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IT Life – Named Data Networking, un nuovo paradigma per l’Internet del futuro

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Si è occupato di reti per trent’anni Danilo Ciscato, oggi director research di Gartner, affascinato dagli algoritmi di auto-apprendimento. Ingegnere nell’animo, crede serva sempre l’uomo nell’IoT

Danilo Ciscato è research director in Gartner, con una esperienza trentennale nel mondo dell’IT. Ama le reti, non a caso ha passato in Cisco la maggior parte della sua carriera, e oggi analizza i trend di mercato con focus particolare sull’area data center networking, software-defined networking (SDN), Lan e Wan ed esperienza internazionale in Consulenza Tecnologica, Business Development, Vendite e Marketing.  “La laurea in ingegneria elettronica è stato il primo risultato della mia passione per la tecnologia ma anche per la scienza – si racconta a IT Life –  che mi ha animato fin da quando ero un adolescente, ma durante la mia vita professionale in importanti multinazionali (IBM e Cisco) ho imparato molto sul business, sulla costruzione e gestione di team, sulla creazione e l’esecuzione di piani di marketing, sullo sviluppo di partnership strategiche, lavorando in organizzazioni di vendita ad altre prestazioni”. Ma se deve elencare i suoi valori parla di “integrità, fiducia, comunicazione aperta, valorizzazione delle diversità, concretezza”.

Danilo Ciscato è research director in Gartner
Danilo Ciscato è research director in Gartner

1 – Qual è stato il progetto migliore della sua carriera? Quello che più lo ha appassionato, per le novità che portava, per la sfida tecnologica?
Indubbiamente i primi progetti in Italia negli anni 90 per collegare le grandi aziende ad Internet. Per la prima volta si adottava una tecnologia comune (il protocollo TCP/IP) per mettere in rete qualunque computer e consentire alle aziende di comunicare universalmente ed in modo efficacissimo tramite una killer application: l’email! Era una tecnologia nuova (almeno in azienda) e ci furono delle sfide nell’integrazione con l’esistente, ma ebbe un formidabile impatto sull’IT e sul modo di fare business.

2- Quale progetto sta seguendo oggi di particolare innovazione?
Mi sono occupato di reti per trent’anni e a parte Internet devo dire che di innovazioni sostanziali non ne ho viste molte, si è trattato più che altro di progresso tecnologico. L’unica cosa che ultimamente mi ha colpito è il Named Data Networking, un nuovo paradigma di comunicazione che sarà la base dell’Internet del futuro. E’ una tecnologia estremamente innovativa, che permette di superare tutti i limiti dell’Internet attuale, a partire dalla sicurezza. Trattandosi di una profonda innovazione concettuale la migrazione dall’Internet attuale non potrà essere semplice e rapida, quindi non so se vedremo qualcosa nel prossimo decennio.

3 – Quale tecnologia utilizzava dieci anni fa?
Dieci anni fa avevo realizzato in Cisco un progetto a Milano per illustrare l’impatto di Internet sull’ambiente domestico. Una delle tecnologie che dimostravamo era la televisione on-demand su IP, attraverso la piattaforma pionieristica lanciata da Fastweb. Ricordo ancora grandi esperti di televisione dell’epoca affermare che si trattava di un giocattolo senza futuro. Non è stato un percorso lineare e ci sono voluti dieci anni, ma penso che ormai nessuno metta in discussione l’impatto del video su IP nel mondo dei media. Altre tecnologie legate alla domotica o agli elettrodomestici sono rimaste invece in stato embrionale.

4 – Quale tecnologia secondo lei si userà nei prossimi dieci anni?
Mi affascinano le tecnologie software che usano algoritmi di auto-apprendimento. Spero che permettano tra l’altro un uso sempre più semplice della tecnologia. Troppo spesso ci troviamo ancora a doverci scervellare per usare in modo coordinato degli strumenti tecnologici di produttori diversi. Serve ancora troppo “human middleware” per far funzionare insieme gli oggetti intelligenti che ci circondano.

Danilo Ciscato
Danilo Ciscato

5 – Qual è il suo eroe tecnologico e qual è invece il suo personaggio negativo?
Eroe è qualcuno che rischia e a volte si sacrifica per il bene degli altri, non sono in molti quelli così nel mondo della tecnologia. Forse quello che si avvicina di più è Linus Torvalds. Ha dato inizio al fenomeno dell’Open Source e ha determinato un impatto enorme sull’IT, ma non è diventato una icona mediatica come alcuni personaggi della Silicon Valley. Per i negativi ho in mente alcuni CEO del settore IT, che privi di visione e senza apportare idee originali, hanno agito esclusivamente in ottica finanziaria, affossando le aziende a loro affidate.

6 – Qual è stata la sua tecnologia preferita? Quella che più ha amato?
La tecnologia mi intriga, ma non mi spingo ai legami affettivi! Apprezzo il WiFi, è stato una rivoluzione democratica alla portata di tutti. Oggi lo diamo per scontato, ma ricordo quando bisognava avere una scheda apposita nel computer e gli access point erano una rarità. C’è anche un rovescio della medaglia: una volta nelle sale riunioni non c’erano connessioni e si discuteva senza distrazioni.

7 – A parte l’azienda attuale in cui lavora, quale azienda lei ammira per il lavoro che sta facendo nell’IT?
Ammiro le aziende che hanno saputo entrare con successo in settori molto diversi dal loro core business iniziale. Nell’IT penso ad Amazon e Google per esempio. Non è semplice decidere di farlo, in particolare per aziende che sono leader del loro mercato e che quindi non sono costrette a rinnovarsi, come invece accadde ad esempio ad Apple. Certo disporre di ingenti risorse aiuta, ma non basta, ci vuole visione del futuro, che è il valore intangibile più grande per ogni azienda.

8- Qual è la sfida più grande per un dipartimento IT oggi?
L’IT è molto cambiato da quando lavoravo in IBM e si parlava di CED, ma sostanzialmente la sfida è sempre la stessa: restare al passo con i tempi.  Oggi l’IT deve supportare un business sempre più permeato di tecnologie digitali ed in costante evoluzione. Inoltre sta avvenendo anche una trasformazione simile a quella già avvenuta nelle fabbriche: meno tute blu e tanta automazione. Nell’IT serviranno meno informatici “generici” in ruoli esecutivi e più supertecnici iper-specializzati. Non sarà una sfida da poco e riguarda in primis anche le aziende fornitrici, che infatti stanno affrontando massicce ristrutturazioni.

9 – Favorevole al Cloud o contrario al Cloud?
La crescita del Cloud è inevitabile, non ha senso essere contrari. Le economie di scala hanno effetti rilevanti in ogni settore e l’IT non fa eccezione. E’ difficile che il data center di una media azienda possa competere con gli hyperscale data center dei giganti, non solo in termini di costo, ma anche di competenze specialistiche e operative. Questo vale anche per applicazioni e piattaforme, non solo per l’infrastruttura. Certo ci sono delle criticità nel modello Cloud, dalla sicurezza alla localizzazione dei dati, ma si possono affrontare.

10 – Cosa voleva fare da bambino?
Devo dare una risposta scontata: l’ingegnere. Sono sempre stato attratto dalla tecnologia e dalla scienza. Da teenager mi sono appassionato di elettronica e quindi sulla scelta di ingegneria elettronica non mai avuto alcun dubbio.