrizia mentale, mancanza di risorse, sembrano ostacoli insormontabili.

innovazione
Digital Disruption – La trasformazione del lavoro determinerà da una parte esubero di risorse, dall’altro già oggi fa registrare la mancanza di competenze specifiche verticali

Per una vera rivoluzione digitale i mattoni chiave sono: una solida infrastruttura di rete, cloud affidabile, risorse di business intelligence adeguate, patrimonio software/applicativo snello e interoperabile, risorse umane correttamente formate e con device all’altezza. Basta poco per comprendere che le nostre Pmi e la nostra PA in rari casi sono vicini a poter disporre di questi tasselli tutti insieme.

Basta ancora meno per comprendere che con ognuno di questi tasselli la ‘disruption’ ideale si può ottenere poi solo con il mix ideale di soluzioni best in class. E che tutto questo, insieme, costa molto di più di quello che si vuole fare credere. Resta infatti che uno scoglio, anzi un iceberg, sono comunque i ‘ricavi’, i break-event, che la loro proiezione in avanti anche solo di due anni porta su orizzonti di scenario e temporali di incognita. E l’incognita non piace a nessuno, bisogna necessariamente essere veloci nell’ideazione, nella realizzazione, e anche nel portare i risultati. Resta vero che ‘presto e bene di rado avviene’, ma non può essere un alibi.

Senza contare poi che, spesso, nelle aziende non si è d’accordo nemmeno su chi debba guidare la ‘Disruption‘. Chi la affida al responsabile IT non ha capito di cosa si tratti, chi pensa che il modo migliore per arrivarne a una sia quello che emerge dai trend Verizon – del “fallo al mio posto e ti pagherò!” – da un lato si leva dall’impiccio dei rischi della gestione di sistemi legacy, e della compliance, problematiche che possono immobilizzare in modo rilevante manodopera e budget, dall’altro si assume l’onere di demandare forse più di quello che serve, di creare ulteriori dipendenze dai fornitori, che in alcuni casi tengono in scacco l’azienda, e in senso lato, di perdere parte della ‘proprietà’ e di essere meno protagonista, di governare meno il cambiamento.

WEF 2016
WEF 2016 – La domanda se si possa contare sulle nuove tecnologie e l’innovazione come trampolino di lancio per l’ecnomica globale è tra i temi caldi al World Economic Forum 2016

Non c’è pertanto trasformazione digitale senza capacità di pensare e ideare un ecosistema, la regia non può restare chiusa nei dipartimenti IT. Servirà chi si assume la responsabilità di un nuovo diagramma di flusso flessibile e sa affiancare partner interni ed esterni all’azienda per raggiungere gli obiettivi.

Servirà poi individuare, tra i partner esterni, quelli che già offrono sistemi Saas aperti facilmente integrabili con soluzioni di sicurezza e di rete a 365 gradi. Sottolinea Verizon: “Le società di venture capital hanno già individuato questa tendenza e, per questo motivo, si stanno ritirando in larga parte dalle aree un tempo riconosciute come “hot”, come il software-as-a-service (SaaS), il cloud e la security, poiché il mercato si sposta verso soluzioni che favoriscono migliori offerte integrate”.

A Davos, al World Economic Forum, infine, è emerso quanto anche su TechWeekEurope avevamo preventivato accadesse: i grandi si interrogano sull’evoluzione della Digital Disruption e la scomparsa di posti di lavoro, l’avvento dell’era dei robot, l’incapacità di riuscire a governare complessità globali mai viste. Spauracchio questo che agita da sempre le fasi di grande trasformazione della storia e ora la quarta rivoluzione industriale oramai in atto. Il problema di chi potrebbe rimanere senza lavoro non ha mai fermato il progresso e non sarà così anche questa volta.