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Assintel: l’IT italiana riparte e punta al nuovo

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Le previsioni Assintel-Nextvalue indicano che il mercato italiano dell’IT chiuderà il 2015 con un +1,7 percento: i CIO tornano a investire e anche in settori innovativi, aprendo opportunità importanti per gli operatori locali

Non sarà uno scatto bruciante, ma quella che il mercato ICT italiano farà segnare alla fine del 2015 non può essere nemmeno definita una “ripresina”, come va tanto di moda. Assintel e Nextvalue stimano che in hardware, software e servizi IT (cloud computing compreso) le aziende spenderanno circa 24,7 milardi di euro contro i 24,3 del 2014: è un incremento, seppure contenuto (1,7 percento), che fa da importante segnale positivo.

Come ha spiegato Alfredo Gatti, Managing Partner di Nextvalue: “Non siamo usciti dal tunnel ma abbiamo comunque accelerato negli investimenti e il lato positivo è che, se tirano come sempre le grandi aziende, anche quelle di dimensioni minori stanno investendo”. Una crescita dell’1,7 percento anno su anno è meglio della crescita prevista per il PIL dello 0,8 percento, fa notare Gatti, e anche la crescita del 2,7 percento per il mercato software è un fattore estremamente positivo. Segno più anche per il cloud computing, che si presenta oggi come la trasformazione dell’outsourcing.

Nel valutare come al solito quali sono stati nel recente passato e quali saranno i percorsi di evoluzione tecnologica che le aziende italiane seguiranno nei prossimi 12 mesi Assintel ha stavolta modificato il suo panel di riferimento. Si tratta sempre di 500 aziende ma cambia la suddivisione: 275 imprese “top” medio-grandi e 225 tra medio-piccole e piccole. Questo, spiega Gatti, per dare un ritratto più fedele del mercato: “Le aziende grandi spendono più della metà del giro d’affari complessivo, sopra la media il mercato è molto concentrato e visibile”.

Il mercato italiano dell'IT, valori in milioni di euro
Il mercato italiano dell’IT, valori in milioni di euro

I progetti di innovazione portati avanti dalle imprese “top” negli ultimi 12 mesi hanno testimoniato in maniera evidente la volontà di incrementare innanzitutto l’efficienza operativa usando le tecnologie per lavorare sui processi. Gli altri settori di intervento rientrano nel campo della collaborazione, intesa come scambio di conoscenza tra l’interno e l’esterno dell’azienda, e in quello della governance dell’informazione e dei dati.

L’obiettivo è l’aumento della capacità decisionale d’impresa, che richiede non solo applicazioni di Business Intelligence ma anche di analytics. “Le funzioni aziendali coinvolte – sottolinea Gatti – sono soprattutto quelle che si rivolgono al cliente, ma in realtà è un grande gioco a cui partecipano marketing, agenzie digitali e altre figure, non solo i tecnici”.

Questa ricerca da un lato di funzioni sempre più avanzate in ottica predittiva e dall’altro di interazioni più articolate con la clientela è una opportunità per chi crea soluzioni e in generale per chi ha le competenze più appropriate, anche se magari non ha le dimensioni dei grandi nomi dell’informatica. Il campione delle aziende esaminate da Assintel per i suoi progetti ha usato nell’80 percento dei casi risorse interne, ma nel 62 percento anche risorse esterne.

Il mercato italiano dell'hardware nel 2015, distribuzione in percentuale
Il mercato italiano dell’hardware nel 2015, distribuzione in percentuale

Questo perché tali risorse avevano competenze necessarie e non presenti in azienda. “Le imprese hanno difficoltà ad aggiornare le loro risorse interne e per loro è necessario usarne altre esterne. In questo senso è vero che la piccola-media azienda di software e servizi ha difficoltà a concorrere con i grandi, ma le aziende utenti cercano competenze e se si hanno quelle giuste la difficoltà a competere scompare”, commenta Gatti.

Guardando invece in avanti, il tema caldo è prevedibilmente quello dell’Internet of Things. Secondo le rilevazioni Assintel circa la metà delle imprese sta valutando cosa fare in questo ambito. Le possibilità sono molte anche perché, sottolinea Gatti, “L’IoT è più cose e certamente non solo quelle che sono state presentate sinora. È qualcosa che produce intelligenza e di conseguenza anche opportunità di business”. Il consiglio per le aziende italiane di software e servizi è quindi quello di considerare questo tema, anche se non fa precisamente parte del proprio core business.

A parte l’IoT, in prima fila restano la sicurezza, come tema trasversale a tutti gli altri e in particolare quando si parla di informazioni, poi tutto quello che contribuisce all’efficienza dei processi, le soluzioni per ridurre il customer churn e le tecnologie che impattano nella gestione delle risorse umane in azienda, dal BYOD alla collaboration.

Il mercato italiano del software nel 2015, distribuzione in percentuale
Il mercato italiano del software nel 2015, distribuzione in percentuale

E i budget per l’IT finalmente ci sono. Tra il 2014 e il 2015 il budget mediamente a disposizione di un CIO italiano è aumentato del 35 percento, ci si aspetta che tra quest’anno e il prossimo l’incremento sia del 43 percento. Non tutto sarà disponibile per progetti innovativi, però: in media un CIO spende il 49 percento del suo budget per gestire l’esistente, solo il 18 percento è innovazione pura. “I tanto criticati CIO – commenta Gatti – in realtà hanno fatto un eccellente lavoro perché sono riusciti a comprimere la parte commodity per potenziare quello che c’è già e funziona e poi per avviare progetti nuovi”.

E tra questi c’è il cloud computing: oggi il 16 percento del budget IT “esterno” va in cloud computing, una percentuale che mette le aziende italiane sullo stesso livello di quelle europee o internazionali, e si prevede che nel 2016 il 54 percento delle imprese darà l’avvio a nuovi progetti di cloud computing pubblico.

Il mercato italiano dei servizi IT nel 2015, distribuzione in percentuale
Il mercato italiano dei servizi IT nel 2015, distribuzione in percentuale

L’invito di Assintel alle aziende italiane che offrono soluzioni IT è quello di non considerarsi sconfitte in partenza in un mercato che sembra favorire sempre di più i grandi nomi, specialmente nel mondo del cloud. “C’è una grande tradizione dello sviluppo software in Italia, non va sprecata perché le nuove tecnologie di sviluppo vanno proprio verso gli artigiani del software. Le tecnologie sono disponibili per tutti e la trasformazione è alla portata di tutti, anche perché vale una economia dei risultati: una soluzione non è valutata per come è fatta ma per l’effetto prodotto, sul risultato che porta”, commenta Gatti.

I numeri confermano queste possibilità. Quando un’azienda deve scegliere un fornitore nel 24 percento dei casi seleziona un fornitore specializzato e newcomer, non necessariamente straniero o globale. Il criterio di scelta è nella capacità che ha tale fornitore di offrire skill non facilmente reperibili sul mercato.